Caro 2018, anzi no: 2018 e basta perché non può essere ‘caro’ chi ruba dalla tomba di un bimbo

Caro 2018, anzi no: 2018 e basta perché non può essere ‘caro’ chi ruba dalla tomba di un bimbo

31 Dicembre 2018 0 Di il Cosmo

Caro 2018, te ne stai andando e stai facendo di tutto per non essere rimpianto da molti. Tra femminicidi, odio dentro e fuori dagli stadi, omicidi senza un perché, sentimenti che paiono essere solo odio e rancore verso chi la pensa diversamente. Forse è anche inutile chiedere al 2019 di presentarsi con un’altra faccia. Perché lo facciamo ogni 31 dicembre e, puntualmente, finiamo per dire: “Era meglio prima”. Forse lo diremo anche del 2018 e sarà drammatico.

Una storia ci dà l’idea di cosa siamo diventati. Arriva da un piccolo paese a pochi chilometri da Vercelli, Stroppiana. Qui c’è la tomba di Francesco, che ha perso la vita nel 2007 a sette anni per un incidente stradale fatale. Stava rientrando da una gita scolastica, il pullman a un certo punto si è rovesciato sull’A4 Torino – Milano. Da quel 2007, dunque sono undici anni, ogni Natale la mamma di Francesco fa il presepe e lo mette proprio sulla tomba del suo bambino. Un modo per farlo sentire ancora amato, parte di una vita fatta di preparativi per il Natale, la festa che a 7 anni ti riempie di emozioni e di aspettative. La mamma aggiunge la statuina di un angelo, che forse è proprio il suo Francesco.

Quest’anno, però, qualcuno ha deciso di rubare il presepe. Lasciando la tomba per la prima volta spoglia dall’addobbo. A denunciare il fatto è stata la mamma, su Facebook: “Gesto vile”. E senza un perché. Aggiungendo: “E’ dal 2007 che portiamo un segno del nostro amore e affetto per um bimbo diventato angelo, e nessuno ha mai trafugato nulla dalla sua tomba, ma quest’anno ho avuto l’amara sorpresa proprio nel giorno di Natale. Rubare è un atto indegno, ma rubare sulla tomba di un bimbo è imperdonabile”. Questo il messaggio di Katia Munerati: “E’ il gesto più vergognoso che un essere umano possa commettere. Sono amareggiata. Vergognati chiunque tu sia”. Ma lo farà? Si vergognerà? Siamo veramente diventati tutti così piccoli? E non di età, ma di capacità intellettive. Facciamo a gara a chi la fa più grossa. Non abbiamo più la cosiddetta morale, siamo qualcosa che non è neanche più simile all’essere umano.

In quel tragico 2007, mentre il pullman con a bordo si ribaltò, un altro bambino perse la vita: Michael, di 6 anni. Un altro angelo con un’intera vita davanti. Se è vero che quando ce ne andiamo, abbandoniamo tutte le cose materiali, è altrettanto vero che chi ha portato via il presepe dalla tomba di Francesco non ha solo rubato oggetti materiali, ma un pezzo d’amore. Ed è di questo che deve vergognarsi. Di aver strappato via un pezzo di cuore a chi è ancora in vita.

Perciò, 2018, eviterò di chiudere questa lettera chiamandoti ancora ‘caro’. Non lo sei stato neanche negli ultimi giorni della tua esistenza. Ma forse tu non ne hai neanche colpa. Siamo noi che strappando ogni mese una pagina in più dal calendario, finiamo per toglierci sempre più cose belle da dentro. Scaricando fuori frustrazioni e ingiustizie. Facciamo soffrire gli altri perché abbiamo la pretesa di soffrire così di meno noi. O forse pensiamo che ‘mal comune, mezzo gaudio’. Siamo diventati barbari. Cinici. Sadici. Che il 2019 sappia ancora regalare carezze, anche se pare impossibile. Non può che essere questo l’augurio. Siamo caduti talmente in basso che forse non possiamo neanche più augurare, chiedere. Siamo in eterno debito con chi ci aveva creati in un modo. E purtroppo delle nostre colpe pagano anche gli innocenti.

di Alessandro Pignatelli