La doppia vita di Luisa: studentessa e pilota (da record) di droni da competizioni

di Deborah Villarboito –

Luisa ha una doppia vita. Studentessa di sedici anni al liceo linguistico e da due anni pilota di droni da competizioni, con cui ha incominciato a gareggiare due anni fa. Oltre alle sue partecipazioni precoci agli ultimi Mondiali di drone racing, anche un secondo posto nei Campionati Italiani di questo inverno porta il suo nome di battaglia: LeoOnFire. In queste settimane è diventato un viso noto dopo la sua partecipazione alla quarta puntata de “La notte dei Record”, il programma in onda su Tv8 condotto da Enrico Papi, in cui i partecipanti cercano di entrare nel Guinness World Record. Il suo obiettivo è stato quello di compiere un percorso composto da 42 ostacoli in un minuto con il suo drone: obiettivo centrato ampiamente con 57 ostacoli messi a segno. Si è raccontata a Il Cosmo con la sicurezza tipica dei campioni e la vivacità di una ragazza appassionata veramente del suo sport.


Come nasce la passione per questo sport un po’ particolare?

Diciamo che io nasco con la passione per la velocità in generale, però avendo un problema muscolare, l’atrofia muscolare spinale, era un po’ impossibile mettersi a fare sport e fare una attività fisica che mi permettesse di fare quello che era la mia passione. Quindi nel 2015 mio papà, senza mai pensare di arrivare ad un traguardo come questo, mi ha regalato un mini drone, giusto per farmi muovere le dita e non farmi stare ferma. Con il passare dei mesi ho scoperto che vi erano questi mezzi da corsa, che non sono droni comuni che si possono vedere sul mercato ma completamente diversi. Quindi, dopo aver visto vari video su internet ho deciso che dovevo farlo, dovevo provarci e così ho intrapreso questa strada.

Cosa senti quando piloti un drone?

Intanto con gli occhiali che indosso, non si vede nient’altro che quello che riprende la telecamera, questo fa sì che si provi una sensazione di libertà assoluta, perché senti davvero di poter volare ed è la sensazione che ho avuto la prima volta che ho preso un drone in mano ed è la stessa che sento ogni volta che volo. Per questo sono sempre spinta a fare le gare, a volare, è una cosa che non si può descrivere, perché la sensazione non è solo quella ma c’è anche tantissima adrenalina. Quando ci sono le gare vi è anche la carica agonistica che fa la sua parte, quindi l’insieme di tutto questo crea delle emozioni che non si possono descrivere, bisogna provarle.


Il Campionato del Mondo è stata la tua gara più importante?

Prima di andare ai Mondiali ho partecipato al Campionato Italiano e durante il corso dell’anno ho partecipato a diverse coppe del mondo, che non sono proprio campionati mondiali ma tappe di questi. Poi a settembre sono stata al Mondiale di Istanbul, era singolo e mi sono classificato più o meno a metà classifica (35esima). Però la gara più importante è stata in Cina, un altro campionato mondiale di una categoria diversa: consisteva nella stessa cosa ma ma in un’altra federazione. Quello è stato il più importante, perché è stato il più grosso evento a cui io abbia mai partecipato parlando di droni. Eravamo a Shengen, la città più avanzata, eravamo 128 piloti in una pista che era praticamente nello stadio olimpico. Sono stati 5 giorni di gara senza interruzione ed il livello era veramente alto, a me è andata un po’ male sinceramente, però dell’esperienza ne è valsa la pena perchè c’è sempre tanto da imparare.

Come si sviluppa questo tipo di competizione?

Funziona come una Formula 1 , però dei droni. Tu immagina un campo, in questo caso un campo volo, comunque una pista su cui vi sono degli ostacoli, che noi chiamiamo gate, porte che hanno diverse forme, altri ostacoli particolari nei quali devi buttarti dentro, girarci intorno, in modo un po’ bizzarro ed ovviamente l’obiettivo è completare il giro nel più breve tempo possibile. Una gara normalmente si svolge con le prove libere, le qualifiche e poi si fanno le eliminatorie. A seconda del regolamento sono a doppia possibilità o secche.

Ma quale è stata la tua gara più significativa?

La gara più significativa è stata l’ultima che ho fatto a Bologna, ad Ozzanno, dove ho fatto il mio primo “secondo posto”. Quello è stato un sogno perché dopo un anno di difficoltà perchè ho avuto vari problemi nelle varie gare che ho fatto è stata una soddisfazione, poi essendo l’ultima gara dell’anno, con il freddo che faceva e tutta una serie di problemi in più siamo riusciti a gestirci. Gli avversati erano di livello altissimo, adrenalina a mille e pressione della gara c’erano e quando sai di essere nel bel mezzo di una competizione ed un secondo dopo potresti essere eliminato o andare in finale, sei sempre sul filo del rasoio.

Tu hai un team che ti segue o sei in singolo?

Io sono all’intern di un team tedesco che si chiama Redbee Action Pilots. Questo team è tedesco e ne faccio parte da questa estate, però c’è da dire che fino alla fine di questa anno farei parte di un altro team che è inglese. L’anno prossimo devo sceglierne uno e 99 su 100 sarà quello tedesco.

Chi si occupa del tuo bolide?

Dietro all’aspetto tecnico c’è mio padre che è da sempre modellista, quindi era già un po’ dentro a questo campo, poi lavora in ambito elettronico, è un libero professionista, quindi più preparato di lui non posso trovare nessun altro. Mi costruisce i droni e io li metto a punto, ci diamo un po’ una mano a vicenda, lui si occupa più dell’aspetto tecnico e di costruzione, perché per me non è possibile e non so se lo sarà mai.

Sei anche una pilota da record. Che cosa ti ha spinto a metterti alla prova in questo senso e che cosa è stato per te riuscire a portare a casa il certificato del Guinness World Records?

Questo record è il risultato di tante persone, di tanti sacrifici e sforzi, non soltanto miei. Mi è stato possibile grazie ad una serie di persone che mi sono state attorno, come Stefano Mirabelli col nome di Model Drome, che ha costruito lui sia il drone sia gli ostacoli. Diciamo che come valore aggiunto è importante per me. Innanzitutto è una realizzazione di un sogno, perché il mio obiettivo primario è dimostrare a me stesso di andare oltre ai miei limiti e più di un Guinness World Record non so cosa lo possa dimostrare. Non è stata un’iniziativa che ho pensato io . Me l’hanno proposta poi ci ho pensato su e ho voluto provare a stabilire questo nuovo record.

Cos’è che vuoi fare da grande?

Questa è una domanda interessante perché studio lingue a scuola e in realtà non lo faccio per avere un lavoro, più per una passione mia. Mi vedo o comunque vorrei vedermi in un futuro in cui possa unire le mie due passioni, le lingue e i droni. Magari andare in giro e continuare con le gare finchè mi è possibile ma anche stare sul lato più cinematografico e della fotografia che però riguarda sempre il drone. Questo mi permetterebbe di girare il mondo e di usufruire dei miei studi.

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