Viscione (Quadrante Franchising): “Formula giusta per abbattere rischio imprenditoriale”

di Alessandro Pignatelli –

Come va il franchising in Italia? A che punto siamo? Lo abbiamo chiesto ad Antongiulio Viscione, amministratore delegato di Quadrante Franchising, la prima società nata in Italia nel 1993. “Il settore è in crescita, ma soprattutto non si è mai fermato, neanche durante la crisi economica. Rispetto ad altri Paesi, però, l’Italia è ancora indietro, la formula è poco utilizzata, dunque ci sono ampi margini di crescita. Del resto, dobbiamo pensare che il franchising in Francia esiste dal 1927, in Italia dal 1970”.

I motivi del ritardo? “La cultura commerciale italiana è prevalentemente individuale e individualista. Non si pensa alla rete come prima cosa. Siamo un popolo di artisti, del resto, mentre il franchising è fatto di regole da rispettare. A noi italiano sono sempre state strette. E se non si seguono pedissequamente le regole, il metodo del franchising non funziona. Chi inizia un’attività, pensa erroneamente che fare rete gli tolga autonomia decisionale, ma non è esattamente così. Naturalmente, non avrà il potere di decidere come se fosse solo, ma l’affiliato dovrà e potrà concentrarsi esclusivamente sulla sua attività, lasciando all’affiliante il compito di fare il resto visto che è quest’ultimo che ha la visione globale del mercato”.

Oneri e onori, dunque. La Quadrante Franchising si occupa ‘prevalentemente’ di realizzare progetti di franchising: “Noi creiamo il franchise. Se io ho un business che funziona e voglio espanderlo con il franchising, vengo da te – Quadrante – e ti chiedo: come posso fare? Quanto mi costa? Quante royalties devo dare all’affiliato? Che corsi di formazione devo fare? Vengo assistito 24 ore su 24? Queste sono le domande a cui noi diamo risposta”.

Un altro esempio per maggiore chiarezza: “Molti vogliono realizzare il franchising nel mondo della ristorazione. Aprire una pizzeria. Come si fa a trasferire la competenza dell’affiliante a tutti gli affiliati, visto che il prodotto deve essere uguale in tutti i punti vendita? Il problema si può risolvere ricevendo dall’affiliante l’impasto già pronto. Questo porterà alla standardizzazione del prodotto finito”.

Il vantaggio per chi si affilia? “L’abbattimento del rischio imprenditoriale. Se per A il business funziona bene, dirà a B di copiarlo, assicurandogli la buona riuscita dell’impresa. Non solo: anche il costo viene a essere inferiore in regime di franchising”. Naturalmente, toccherà all’affiliante studiare il territorio dell’affiliato: “In alcuni supermercati o negozi del Nord si trovano più prodotti di un certo tipo, in uno del Sud di un altro. La piadineria, facendo vari studi, si è visto che al Centro-Nord funziona, al Centro-Sud no”. Questo non è però un limite: “Gli unici settori in cui non si può applicare questo meccanismo sono l’intermediazione finanziarie e le assicurazioni”.

Quadrante Franchising è dunque il consigliere per chi si vuole affiliare o vuole aprire un franchising: “A volte l’unica chance è proprio questa per un’azienda. Ci sono persone di una certa età, che magari hanno perso il lavoro e nella vita sapevano fare solo quello che avevano sempre fatto. Ma ormai sono ‘vecchi’ per il mondo del lavoro. Noi consigliamo di entrare in questa rete perché così devono solo aprire il locale con i soldi ottenuti dalla liquidazione. Sarà poi l’affiliante a insegnare il lavoro nuovo, ad assisterlo per tutti i problemi, a risolverli se necessario”. Come fare per non incorrere in una truffa? “Si possono chiamare quelli che già sono affiliati a quel marchio, chiedendo come va, se sono disperati è meglio lasciar perdere e provare con un altro marchio. Si capisce, con una semplice telefonata, se l’affiliante è efficiente, se fa davvero ciò che promette, se c’è soddisfazione”.

“Noi siamo nati per aiutare le aziende italiane a utilizzare questa formula. Oggi forniamo progettazione, sviluppo di reti e formazione nel campo del franchising. Siamo inoltre tra i fondatori, insieme una società francese e a una spagnola, di un network internazionale, che oggi si compone di otto società. In questo modo, ci scambiano esperienze e best practice. Restiamo costantemente aggiornati. Anche perché, se escludiamo il Nord America, il franchising ha le stesse regole dappertutto. Le otto società che compongono il network coprono ognuno più Paesi, dall’Europa al Sud America, dall’Asia al Nord America”. Si fa rete, appunto.

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