Bambini marchiati, bambini in fin di vita: ma gli Usa sono un muro

Oggi le notizie sono due, ma in realtà come capirete è una soltanto. Perché le vittime sono sempre i bambini. E le colpe, naturalmente, ricadono sugli adulti. Sui grandi leader di Paesi che dovrebbero essere all’avanguardia della civiltà e, invece, ci riportano a tempi bui. Donald Trump, presidente americano, ha firmato il ‘travel ban’, ossia il divieto di entrare negli Stati Uniti per chi fa parte di sei Paesi a maggioranza musulmana a rischio terrorismo. Il decreto del numero uno della Casa Bianca può anche essere giusto, ma bisognerebbe utilizzare il buon senso. Discernere tra caso e caso. E invece no. Una mamma dello Yemen probabilmente non riuscirà a vedere per l’ultima volta suo figlio di due anni, prima che vengano staccate le macchine che lo tengono in vita.

Il figlio è affetto da malformazione cerebrale ed è cittadino americano come il padre. La madre di Abdullah Hassan vive attualmente inEgitto.  Ali Hassan, il genitore, parlando al ‘San Francisco Chronicle’, ha detto: “Tutto quello che vorrebbe la madre è tenergli la mano per un’ultima volta”. Shaima Swileh ha chiesto un permesso speciale al dipartimento di Stato americano per poter entrare negliUsa, ma è una corsa contro il tempo. Molto difficilmente a lieto fine. La donna avrebbe bisogno del permesso immediatamente, altrimenti non potrà neanche dare l’ultimo saluto al suo bimbo.

Sempre di Stati Uniti, sempre di bambini e, ancora, di Donald Trump per un altro pessimo capitolo della sua presidenza. I bambini migranti, in attesa di passare il confine tra Messico e Stati Uniti, vengono marchiati con un numero progressivo sul polso. Non vi ricorda nulla? A raccontarlo, con le immagini, è l’emittente americana ‘Msnbc’. Nei campi di sterminio nazisti pure gli ebrei venivano marchiati con un numero. Oggi gli agenti di frontiera messicani schedano così i minori che, insieme alle famiglie, attendono un permesso che chissà se mai arriverà.

Diversi i bambini, anche piccolissimi, che sollevano le maniche per mostrare alle telecamere il loro numeretto. Scritto a pennarello sulla pelle. In realtà, pare che anche agli adulti venga scritto un numero sul polso. Oltre a questo metodo, tutti devono compilare dei moduli con le proprie generalità. L’emergenza al confine Usa – Messico è fortissima: più di mille i migranti che a novembre hanno superato la frontiera, a fronte di più di 10 mila ospitati nei ricoveri allestiti dalla Protezione civile messicana lungo il percorso. Di questi, ben 6 mila si trovano a Tijuana: dall’altra parte c’è la California, forse una speranza anche per i bambini segnati non tanto dal pennarello, ma dalla povertà. Da questa parte, la triste vita da profugo. Con tutti i rischi connessi.

Ecco perché sono due notizie in una. Bambini. Che stanno morendo senza la loro mamma, che fanno la fame e vengono marchiati come fossero animali. Mentre i leader urlano al terrorismo, anche quando è chiaro che non è il caso. Urlano all’invasione dei buoni da parte dei cattivi – e qui anche noi ne sappiamo qualcosa – pure quando tra i presunti ‘cattivi’ di ‘buoni’ ce ne sono eccome. E, sicuramente, lo sono i bambini.

di Alessandro Pignatelli

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