Bloody Mary: leggendario e fascinoso cocktail

di Sabrina Falanga –

È rosso sangue, la sua storia è affascinante, o lo ami o lo odi. Si può trovare in più varianti e servito nei modi più “estrosi”, in base agli usi e costumi del post.
Di quale drink stiamo parlando oggi? Parliamo del Bloody Mary. E lo facciamo, come sempre, attraverso l’intervista della nostra giornalista Sabrina Falanga al barman Jonathan Bergamasco.

«Il Bloody Mary fu reso famoso e celebre da un barman, la cui carriera partì da Parigi, più precisamente dal “New York Bar” divenuto poi “Harry ‘s Bar”, nei ruggenti anni ’20. Il suo nome era Fernand Petiot. Una cosa non è però certa – spiega Jonathan – ovvero chi veramente abbia avuto l’idea di inventarlo. Anche perché prima del 1926 non si hanno notizie di un succo di pomodoro in lattina e Petiot si trasferì negli Stati Uniti nel 1928».

Risalgono infatti al 1939 i primi riferimenti nero su bianco, sulla rubrica di un giornale di New York, dove si legge per la prima volta di questo “tonico” a base di pomodoro e vodka lanciato dall’attore George Jessel.

«Tutto un po’ confuso e e disordinato, insomma. Un misto di storie, leggende e aneddoti che si riuniscono a un punto in comune: la ricetta. Jessel unì pomodoro e vodka mentre il barman “Pete” gli diede il condimento adatto per lanciarlo sul mercato definitivamente. Per quanto riguarda il nome – specifica il barman – le leggende sono le più divertenti e intriganti: si dice fosse in onore della regina d’Inghilterra “Maria la sanguinaria”, ad una attrice di nome Mary, una cameriera sempre di nome Mary che lavorava in un locale chiamato “Bucket of Blood” fino ad arrivare alla storia di una ragazza che – scherza Jonny – fu casualmente chiamata Mary, venne seppellita viva per errore e per evocarla si dovesse pronunciare tre volte le parole “Bloody Mary” allo specchio».

Veniamo ora, come sempre, alla ricetta.

Ingredienti:
– 4,5cl vodka
– 8cl succo di pomodoro
 – 1cl succo di limone
– Condimenti: sale, pepe, Tabasco, salsa Worcester Q.B.

«La tecnica che preferisco per la preparazione di questo drink si chiama throwing, letteralmente “lancio” di un liquido da un contenitore, Shaker, ad un altro con un movimento a “cascata”: il perfetto compromesso tra diluizione e raffreddamento, oltre che una scena da applausi al bancone – se eseguito bene, altrimenti tutti a ridere – ma a casa consiglio di prepararlo in un mixing glass ben freddo e pieno di ghiaccio – in alternativa una caraffa -… altrimenti vostra moglie vi ucciderà se butterete del pomodoro in giro! “Lavorate” il drink con un movimento circolare utilizzando un bar spoon, – cucchiaio lungo -, raggiunta la diluizione giusta per voi filtrare e servire in un collins o Tumbler alto, c’è chi lo ama ad esempio in coppetta. Per quanto riguarda il garnish, usate una scorza di limone e un rametto di rosmarino. A piacere potete servirlo con basilico o sedano. Importante: vi prego non fate un insalata»

Strumenti che servono:
– Misurino da 4,5cl-45ml-1,5 oz
– Bicchieri collins o coppette
– Ghiaccio a cubi
– Shaker (se sei esperto)
– Caraffa (se non vuoi rischiare la vita)
– Bar spoon

«Come sempre, divertitevi a sperimentare: è così che nascono le varianti più interessanti, senza uscire troppo dagli schemi. Condite il vostro Bloody come più vi piace ed utilizzate il gin o la tequila se non amate la vodka».

L’alternativa di Jonathan? Il Bloody Mare: «Gin Mare, succo di pomodoro, succo di limone, aceto balsamico di Modena, pepe e soluzione salina al basilico. Servire con chips di parmigiano».

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