Strasburgo: le radio universitarie si stringono intorno agli amici caduti

Antonio Meligazzi se n’è andato. Tutti hanno sperato fino all’ultimo in un miracolo di Natale, ma non viviamo in un film.

La rete degli amici delle radio universitarie si è mobilitata, incredula, dopo la conferma della notizia e sui social sono comparsi i ricordi di quello che era davvero Antonio, al di là delle scie mediatiche. Nulla di nuovo ricordando le sue origini catanesi, il trasferimento all’università di Trento, l’amore per il giornalismo e l’Europa. Cinque vite si sono fermate a Strasburgo la sera dell’11 dicembre. Con le loro quelle dei cari, degli amici che non avrebbero mai pensato ad un epilogo del genere, visto sempre lontano nelle cronache. Padri, giovani con potenzialità ancora da esprimere, famiglie a pezzi per cosa? Per la ragionata follia di un 29 enne, Cherif Chekatt, che ha iniziato a sparare proprio a quel gruppo eterogeneo di persone in maniera indiscriminata. Ovviamente, come tutti gli attentatori precedenti, è stato neutralizzato dalla polizia.

Non si saprà mai davvero il perché di questo gesto, il perché un ragazzo venga spinto ad un gesto del genere, per ideologia, o per chi sa cosa. Poche e dignitose le parole ufficiali provenienti dai colleghi di Eurphonica sui social: “Purtroppo siamo costretti a confermare che il nostro collega Antonio ci ha lasciati. I nostri pensieri vanno alla famiglia e a tutti i suoi amici e colleghi. Vi preghiamo di rispettare il momento doloroso”. Un momento che li colpisce su un altro fronte vivo: un altro amico mancato durante la strage, Bartek.

Il ragazzo di origini polacche che ha sempre accompagnato e dato ospitalità ai ragazzi del progetto universitario. Con loro anche un cittadino francese di 61 anni, ex impiegato di banca, un 45enne turista thailandese e, ironia della sorte, un uomo musulmano afghano di 40 anni. Una rete quella delle radio universitarie costruita negli anni e che si trova proprio ora a vivere i momenti più bui della propria storia, fatta di soddisfazioni, progetti e posti al sole ritagliati con fatica.

In una Europa che si dice unita, siamo stati tutti colpiti da quel proiettile e se da un lato è giusto ricordare questi ragazzi, e tutte le vittime di terrorismo, dall’altro bisogna stringersi a chi rimane qui, a tutte quelle persone che attivamente hanno perso qualcosa di importante. In un modo colorato, notevole e dignitoso i ragazzi, parte della rete delle radio universitarie, stanno ricordando a modo loro questi colleghi, cercando di stringersi anche intorno alle due ragazze scampate al massacro, che però porteranno con loro per sempre l’immagine di quel loro coetaneo che estrae la pistola e uccide, interrompendo non solo cinque vite, ma una generazione intera.

di Deborah Villarboito

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