La conferenza di Katowice sul clima delude scienziati e ambientalisti: dai 180 partecipanti nessun impegno chiaro

di Martina Cera –

Domenica 2 dicembre si è aperta ufficialmente nella città polacca di Katowice la Conferenza delle parti (Cop24), a cui partecipano i 180 paesi che hanno firmato il trattato sul cambiamento climatico a Parigi nel 2015. Il vertice non è iniziato sotto i migliori auspici: la scelta di Katowice da parte della Polonia, Paese che produce il 75% della propria elettricità da combustibili fossili e sede della principale azienda europea produttrice di carbone, è apparsa agli osservatori internazionali come un gesto di sfida. Quasi a voler confermare questa supposizione il governo polacco, pochi giorni prima del vertice, ha annunciato di voler stanziare dei fondi pubblici per aprire una nuova miniera di carbone nell’est del Paese. Contemporaneamente, in Francia, i “gilet gialli” hanno messo a ferro e fuoco Parigi per protestare contro la decisione del governo Macron di aumentare la tassa sul gasolio di 6.5 centesimi al litro.

Con premesse del genere non c’è da stupirsi che il commento di esperti e ambientalisti alla fine del vertice non sia stato positivo. Jennifer Morgan, direttrice di Greenpeace International, ha affermato che: «Un anno di disastri climatici e il terribile monito lanciato dai migliori climatologi dovevano condurre a risultati molto più incisivi. Invece i governi hanno deluso i cittadini e ignorato la scienza e i rischi che corrono le popolazioni più vulnerabili. Riconoscere l’urgenza di un aumento delle ambizioni, e adottare una serie di regole per l’azione per il clima, non è neanche lontanamente sufficiente dal momento che intere nazioni rischiano di sparire».

Nel corso del summit alcuni paesi, tra cui Stati Uniti, Australia, Kuwait, Russia e la stessa Polonia, hanno respinto alcuni dei risultati prodotti dallo studio scientifico dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) scritto da 91 autori provenienti da 40 diversi paesi su richiesta delle Nazioni Unite. Il rapporto prevede che entro il 2030 l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1.5 gradi centigradi, ritenuti la soglia massima di sicurezza per avere effetti contenuti dal punto di vista dei fenomeni naturali.

Rigettando le opinioni dell’IPCC e opponendosi alle proposte del Climate Action Network, una rete di oltre 1300 ong nata per indirizzare le scelte delle istituzioni verso soluzioni più decise sul clima, i Paesi contrari ad un cambiamento nelle politiche ambientali hanno bloccato gli accordi per giorni e hanno fatto pressioni affinché il documento conclusivo fosse meno vincolante.

Alla fine dei tredici giorni di negoziati è stato adottato un Rulebook per implementare l’accordo firmato a Parigi nel 2015 il cui obiettivo principale era quello di ridurre le emissioni di CO2 per limitare la crescita del global warming al di sotto dei 2 gradi. Per raggiungere questo traguardo è fondamentale gettare le basi per una partnership globale per lo sviluppo sostenibile, come peraltro già auspicato dall’Agenda ONU 2030, in modo da creare un sistema di cooperazione internazionale tra i Paesi che producono più inquinamento e quelli che invece ne subiscono gli effetti. Questo network sarà finanziato anche dal Gruppo Banca Mondiale, che ha annunciato un finanziamento di 200 miliardi di dollari per cinque anni in modo da sostenere quei Governi che introdurranno riforme per frenare il cambiamento climatico.

Come sarà raggiunto l’obiettivo dei 200 miliardi di finanziamento è ancora poco chiaro, così come non sono stati definiti dei parametri precisi sui cosiddetti “meccanismi di mercato”, che consentono ai Paesi di scambiare le quote delle loro emissioni.

Nonostante l’entusiasmo dei rappresentanti delle Nazioni Unite presenti alla conferenza, in primis la segretaria esecutiva dell’Unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change) Patricia Espinosa che ha dichiarato a margine dell’incontro che «Katowice ha dimostrato ancora una volta la resilienza dell’Accordo di Parigi, la nostra solida roadmap per l’azione climatica», resta evidente come in realtà questo incontro non abbia fatto altro che rimandare scelte più coraggiose ai prossimi incontri internazionali, in primis la 25ª sessione della COP25 che si svolgerà in Cile dall’11 al 25 novembre 2019.

L’intesa sul clima, quindi, è stata nuovamente posticipata nonostante la volontà di convocare un summit internazionale sul tema si basasse su un semplice assunto: per salvare il nostro pianeta non c’è più tempo da perdere.

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