In Italia la terra trema: ma si è immobili nel ricostruire

di Deborah Villarboito –

L’Aquila nel 2009 e il Centro Italia nel 2016. Questi sono solo due dei terremoti che hanno colpito negli ultimi 10 anni la nostra Penisola. Sono quelli che per intensità e numeri di vittime ci rimangono nella memoria come ferite aperte perchè più vicini a noi nel tempo. Sono però nei nostri occhi le immagini del terremoto che, nei giorni scorsi, ha scosso la Sicilia. Abbiamo quindi deciso di andare ad indagare sul post terremoto, ovvero sul cosa succede quando si scatena la calamità.

Era il 6 aprile 2009 quando persero la vita 309 persone a L’Aquila, città che è ancora “sospesa” nel faticoso processo di ricostruzione. Secondo i dati dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, circa il 70% di quella privata, ovvero delle abitazioni di proprietà privata, è stata finanziata. Restano però ancora quasi 600 cantieri aperti in città. Rimane ancora difficile la situazione della popolazione sfollata, soprattutto di coloro che abitavano in centro storico: nella “new town” dell’Aquila, dopo quai dieci anni, secondo i dati ufficiali del Comune: sono 8.024 le persone che alloggiano nei Progetti Case e 2.149 quelle che si trovano nei moduli abitativi provvisori.

Per la ricostruzione delle abitazioni nel cratere del sisma (l’area che comprende L’Aquila e tutte le altre zone colpite dal terremoto) la stima dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere per il ripristino completo è tra il 2023 e il 2025. Intanto la città si prepara a un’altra battaglia: quella contro il recupero delle tasse sospese a imprese, sia pubbliche sia private, e a professionisti, dopo che la Commissione europea ha deciso di considerare aiuti di Stato la sospensione del pagamento delle imposte. A due anni esatti dal terremoto che il 24 agosto del 2016 devastò Amatrice e il Centro Italia, causando 299 vittime, la ricostruzione procede ancora troppo a rilento. In particolare quella delle scuole e la rimozione delle macerie. È quanto emerge dai numeri raccolti da Legambiente nel report “Lo stato di avanzamento dei lavori nelle aree post sisma” dove l’associazione ambientalista fa il punto sulla ricostruzione delle scuole, la gestione e il recupero delle macerie, la consegna delle Sae (soluzioni abitative d’emergenza) e la messa in sicurezza del patrimonio culturale. Nonostante in questi anni con le tre ordinanze siano stati previsti interventi di riqualificazione o nuove edificazioni per ben 235 edifici scolastici, sembrano tuttavia ancora lontani i tempi di realizzazione visto che la maggior parte dei cantieri sono ancora in fase di progettazione o di attuazione.

In particolare, delle 21 scuole individuate con la prima ordinanza e da realizzare entro l’anno scolastico 2017-2018, ne sono state ricostruite solo tre. Sul fronte del recupero delle macerie pubbliche, continua il rapporto di Legambiente, sono 1.077.037 (40%) le macerie pubbliche che, al 31 luglio 2018, risultano essere state rimosse nelle quattro regioni su un totale stimato di 2.667.000 tonnellate. Il principale motivo dei ritardi è dato dal tempo occorso per far partire la macchina. Legambiente ricorda inoltre che a maggio 2017, a dieci mesi dal primo sisma, era stato raccolto solo il 4% di macerie. La mancanza di mappe del materiale pericoloso e di quello storico ha rallentato la rimozione. I tempi delle demolizioni e quelli della rimozione, affidati a soggetti diversi, molto spesso non sono coordinati. E poi c’è il problema della gestione delle macerie private, quelle che saranno prodotte dalle demolizioni che faranno i privati, di cui manca una stima e la partita innovativa da giocare legata al recupero degli inerti. Per non parlare della situazione nelle “casette”: acqua gelata che si blocca nei tubi, corrente che salta impedendo il funzionamento di caldaie e riscaldamenti, impianti fognari che “sputano” acque nere fuori dai tombini, attraendo topi, mura domestiche che si trasformano, involontariamente, in uno schermo per ogni ricezione telefonica, isolando un territorio già isolato. Negli ultimi 50 il nostro Paese è stato scosso da più di una decina di sismi, molti letali e altamente distruttivi.

Il 14 gennaio 1968, il terremoto nel Belice, tra Trapani e Palermo, venne raggiunto il decimo grado nella Scala Mercalli, cioè distruzione totale. Le vittime di quel sisma furono centinaia. Nel 1976 una serie di forti terremoti sconvolse il Friuli. Il bilancio fu molto pesante, con 990 vittime e migliaia di sfollati. Il 23 novembre del 1980, il terremoto in Irpinia è stato uno dei terremoti più forti e devastanti del XX secolo in Italia. Il sisma causò enormi devastazioni in un’area situata fra Campania e Basilicata, fra le province di Avellino, Salerno e Potenza. Una delle aree più colpite fu l’Irpinia, e per questo è conosciuto come il terremoto dell’Irpinia. Vi furono 2.914 morti. Il ritardo nei soccorsi, l’indignazione del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, portarono alla nascita del moderno sistema di Protezione Civile di cui è dotata oggi l’Italia. Tra il 7 e l’11 maggio 1984, un terremoto colpisce l’Appennino centrale. La zona più colpita è la Marsica. Colpita anche la zona di Sora ed il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. I comuni più colpiti sono quelli situati fra le province di L’Aquila e Isernia. Gravi danni nei piccoli borghi di montagna e tre vittime indirette causate dal sisma.

Il 13 dicembre 1990, il terremoto di Carlentini in Sicilia causa gravi danni in provincia di Siracusa. Conosciuto come il terremoto di Carlentini, o di santa Lucia perché avvenne nella notte del 13 dicembre, causò 17 vittime. Il terremoto avvenne in una delle aree con più elevata pericolosità sismica d’Italia, nota ai geologi per l’evento sismico del 1693, uno dei più forti e devastanti degli ultimi secoli in territorio italiano. Una serie di forti terremoti colpì l’Appennino centrale fra il 26 settembre 1997 ed il marzo del 1998. Il più forte ebbe magnitudo momento 6.0. Il bilancio fu di 11 morti, centinaia di feriti ed almeno 80.000 case danneggiate.

Il terremoto colpì le aree dell’Appennino umbro-marchigiano, causando gravi danni anche al patrimonio artistico ed architettonico, con il crollo della volta della Basilica di San Francesco, ad Assisi, il crollo della lanterna del palazzo comunale di Foligno, ed il danneggiamento degli antichi borghi medievali di montagna. Il 31 ottobre 2002, un terremoto colpisce il Molise, in particolare la provincia di Campobasso. Le scosse causano il crollo di una scuola a San Giuliano di Puglia, in provincia di Campobasso. Nel crollo muoiono 27 bambini ed una maestra, durante l’orario delle lezioni. Il bilancio generale del sisma è di 30 morti. Come già detto il 6 aprile 2009, il terremoto de L’Aquila ha fatto 309 vittime e almeno 80.000 gli sfollati. Crollano anche strutture pubbliche come la Casa dello Studente e parti dell’Università e dell’Ospedale. Il terremoto viene avvertito molto distintamente in tutta l’Italia centrale, anche a Roma, dove vengono lesionate alcune strutture archeologiche.

Ancora una volta emerge una totale impreparazione dell’Italia al continuo succedersi di terremoti forti, nonostante siano note da tempo le aree a maggior rischio. A partire dal 20 maggio 2012 una serie di forti terremoti scuote la pianura padana emiliana, fra le province di Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Bologna e Rovigo. Le vittime dei crolli sono 27. Di nuovo, tra l’agosto del 2016 ed il gennaio del 2017 si sono verificati forti terremoti sull’Appennino centrale, fra Lazio, Umbria e Marche, 299 morti. Infine, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 2018 in Sicilia, il terremoto considerato dall’Ingv come uno dei più energetici mai registrati sul vulcano. L’evento sismico è stato ampiamente avvertito dalle popolazioni residenti in quasi tutto il comprensorio catanese, provocando danni ed alcuni feriti nelle aree più prossime all’epicentro. Continua intanto l’eruzione sull’Etna con la presenza di attività stromboliana dai crateri sommitali e l’emissione di cenere lavica. Insomma. La nostra storia è sempre stata legata ai movimenti tellurici, eppure continuiamo con gli stessi errori.

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