Chiese dismesse, Pawel Malecha: “No a uso profano contrario alla moralità pubblica”

di Alessandro Pignatelli –

Durante la due giorni in cui si è parlato di chiese trasformate in discoteche, bar o librerie e banche, importante è stato l’intervento di Pawel Malecha, del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, nonché docente della Pontificia Università Gregoriana.

“La prospettiva del diritto canonico è limitata alla riduzione di una chiesa a uso profano; una volta che una chiesa è alienata dal controllo ecclesiastico, non è più soggetta al diritto canonico”. Insomma, nessuno può ‘salvarla’ da una nuova destinazione d’uso. Ecco perché “l’orientamento della legge canonica è mantenere il possesso e ridurre un edificio a uso profano ‘non sordido’, ossia non contrario alla moralità pubblica, ma che corrisponda alla dignità di immobili un tempo chiese”.

Chiarisce Malecha: “Utilizzare un edificio di culto dismesso come officina, ristorante, pub o night club, centro estetico, locale commerciale o abitazione civile non è un uso compatibile con il ruolo che ha comunque l’ex chiesa”. Meglio “utilizzarla per farci una biblioteca, un archivio, un museo per mostre e attività artistiche”. Ma, ammette: “il probabile futuro utilizzo di una chiesa dismessa è questione di diritto civile, quindi è importante mantenere buoni rapporti con le autorità civili”.

La chiesa, ma non solo. Ci sono pure gli oggetti liturgici. E qui a parlare è stato Maud de Beauchesne-Cassanet, responsabile dipartimento Arte sacra della Conferenza episcopale francese. Dal 1905, nel Paese transalpino, sono state dismesse o vendute 205 chiese: “La legge francese sulla dismissione del patrimonio ecclesiastico è soggetta al diritto civile, canonico e patrimoniale. Un’attenta pianificazione da parte di un gruppo di operatori competenti, sotto la supervisione del vescovo, dovrebbe predisporre un piano d’azione che possa includere distruzione, vendita, classificazione legale per scopi patrimoniali e di trasferimento”. Tra gli oggetti a rischio ci possono essere le reliquie: “Che non possono essere vendute”. La procedura è questa: compilazione di un inventario completo, discernimento sulle qualità degli oggetti che porta alla loro distruzione o al loro trasferimento ad altre chiese vicine, a un museo o a chiese più povere di altri continenti: “Prima che gli oggetti vengano rimossi, di solito, si celebra un’Eucaristia finale”.

Dalla due giorni è emerso un documento dal titolo: “La dismissione e il riuso ecclesiale di chiese. Linee guida”. È composto da cinque capitoli, ci sono le raccomandazioni finali, ma poco è filtrato sul contenuto. Nelle prossime settimane, spetterà al Pontificio Consiglio della Cultura renderlo pubblico. I vescovi attendono.

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