Il turismo legato agli sport invernali: la parola all’esperto Massimo Feruzzi

di Deborah Villarboito –

Massimo Feruzzi è responsabile di Skipass Panorama Turismo, osservatorio del turismo montano promosso da ModenaFiere nell’ambito della manifestazione. Da esperto del settore, gli abbiamo chiesto quale sia l’andamento del turismo invernale legato agli sport “da neve”.

In Italia quali sono gli sport invernali più praticati?

La disciplina più praticata in Italia è quella legata allo sci alpino tradizionale. Parliamo di 2milioni e 405mila praticanti. Poi c’è tutta un’altra serie di attività che vanno dallo sci di fondo, snowboard, sci alpinismo, freestyle e ciaspole, oltre che una serie di discipline che sono più innovative, praticate però da veri e propri appassionati, e che rimangono minori. Superano i 4 milioni gli italiani che praticano queste discipline sportive a livello nazionale, con un oltre 50% di queste che interessano lo sci alpino. La seconda disciplina più diffusa è lo snowboard con 556 mila praticanti. Sia nel caso dello sci alpino che di quest’ultimo si parla di incrementi dei dati rispetto allo scorso anno: nel primo caso +2,2%, nel secondo +7,6%. In crescita anche la quota di chi pratica lo sci di fondo, parliamo però di 305 mila praticanti circa, +1,2%, il freestyle 136 mila. L’unica disciplina in calo rispetto allo scorso anno, anche se non è proprio una disciplina, è legata a chi si muove in mezzo alla natura con le ciaspole. La nuova tendenza non è quella di utilizzare le ciaspole, ma piuttosto gli scarponi chiodati per girare in mezzo ai boschi.


Dove si possono praticare?

Molte località montane si sono specializzate a soddisfare le esigenze di tutti i praticanti di discipline sportive. Ci sono naturalmente delle zone come Livigno dove lo snowboard ha una forte prevalenza però per quanto riguarda le destinazioni “best”, le prime dieci destinazioni italiane, partendo da Cortina, arrivando a Courmayeur, passando per Ortisei, l’Alta Badia, piuttosto che la zona di Livigno o altre del Trentino Alto Adige, del Piemonte, della Lombardia, in tutte queste località si può praticare qualsiasi tipo di disciplina.

Tra le varie attrazioni turistiche del periodo invernale, lo sport come si colloca?

Quest’anno abbiamo fatto un focus sul desiderio degli italiani: prima di andare in vacanza, cosa desiderano fare durante l’inverno? Quindi il 66,8% degli italiani intervistati hanno desiderio di andare in montagna. Non è detto che tutti questi ci vadano o che pratichino attività sportiva. Quello della “montagna bianca” è un tema che sta attraendo molte persone anche se non praticano attività sportive. Quindi da un lato c’è il desiderio di frequentare la montagna da parte di tutti gli appassionati e anche un incremento delle persone che praticano queste discipline sportive, dall’altro lato c’è anche un desiderio di viverla attraverso la pratica “slow”. Passeggiate in mezzo alla neve, discesa con lo skilift dal rifugio dove hanno mangiato e nulla di più. Quindi persone che vogliono raggiungere alte vette, luoghi più suggestivi in mezzo alla neve, godere del paesaggio senza usufruire delle discipline sportive. Certo, la montagna invernale è per gli sportivi, nel senso che, chi vuole praticare sport invernali, pensa alla “montagna bianca”.

Oltre alla “montagna bianca”, cos’altro fa tendenza?

Durante il periodo estivo abbiamo classificato 247 discipline sportive che si possono praticare outdoor, fuori dai luoghi chiusi, ed è un tema molto interessante per la montagna perchè dalle arrampicate fino al trekking più tradizionale, alla canoa, piuttosto che alle discese rafting, ce ne sono davvero tantissime da praticare. In inverno il concetto è l’attività sportiva è sulla neve. Quindi al di fuori di quello non si pratica nulla, al di là di hockey e pattinaggio che sono un po’ più professionali. Se pensiamo invece agli interessi degli italiani che vogliono fare tutto il giorno in montagna e fare una disciplina sportiva, o si va direttamente sulla neve con quelle che abbiamo detto prima, oppure l’altro tema è lo “slow”, in maniera molto leggera, con passeggiate sulla neve.

Quanto è importante per le realtà territoriali, comuni o regioni, il turismo legato allo sport?

Questo tipo di turismo è molto importante perchè lavora su diversi settori. Sia sul cliente individuale, la singola persona che si reca sul territorio per praticare la disciplina sportiva desiderata, sia per coloro che organizzano eventi e appuntamenti, tutte le associazioni, i Cral, tutti coloro che fanno disciplina sportiva sul proprio territorio e partecipano ad eventi in altri, organizzando soggiorni legati ad un certo sport. Un tema estremamente rilevante non solo per il mercato italiano, ma anche per quello internazionale, circa il 50% dei fruitori è straniero ed è una tendenza in crescita anche quest’anno.

Come possono i territori gestire il turismo legato agli sport invernali? Soprattutto quando si ha a che fare con variabili imprevedibili come il clima?

Ormai tantissime località, le più importanti di sicuro, ma anche quelle di media taratura, hanno la garanzia dell’innevamento grazie alla neve artificiale. Certo è un costo per le amministrazioni locali e i gestori dell’impianto. Il punto di forza però è non vendere soltanto la pratica sportiva, che deve sì essere un elemento primario, ma garantire anche sul territorio una serie di altre opportunità di svago, divertimento e vita sociale, quindi luoghi di socializzazione che nella vita normale non si possono trovare. Una persona di Milano, non può trovare la possibilità in città di trascorrere una notte sulle Alpi a 2500 metri con un centro benessere a lui dedicato. Se ci rivolgiamo a quel tipo di cliente, trovare delle esperienze uniche da fare sul territorio rappresenta l’elemento vincente.

Esistono attività sportive per tutti? Sia per età sia per possibilità economiche?

Certamente per tutte le età. Non dimentichiamoci che molti di coloro che hanno iniziato a sciare in Italia negli anni ’50-’60 sono ancora sciatori, nonostante abbiano raggiunto i 60-70 anni di età, non hanno abbandonato. È ovviamente in aumento la quota dei giovani che si avvicinano alle discipline sportive. Poi c’è tutta un’attività possono praticare anche le persone ultra sessantenni, come la pratica “slow”, con l’esplosione che hanno avuto le ciaspole negli ultimi anni: un fenomeno che fa molto riferimento alle persone che non praticano attività più pericolose come discese, piuttosto che snowboard, ma che vogliono stare in mezzo alla neve per praticare discipline molto leggere. Dall’altra parte sicuramente anche per tutte le tasche. Ora si noleggiano gli sci, gli scarponi, il casco con 50, 80, 100 euro a stagione, di conseguenza è un costo estremamente limitato. Certo è che lo skipass varia dalle zone dove si va a sciare, può essere molto costoso anche se giornaliero. La crescita e lo sviluppo delle discipline “slow” è anche dovuto al fatto che permette di vivere la neve senza il dover pagare lo skipass. Inoltre, tutte le offerte legate alle promozioni che ormai sono esplose nei periodi non di alta stagione. Per capirci: andare a Cortina D’Ampezzo a Capodanno ha un costo elevato, partire per un’altra località, magari la seconda o terza settimana di gennaio, fa spendere molto di meno, magari i bambini sono gratis, lo skipass è compreso nel prezzo del soggiorno settimanale e con 300-400 euro si fa una settimana bianca.

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