Da Bonucci a Higuain: quando il Diavolo fa solo le pentole

di Alessandro Pignatelli –

Accolti come re, poi rinnegati. Sono Leonardo Bonucci e Gonzalo Higuain, i due acquisti che più hanno mandato in fibrillazione i tifosi del Milan negli ultimi due anni. O meglio, dovremmo dire l’acquisto e il prestito, considerato che Il Pipita è arrivato in rossonero con questa formula e che il riscatto – di 36 milioni di euro – non pare più automatico come qualche mese fa.

Bonucci e Higuain, due errori del Milan. Errori dovuti a una errata interpretazione: che entrambi potessero prendersi il Diavolo sulle spalle riportandolo ai fasti di un tempo. Ma né uno, né l’altro sono questo tipo di calciatori. Bonny aveva ‘finto’ bene negli anni a Torino, qualcuno pensava fosse lui il vero leader della difesa. E anche uno dei capataz dello spogliatoio. Andato via lui, però, la Juve ha continuato a vincere, il Milan si è aggrappato all’Europa League, senza mai convincere. Alla fine, si è arrivati a questa conclusione: il difensore sa esaltarsi se il collettivo è di alto livello. Altrimenti, anche lui diventa anonimo, qualche volta finanche distruttivo per i suoi compagni. Scaricato dopo dodici mesi, tornato da Madama come il figliol prodigo sta dimostrando di essere un buon giocatore, ma non un fuoriclasse. Tante le ‘bonucciate’, ossia gli errori di leggerezza, quasi che Leo avesse la testa altrove. Molti dei gol presi quest’anno dalla squadra di Massimiliano Allegri dipendono da attaccanti che lui avrebbe dovuto marcare. E che si è perso. Si è scoperto, insomma, che il vero Professore è Giorgio Chiellini. E che Bonucci, al più, è il suo primo assistente.

Mettendo da parte i fischi, gli striscioni un po’ fuori luogo per Bonny, resta l’idea di un difensore con la testa di un centrocampista, Dove potrebbe dare più libero sfogo al suo piedino magico e alla sua precisione nei passaggi e dove potrebbe fare meno danni in caso di palla persa o di avversario perso per strada. Il Milan, però, ha fiutato l’affare ancora in casa Juve l’estate scorsa. Andando a prendersi addirittura Gonzalo Higuain, recordman di segnature in un solo campionato in Italia, quando era al Napoli. Avrebbe dovuto finalmente risolvere a Gattuso i grattacapi offensivi visto che un po’ tutti storcevano il naso davanti all’idea di giocare con Cutrone titolare. Per carità, il Pipita i suoi gol li sta pure facendo, cinque in campionato e due in Europa League. Ma non è il trascinatore, non è colui che può prendere i problemi, metterli sotto un cilindro e farli sparire. Ancora una volta, decontestualizzato, l’argentino dimostra di non essere il leader.

Al Napoli lo era, dirà qualcuno. In realtà, sì e no. Lì c’era Reina a giocare quel ruolo. A Gonzalo spettava solo il compito di gonfiare la rete, cosa che sa fare benissimo. Aveva una squadra che giocava esclusivamente per lui, calamita per le occasioni da gol. Il gioco di Sarri, poi, era perfetto per l’attaccante: dalle ali e dalle sovrapposizioni dei terzini arrivavano tanti palloni invitanti per lui. Arrivato alla Juve per 90 milioni di euro, per provare a vincere la Champions League, ci è andato vicino una volta in due anni. Ha fatto due doppiette, scudetto e Coppa Italia, ma niente coppa dalle grandi orecchie. In un collettivo come quello bianconero ha ben figurato, ma già il secondo anno si è vista qualche crepa. Allegri non lo ha schierato sempre titolare, lui si è intristito. Ha confermato che nelle grandi sfide un po’ si nasconde, segnando più facilmente contro i ‘deboli’. Avendo una squadra che ben lo ha supportato, però, ha fatto 40 reti in due anni (in campionato). E anche alla Juve era tutto sommato il terminale offensivo, seppure la squadra non giocasse tutta per lui come al Napoli.

Attenzione, non stiamo dicendo che Gonzalo Higuain è il problema del Milan. Gattuso ne ha altri più importanti. Ma di sicuro il Pipita pare ancora più triste sotto il Duomo. Ogni tanto prova a fare la faccia da duro e finisce in lacrime, per aver sbagliato il rigore ed essere stato espulso proprio contro la Juventus. Soprattutto, andate a guardare il palmares: ha vinto parecchio con il Real Madrid e con la Juventus, ma sempre tra i confini. Non ha mai sollevato una Coppa europea, nella finale di Champions proprio contro le ‘merengues’ non si è visto, sovrastato pure nella voglia da Mario Mandzukic. In quella finale, Gonzalo non è stato Golzalo. E così quest’anno, non sta facendo sognare il popolo rossonero. Avrebbe probabilmente bisogno di una scintilla che non scocca. Suso ci prova a recapitargli qualche buon pallone, ma più spesso prova l’azione personale. Gli mancano sicuramente tantissimo i Callejon e gli Insigne dell’epopea napoletana. Presto per parlare di nuovo flop dopo Bonucci, ma qualcuno ipotizza che a fine anno il Milan non lo riscatterà. Rimandandolo a Torino dove comanda oggi un certo Cr7, uno che invece in Spagna e in Inghilterra ha dimostrato proprio il contrario del Pipita: saper prendersi la squadra sulle spalle a suon di gol, vincendo a ripetizione. Cosa che è riuscito a fare anche con il Portogallo, mentre Higuain (e Messi) con l’Argentina ancora ci provano. Ma gli anni stanno passando, a lungo ricorderemo il record di Higuain dei 36 gol sotto il Vesuvio. Ma anche l’hombre che si nasconde quando l’aria è eccitante. L’hombre che non sta riuscendo a riportare il sole manco a Milanello, dove era atteso come il Messia. E provateci voi a mettere sulla stessa barca il Diavolo e Gesù Cristo…

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