L’educazione alla deriva

di Michela Trada –

Mamme sull’orlo di una crisi di nervi. Prenderla sull’ironico sarebbe più semplice, ma quanto è accaduto nei giorni scorsi in una scuola di Chivasso, prima, e in un istituto di Gela, dopo, è, invece, la triste realtà. Lettera al giornale come tante se ne vedono: toni polemici, necessità di far valere le proprie ragioni ed istinto di approvazione sociale.

Peccato che, l’oggetto della suddetta missiva telematica, fosse a dir poco agghiacciante: “preferirei che le insegnanti lasciassero mio figlio pisciato piuttosto che vederlo vestito di rosa poiché potrebbe comportare una confusione di genere”.

Eh sì, amici: avete letto bene e, probabilmente, la notizia non vi sarà sfuggita dal momento che è finita su tutti i media nazionali. In effetti io che non ho mai indossato nemmeno per sbaglio una maglietta color carne e, per giunta, amante di automobiline, power rangers, supereroi e cavalieri sono cresciuta con evidenti turbe psichiche e confusione. Si sa che i giochi e i colori degli abiti fanno seriamente male alla salute.

Pretendiamo di vivere in un mondo senza discriminazioni promuovendo a gran voce l’uguaglianza e la libertà di genere e poi inorridiamo di fronte alle banalità più assurde. Il guaio è che di mamme, di persone, che la pensano così ce ne ancora troppe nel 2018, un’epoca dove l’ipocrisia la fa da padrona e dove ti affibbiano l’etichetta appena ti tagli i capelli troppo corti, se sei donna, e se indossi le scarpe sbagliate nel caso tu abbia avuto la “sfortuna” di nascere uomo. Succede altresì che nell’età della blockchain e del cash back delle madri arrivino alle mani alla recita scolastica dei figli per via dei posti a sedere assegnati.

Anche in questo caso non sto parlando di fantascienza, ma di quanto verificatosi a Gela poche ore fa. Il tutto in pieno spirito natalizio (tranquilli, sicuramente queste persone andranno alla Santa Messa di mezzanotte) e di fronte agli occhi attoniti e spaventati dei bimbi. Ci serve davvero essere così tecnologicamente evoluti se poi umanamente stiamo ritornando alla condizione cerebrale dei primate? Ci salveranno le nuove generazioni, le tanto vituperate e aride nuove generazioni, nel frattempo auguriamoci di sopravvivere tra un like, un post e una querela per diffamazione.

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