Il franchising in Italia: un giro d’affari da 24 miliardi di euro

di Alessandro Pignatelli –

Il franchising funziona. Pur se arrivato in Italia con notevole ritardo rispetto ad altri Paesi (come la Francia), sta prendendo piede e, soprattutto, dimostra di avere grandi potenzialità. La conferma arriva da Confesercenti: “E’ il settore di commercio e servizi che ha le maggiori chance di crescita”. Ma già oggi sono 200 mila gli addetti che utilizzano questa rete per un giro d’affari vicino ai 24 miliardi di euro. Che non sono pochi.

A comandare la classifica per numero di punti vendita è la Lombardia, segue, il Lazio, quindi la Campania (a dimostrazione che, contrariamente a molti settori dell’economia, il franchising non fa divisioni tra Nord, Centro e Sud). Nel nostro Paese, i numeri parlano di 977 franchisor attivi (+2,7 per cento rispetto all’anno precedente) e di ben 51.260 imprese franchisee affiliate (+1 per cento rispetto a dodici mesi prima). La maggior parte delle aziende affiliate appartiene alla categoria dei servizi (agenzie immobiliari, servizi alla persona): siamo al 43 per cento del totale. A seguire i prodotti No food (40 per cento) e food (17 per cento). Quest’ultimo settore sta ottenendo risultati sempre migliori: cinque anni fa, infatti, le imprese di ristorazione e i pubblici esercizi del franchising erano il 13 per cento degli affiliati totale.

Nella macro categoria del No food, troviamo l’abbigliamento a fare la parte del lene con il 52 per cento. Tra i servizi, quelli alla persona sono dominanti (54,7 per cento). Nell’enogastronomia, il 21 per cento delle imprese è rappresentato dai ristoranti, italiani ed etnici.

Dobbiamo segnalare pure la crescita dei franchisor italiani all’estero: le imprese che hanno almeno un punto vendita oltre il confine italiano sono 200, in aumento dell’8,7 per cento rispetto al 2012. Confesercenti, qui, ha da muovere una critica: “Serve maggiore supporto sul fronte dell’internazionalizzazione. Nonostante circa un quinto del franchisor sia già attivo all’estero, c’è infatti un ulteriore 35 per cento che è interessato a sbarcare oltre confine, ma che ha segnalato la mancanza dei servizi necessari a intraprendere con successo l’avventura”.

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