Il razzismo nel calcio: storia di una lunga serie di Koulibaly

Il razzismo nel calcio: storia di una lunga serie di Koulibaly

3 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Antonella Lenge –

Prima di Koulibaly era toccato a Zoro, a Boateng, a Omolade, a Eto’o, a Balotelli: cori di “buuu” e versi di scimmia si elevano in un solo nome: razzismo.Si innesca un meccanismo di insensata inciviltà che forse nasce per puro sfottò calcistico ma di certo sporca i buoni propositi dello sport e non solo.

Non è ammissibile che una partita di calcio si trasformi in una lezione di disumanità in cui, ancora una volta, un gruppo voglia affermarsi arrogantemente su un altro, ledendo fortemente lo spirito sportivo di chi va allo stadio per gustarsi un bello spettacolo e le prestazioni atletiche del giocatore preso di mira:nel 2005 Andrè Zoro, come risposta ai continui cori offensivi, minacciò di uscire dal campo, cosa che fece invece Kevin Prince Boateng nel 2015; nel 2010 Samuel Eto’o mimò le movenze di una scimmia come esultanza post-goal per provocazione ai continui cori razzisti, stesso sottofondo che nel 2001 aveva dovuto subire anche Akeem Omolade, per il quale compagni e tecnico della squadra hanno poi mostrato grande solidarietà.Dunque Kalidou Koulibaly non è stato il primo e, purtroppo, si teme non sia neppure l’ultimo dato l’andazzo del Bel Paese in tema di xenofobia.

Quella frangia di tifoseria nerazzurra che al Meazza ha urlato contro il difensore partenopeo di colore non ha fatto bene a nessuno ed ha acceso ulteriormente gli animi sul tema, già bollente, del razzismo.Poco importa, poi, se il match non è stato sospeso come molti si auspicavano: the show must go on sempre e spegnere i riflettori non risolve mai il problema alla base.Come dice lo stesso Boateng, in Italia ultimamente non c’è neppure più il,pudore nel mostrarsi razzista, va quasi di moda. C’è bisogno di un segnale forte, concreto, che cominci dalle scuole: se educhiamo i nostri figli in un certo modo, quasi certamente gli stessi, da adulti, rispetterebbero naturalmente il colore della pelle di ognuno, “francese, senegalese, napoletano” che sia… innanzitutto UOMO.