Cristian, quei messaggi di amicizia che danno speranze

Social-demoni o social-angeli? A seconda di ciò che accade, tendiamo a dare tutta la colpa o tutti i meriti ai social network. Ultimamente, a dire il vero, se ne parla spesso male. Vuoi perché si finisce per confondere il virtuale con il reale, vuoi perché pare essere diventato più importante un ‘like’ di un abbraccio di persona. Ma questa volta, i social hanno centrato il colpo. O almeno così pare.

Cristian Viscione, 20enne di Reggio Emilia affetto da Sma, aveva scritto un post, preso dalla disperazione della malattia e dell’isolamento sociale: “Cerco ragazzi della mia età che mi facciano compagnia. Sono disposto a pagare 7 euro all’ora”. Il post è diventato virale, è stato condiviso in ogni parte del mondo e, in pochi giorni, al ragazzo sono arrivate 1.500 richieste di amicizia e 3 mila messaggi. Tutte persone desiderose di fare compagnia a Cristian, e non interessate in realtà al denaro che offriva il 20enne.

Chissà se Cristian è un genio social o ha semplicemente parlato con il cuore. Fatto sta che ora è famoso ed è stato anche intervistato dal ‘Resto del Carlino’: “Immaginavo che si sarebbe smosso qualcosa, ma non così. Tra poco mi tocca assumere una segretaria per stare dietro a tutti i messaggi. Ci tengo però a ringraziare tutti quanti”. A dire il vero, il ‘Resto del Carlino’ non ha cavalcato la popolarità – nuova condizione del 20enne – ma ha portato alla luce la sua situazione. E’ stato il primo media, infatti, a riportare la storia dell’annuncio.

Che cos’è la Sma? E’ l’atrofia muscolare spinale. Chi ne è affetto, è costretto a stare bloccato in un letto. Fisicamente non puoi praticamente più fare nulla, mentalmente resti però assolutamente lucido. Per comunicare, Cristian può usare solo la tastiera del pc. Il suo appello, ammette, era quasi una provocazione: “Per fortuna esiste ancora qualcuno sano di mente. E tutti quelli che hanno scritto specificano che verranno a trovarmi gratis. Voglio una vita come tutti i ragazzi della mia età. Il mio era un invito a conoscermi. Poi, se trovassi persone con cui avere interessi in comune, come succede in ogni rapporto d’amicizia, si possono fare progetti insieme, ma anche andare a vedere una partita allo stadio, una mostra, uno spettacolo a teatro o un concerto. E poi vorrei un lavoro. Sono bravo a usare il pc, ma sono disposto a imparare tutto. A lavorare da casa, ma anche ad andare sul posto se non ci sono barriere architettoniche”.

I messaggi che in 48 ore hanno invaso la casella postale di Cristian arrivano da ogni parte d’Italia: da Reggio Emilia, da Torino, dalla Sicilia. La madre di Cristian dice: “Alcuni erano commoventi e carini. Abbiamo rifiutato gli inviti di diverse televisioni. Cristian ha già raggiunto il suo risultato, ovvero attirare l’attenzione. Chi vorrà venire a trovarlo, la porta è aperta”.

Che tutta questa solidarietà ‘a caldo’ non si traduca nel ‘nulla’. Questa è la speranza. Perché, sui social, non è difficile promettere mari e monti con le parole per poi non riuscire neanche a salutare il proprio vicino di casa. Cristian ha aperto il suo cuore, ha aperto casa sua. Ora tocca agli altri aprirsi a lui.

di Alessandro Pignatelli

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