Eroi solo quando servono: i Vigili del Fuoco tra angeli contemporanei e orfani di Stato

di Deborah Villarboito –

Calamità naturali, incidenti, crolli, esplosioni e altri disastri. Loro ci sono sempre. Certo, qualcuno obietterà dicendo “è il loro lavoro, se lo sono scelto”. Ma si può scegliere davvero di essere coraggiosi e talmente altruisti da mettere la propria vita al servizio e in pericolo per la comunità? Siamo fortunati nell’avere persone che decidono di intraprendere la vita del Vigile del Fuoco come professione o anche come volontario.

Fossimo tutti banchieri o ristoratori chi ci soccorrerebbe? Eppure, se la gente comune li ammira e stima come eroi, le istituzioni pubbliche spesso e volentieri si dimenticano di questo Corpo, che toglie tutti letteralmente dalla melma e non solo. Negli ultimi anni c’è stata una media vertiginosa di disastri naturali e umani e loro sono sempre stati i primi ad intervenire buttandosi in incendi, scavando sotto le macerie, recuperando dai fiumi, sollevando sulle spalle il più debole uomo, donna, animale che sia. Un anno intenso per tutto il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Il crollo del Ponte Morandi del 6 agosto scorso, con 43 morti, centinaia sono stati i caschi rossi accorsi da tutta Italia: Campania, Umbria, Molise, Emilia, Abruzzo. Le unità dei Vigili del Fuoco hanno lavorato giorno e notte per liberare i superstiti dalle macerie, per sgomberare le strade e per riportare alla normalità una città spezzata in due. Lodevoli i gesti dei commercianti del posto: hanno offerto cibo e bevande gratuitamente a quegli uomini e donne che stavano lavorando per loro.

Qualche settimana prima, sulla A14, all’altezza di Borgo Panigale, un tamponamento tra un’autocisterna carica di gpl e un tir che trasportava automobili ha provocato due maxi-esplosioni: un morto e oltre 140 feriti. Sono stati 200 i sopralluoghi effettuati dai Vigili del Fuoco nelle zone limitrofe all’esplosione: «L’intervento più complesso degli ultimi 20 anni. Resterà impresso nelle nostre mente» raccontano i Vigili del Fuoco intervenuti. Pochi giorni dopo l’esplosione in autostrada, il 20 agosto, una piena del torrente Raganello, nel parco del Pollino in Calabria, travolge un gruppo di escursionisti. Dieci persone perdono la vita. L’intervento dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile è reso complesso dalle condizioni meteo. A inizio novembre 2018, violente precipitazioni si abbattono sul nord Italia, mettendo in ginocchio le regioni del Veneto, Piemonte, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Valle d’Aosta. Una frana, considerata tra le più grandi d’Europa, travolge soprattutto il bellunese. «In Veneto almeno 150mila persone sono senza luce, 100mila senza acqua potabile, il maltempo ha abbattuto oltre 500mila alberi. Siamo di fronte alla frana in movimento più grande d’Europa» aveva sottolineato il Vigile del Fuoco padovano Enrico che aveva anche aggiunto la difficoltà: «Siamo partiti con mezzi d’epoca, inadeguati. Il brutto è che abbiamo un numero adeguato di risorse nella zona nord del Veneto, ma la zona sud è in pericolo e non dimentichiamo che nel Veneto passano i fiumi più grandi e importanti d’Italia: Po, Adige, Brenta. Hanno aperto la diga nel bellunese che buttava fuori 1.500 mq al secondo, non so se rendo l’idea. E noi andiamo lì con mezzi inadeguati». Il 5 dicembre al chilometro 39 della via Salaria, un’esplosione in una stazione di servizio causa due morti e 17 feriti.

Una vittima è Stefano Colasanti, il Vigile del Fuoco che ha deciso di fermarsi e prestare soccorso durante l’incendio, essendo comunque fuori servizio. L’incendio sarebbe divampato da un’autocisterna che in quel momento stava scaricando del carburante, e che ha preso improvvisamente fuoco per cause ancora non chiare. Proprio in questi giorni di fine anno, i Vigili del Fuoco sono impegnati in Sicilia, prestando soccorso dopo le scosse di terremoto che hanno colpito Catania la notte tra il 25 e il 26: la scossa più forte, quella di magnitudo 4.8 registrata alle 3.19 del mattino, ha provocato il crollo di alcuni edifici. Ventotto persone sono rimaste ferite, mentre gli sfollati sono circa 600, in sei paesi etnei coinvolti. «Spesso e volentieri penso al sorriso del mio bambino che mi chiede: “Papà, quante persone avete salvato oggi?” Anche questo è il senso del nostro lavoro», ha sottolineato il piemontese Massimo.

Mentre il genovese Andrea rimane colpito dal «Sentirsi chiamare ‘eroe’ dal cittadino comune che è un onore e un privilegio, mentre sentirsi dire ‘eroe’ dai rappresentanti politici fa rabbia. Queste persone dovrebbero valorizzare la nostra professionalità in altri modi, non con le parole e le pacche sulle spalle». Eroi di tutti i giorni che lavorano con quello che anno: attrezzature e mezzi spesso e volentieri antiquati e insufficienti. Scavano, partono indipendentemente dal giorno di festa o meno, soccorrono, anche con le loro unita cinofile altrettanto preziose per rintracciare i superstiti. La politica continua comunque ad ignorare le condizioni di estremo disagio in cui sono costretti ad operare i Vigili del Fuoco.

Lo ha affermato in una nota il Segretario Generale della Uilpa Nicola Turco, aggiungendo che «in un Paese in cui gli eventi calamitosi o dovuti alla mancanza di sicurezza delle infrastrutture e del territorio si moltiplicano giorno dopo giorno, è inaccettabile che nessun intervento venga assunto nei confronti di coloro che si buttano nel fuoco o che affrontano situazioni estreme per salvare vite umane mettendo continuamente a rischio le proprie».

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