Richard Branson ci riesce: il primo volo suborbitale di Virgin Galactic

Richard Branson ci riesce: il primo volo suborbitale di Virgin Galactic

20 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Il 13 dicembre è passata un po’ in sordina una notizia per certi versi epocale: è riuscito il primo volo suborbitale con uno spazioplano. Non la Nasa, non i Cinesi, non i Russi, ma Richard Branson ci è riuscito, a dimostrare che il soldo paga e accelera tecnologie rivoluzionarie, anche rispetto a governi e Stati.

Un vero pallino fisso per Mister Branson, che si sta concretizzando, rendendo i viaggi nello spazio sempre più realtà e molto meno fantascienza. Nel pomeriggio italiano, lo spazioplano SpaceShipTwo di Virgin Galactic chiamato VSS Unity è decollato collegato alla nave madre White Knight Two dal Mojave Air e Space Port. Una volta arrivati a 15.000 metri di altitudine, VSS Unity è stato sganciato e il motore l’ha portato a un’altitudine di 82,7 chilometri, sotto i 100 chilometri della Linea di Kármán che ufficialmente segna il confine con lo spazio ma sopra gli 80 chilometri considerati da alcuni enti come quella linea di confine. Da anni il milionario Richard Branson sta cercando di lanciare viaggi suborbitali su uno spazioplano, un ibrido tra un aeroplano e una navicella spaziale, dotato di un propulsore che gli permette di superare i confini dell’atmosfera terrestre. Un precedente tragico a questo successo c’è stato, però, il 31 ottobre 2014, quando la navicella spaziale SpaceShipTwo è andata distrutta ed è precipitata in una zona disabitata del deserto della California. Problemi al propulsore a razzo che ha visto il ferimento grave del pilota e la morte del copilota. Quel terribile incidente aveva mostrato nel modo più duro tutti i rischi che quel tipo di viaggio comportava ma lo sviluppo dello SpaceShipTwo è ripreso, con i successi in volo del 2016, con un nuovo spazioplano chiamato VSS Unity. Dopo una serie di test che comprende tre voli, Branson ha annunciato un volo nello spazio.

Era mattina presto in California quando la nave madre White Knight Two è decollata portando con sé lo spazioplano VSS Unity. Dopo circa un’ora, ha raggiunto i 15.000 metri di altitudine dove ha lasciato andare lo VSS Unity, i cui piloti Mark “Forger” Stucky and Frederick “CJ” Sturckow hanno acceso il motore a razzo per 60 secondi per accelerare fino a quasi il triplo della velocità del suono. La cosa più importante è che lo spazioplano VSS Unity ha raggiunto l’altitudine di 82,7 chilometri. Dopo che i piloti l’hanno riportato al Mojave Air e Space Port, è arrivato il riconoscimento della Federal Aviation Administration (FAA), che considera l’altitudine di 80 chilometri come il confine tra l’atmosfera terrestre e lo spazio. Nelle prossime settimane, i piloti riceveranno le ali come astronauti commerciali in una cerimonia ufficiale. Frederick “CJ” Sturckow ha già compiuto quattro missioni nello spazio in tre diversi Space Shuttle perciò ha ricevuto ali analoghe dalla NASA e diventerà il primo a riceverle anche dalla FAA. Virgin Galactic ha pubblicato tweet sull’evento che includono un paio di filmati. A parte la controversia riguardante la Linea di Kármán, per Virgin Galactic si tratta di un grande successo che potrebbe finalmente aprire la strada al turismo spaziale, anche se per il momento solo con viaggi suborbitali.

Il costo del biglietto è di 250.000 dollari ma ci sono già molte prenotazioni. L’inizio annunciato per il 2019 stavolta sembra realistico. A proposito di oggetti volanti identificati, la Federal Aviation Administration (FAA) sta indagando negli Stati Uniti sull’incidente che è avvenuto il 16 dicembre nel comprensorio del Willow Run Airport. La notizia assume un carattere tutto particolare perché a danneggiarsi pesantemente in fase di atterraggio è stata un’automobile, anche se definita dalle Autorità ‘flying car’, cioè auto volante. Si tratta del primo e unico esemplare, contraddistinto dalla sigla WD-1, realizzato dalla Detroit Flying Cars, una star-up cofondata da Sanjay Dhall che nel volo di test, e che è stato ospedalizzato a Detroit in condizioni non ritenute gravi, era ai comandi del mezzo a quattro ruote con ali retrattili. La Detroit Fying Car viaggia su strada spinta da un motore 100% elettrico da 40 kW, capace di una autonomia di quasi 100 km, mentre in volo può arrivare ad una velocità di crociera di 200 km/h con un’autonomia di 600 km. Prepariamoci ad un nuovo modo di viaggiare in somma.