Dal Caos nacque l’Universo, dal calcio-caos solo un altro morto

di Alessandro Pignatelli –

Il caos creò l’Universo, quello dove viviamo. Il calcio-caos invece ha prodotto un’altra vittima. Quante ancora ne dovremo piangere prima che si faccia qualcosa? A quanto pare, altri. Pare che il Governo (del calcio e non solo) sia incapace di usare il pugno duro contro le tifoserie. Ogni volta si parla (a vanvera) di misure, che poi non arrivano. E si gioca, senza mai fermarsi, perché lo spettacolo deve proseguire. Tra un Salvini che dice che incontrerà i capi ultrà (davvero?) e un questore che vuole vietare tutte le trasferte ai tifosi dell’Inter da qui a fine campionato, che non è cambiato nulla lo abbiamo potuto constatare tre giorni dopo il fattaccio di Milano. All’autogrill, incrociatosi per caso, si sono presi a botte, a bottigliate e cinghiate tifosi del Bologna e del Torino. I primi erano diretti a Napoli, i secondi a Roma. Si sono incontrati nei pressi di Firenze e hanno deciso di ‘onorare’ la memoria di un ultrà facendo quello che gli riesce meglio: usando mani e armi. Il pullman con a bordo altri tifosi del Torino, estranei allo scontro, ha subito danni per il lancio di pietre.

Insomma, forse è anche inutile ripeterlo, ma finché lo stadio sarà zona franca queste cose continueranno ad accadere. L’Inghilterra ha represso il fenomeno hooligans con la fermezza, inventandosi gabbie all’interno degli stadi stessi. Non è che i tifosi inglesi son diventati santi da un giorno all’altro, ma ora ci pensano bene prima di causare problemi. C’è il processo per direttissima e l’arresto. Da noi arriviamo al massimo ai Daspo, che poi vedono coloro che ne sono colpiti liberi di partecipare agli scontri vicino agli stadi, per niente disposti ad andare a firmare in caserma, a costo di dover pagare una multa. E dire che la cultura calcistica italiana è a livelli molto grandi. Siamo una delle culle del pallone. Ma proprio per questo dovremmo averne maggiore cura. Invece il giocattolo lo abbiamo rotto da tempo. E nessuno ha avuto la decenza di fermarci. Anche con la forza.

Non ci siamo fermati neanche questa volta. E invece si poteva cogliere l’occasione della sosta fino al 19 gennaio. Per dire: “Ora il calcio si ferma. A tempo indeterminato. Decidiamo cosa fare, adottiamo le leggi che vanno adottate. E si riprende solo in quel momento”. E chi sgarra, viene punito severamente. Perché non è giusto che lo stadio sia una latrina di parolacce, insulti razzisti e di stampo neonazista. Che le zone intorno ai campi di calcio, pur se militarizzate, non riescano a evitare morti e feriti come a Milano. Non è giusto nei confronti dei tanti che ancora ci credono, che vanno allo stadio anche con i figli piccoli per godersi uno spettacolo. Ma siamo in grado noi di trattare il calcio come uno spettacolo? Ci lamentiamo del livello scarso della Nazionale italiana, ma intanto non facciamo niente per costruire stadi all’altezza. Le società sono sotto ricatto proprio degli ultras e non intervengono. Anzi, a volte sono conniventi. La tessera del tifoso è stata un flop, ma oggi è facile individuare chi fa ‘casino’ e sarebbe altrettanto semplice applicare la legge contro questi soggetti. Perché non si fa? Ogni morto una riflessione. Non è sufficiente. Basta così. Il calcio in cronaca nera ci ha stancato. Fa passare in secondo piano pure il bello. Del resto, tutti dovrebbero fare un passo indietro distensivo per educare le nuove generazioni: presidenti, allenatori, giocatori, dirigenti, giornalisti. Invece di comportarsi come tifosi che fanno polemica e aizzano gli animi già pervasi da così tante frustrazioni settimanali da sfogare poi nel week end.

Belardinelli è stato ricordato a modo loro dalle curve. Nel nome di un codice che ai più sfugge. Poi, però, sono ricominciati gli insulti verso tutti e tutto. I fischi agli annunci dell’altoparlante che dice che ogni fatto violento sarà punito. Le botte. Le polemiche per il rigore o il gol non convalidato. Il carrozzone è ripartito. Con uno in meno sopra. O forse con tanti meno perché ci siamo stancati di un calcio così. Se agli ultras togliete il pretesto, la partita, forse capiranno di più cosa hanno combinato.

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