Aprireinfranchising.it: il mondo del food in franchising

di Deborah Villarboito –

Il cibo è vita. Non solo nel modo in cui lo conosciamo, ma anche da un punto di vista economico. Aprireinfranchising.it è l’azienda che da 11 anni si occupa di franchising in Italia e, anche andando sul loro sito, si nota come il settore ristorazione e food sia uno dei principali e più vivaci tra le molte alternative in circolo. Gabriele Fontana è responsabile commerciale di questa azienda, la figura che è in contatto con il franchising in Italia, e ci spiega cosa voglia dire impegnarsi in un franchising legato al cibo. «Aprireinfranchising.it nasce 11 anni fa come sito web con l’obiettivo di mettere in contatto il potenziale franchise, la persona che vuole affiliarsi ad una rete franchising, con la casa madre. È un canale pubblicitario che accomuna due tipi di utenza. Da una parte, la persona che vuole trovare un lavoro autonomo, il neo imprenditore, quindi potenziale franchise, dall’altra la grande azienda che mette a disposizione degli affiliati il proprio marchio con un semplice meccanismo di franchising – spiega Fontana – la casa madre ha un brand testato e vincente sul mercato e mette in campo il proprio sapere ed esperienza, per permettere agli affiliati per realizzare un’attività del tutto simile a quella ideata dalla casa madre e quindi di successo». Assofranchising, una delle più grandi associazioni di categoria, stima che in Italia ci siano 800 reti franchising attive nel 2017.

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Aprireinfranchising.it oggi sponsorizza oltre 300 marchi che sono attivi in 40 macro settori e la ristorazione è il primo, quello che ha più marchi: 60. «Questo perché è quello più richiesto, quello che sa innovarsi principalmente, trovare nuove proposte. Non rimane mai in dietro il settore della ristorazione. Non viene mai sorpassato da altro, perché segue delle tendenze che si innovano, seguono i gusti delle persone. Non va mai fuori moda». Ecco spiegato il motivo della crescita di catene e arrivi di nuovi brand in Italia: «La ristorazione in Italia è uno degli ambiti più costosi. C’è una regolamentazione abbastanza stringente, dei costi per la realizzazione dei locali relativamente alti, se paragonati a locali per la vendita di abbigliamento o per centri estetici. Però, il mercato della ristorazione, attrae sempre perché gode di una buona clientela e quindi si ha una relativa garanzia di successo e di domanda. Mentre altri mercati possono avere una domanda che ha alti e bassi, se prendiamo il grande comparto del retail, oggi la vendita nel negozio è molto offuscata dall’e-commerce. Cosa che nella ristorazione non può succedere, non può risentire della rete, mentre molti altri settori ne risentono – continua Gabriele Fontana – È una risposta flessibile ad una domanda che può variare. Va per mode.

 

Ultimamente stiamo strizzando l’occhio all’hambugeria e ai sushi, quindi a qualcosa che viene dall’estero, poiché la ristorazione italiana ha ceduto il passo a cose più richieste che vengono da fuori». Ma quindi chi cerca di aprire i franchising? Italiani che “importano” cucina estera oppure economie straniere che si innestano nella nostra? «Sono idee, nate e viste all’estero, ma sviluppate in Italia da italiani. Una via italiana di una proposta che magari è nata all’estero». Per quanto riguarda invece il “made in Italy”: «Ultimamente è più forte la componente estera, di contaminazione, di idee e alimenti esteri. Sui prodotti locali c’è stata una grossa spinta quattro o cinque anni fa, mentre oggi stanno cedendo un po’ il passo alla ristorazione estera». Come fare per aprire un franchising nel food? Pochi passaggi, risparmi da parte e un aiuto dai professionisti: «Ad esempio, si inizia andando sul nostro portale, o ad una fiera di settore in cui ci sono i cartacei con tutte le offerte legate alla ristorazione. Poi bisogna valutare la propria capacità economica. Una volta capito quanto puoi investire, una parte di capitale è a disposizione, l’altra ottenuta tramite finanziamento, si può scegliere il sotto settore di interesse.

La ristorazione ha un macro settore all’interno dei quali c’è la ristorazione veloce, il fast food, dove i costi sono ridotti nelle metrature dei locali, oppure i grandi ristoranti o bar, dove lì si cresce in termini di costo. Quindi il sotto settore della ristorazione principalmente lo determina la tua capacità di investire. Mediamente l’apertura di un’attività nella ristorazione va intorno ai 30 mila euro per una piccola ristorazione, come hamburgerie, piadinerie, vendita sushi, toasterie, friggitorie, quindi una ristorazione veloce. Se invece parliamo di pizzerie, ristoranti etnici, ristorazione tipica o gourmet o con prodotti Dop, i costi si alzano di tanto e vanno oltre i 100 mila euro. Quindi la capacità di investimento e di assumersi la responsabilità determina il modo di operare.

Gabriele Fontana

Poi bisogna valutare quali sono le tendenze in atto, perché è vero che la ristorazione rimane il mercato più richiesto, ma ha anche una grossa volatilità. Bisogna individuare ciò che oggi è richiesto, che non è ciò che era quattro o cinque anni fa. Bisogna determinare quale è la tendenza in atto. Fatto questo si sceglie il marchio che ha il miglior compromesso tra qualità, costi e tutela dell’affiliato e si chiedono informazioni al franchisor, il quale mette l’affiliato in grado di operare senza che questo abbia un’esperienza pregressa. Gli fornirà tutto l’arredamento, i macchinari per il locale, le conoscenze, il manuale operativo per mettere a disposizione un’esperienza sulle pratiche vincenti. Curerà il marketing, il lancio pubblicitario del locale e la formazione del personale. Il franchisor è una tutela a 360° per una persona che parte da zero».

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