Una manovra per un parlamento inutile

di Federico Bodo –

Chiude col botto questo 2018. Sono passati 96 anni dal Discorso del bivacco di Benito Mussolini, il 16 novembre 1922. Il discorso che ha sancito definitivamente il superamento del sistema parlamentare, nel quale l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri affermava la possibilità per sua parte di fare a meno di quell’organo così macchinoso e burocratico, buono solo a parole, ma non ai fatti. Così oggi, dopo quasi un secolo, ancora una volta il nostro Parlamento si è trovato davanti alla sua inutilità di fatto, approvando senza discussione o emendamento alcuno la Manovra finanziaria per l’esercizio 2019. Nemmeno il tempo di leggere il documento, quasi. Nel merito tante parole, ma nessuna possibilità di modifiche, oltre a quelle dettate dall’Unione Europea.

Il reddito di cittadinanza comincerà ad abrogare la povertà, come sostiene Luigi Di Maio, ma a partire da fine marzo 2019 probabilmente, e raggiungerà circa 5 milioni di persone. Quota 100, la possibilità di richiedere la pensione con 62 anni compiuti e 38 anni di contributi versati, ci sarà probabilmente a partire da fine febbraio 2019, con l speranza che a fare richiesta non sia più dell’85% di coloro che ne avranno diritto, sennò mancheranno le coperture.

Coperti i due cavalli di battaglia, almeno in parte, si passa al taglio delle pensioni d’oro, progressivo a partire dagli assegni superiori a 90mila euro annui lordi, e alla flat tax, che flat tax non proprio si può chiamare: vale solo per i liberi professionisti, e consta in un regime forfettario agevolato al 15% per tutti coloro che hanno percepito nell’esercizio 2018 un reddito inferiore ai 65mila euro. Un’estensione dunque del regime agevolato già in vigore.

La pace fiscale poi, sarà la quiete soltanto per coloro che hanno maturato debiti esigui, sotto i mille euro, e uno sconto per coloro che percepiscono redditi al di sotto di 20mila euro annui (o così dichiarano, almeno).

E tanto altro, scelte politiche, naturalmente.

A stupire, tra tutto, rimangono l’eliminazione delle agevolazioni Ires per gli Enti No-Profit, seppure prevedibile visto l’accanimento del Ministro Salvini contro coloro che hanno fatto del sostegno e l’aiuto al prossimo una professione (nel senso che ne sono professionisti del campo, chiaramente); e la proroga di 15 anni delle concessioni balneari in essere, vero e proprio regalo a pochi, anacronistico e retrogrado.

Ma, di nuovo, non facciamoci distrarre dal merito della Manovra: può essere la peggiore come la migliore nella storia della nostra Repubblica. Certamente è l’unica nella nostra storia ad essere stata votata a scatola chiusa. Proviamo a riportare l’accaduto nella quotidianità della nostra vita. Nel 2018 abbiamo guadagnato 24mila euro e ne abbiamo spesi 21mila: per l’anno nuovo, invece che sederci al tavolo come ogni anno e prevedere guadagni e spese per il 2019, arrivano due signori con fattezze animalesche, un felino ed un canide, e ci consegnano una busta chiusa al cui interno c’è il guadagno e la spesa dell’anno nuovo, a sorpresa, e vi chiede di accettarlo così com’è, senza conoscerlo. Che fareste? Ecco, la maggioranza dei vostri rappresentanti in Parlamento ha accettato la busta chiusa, mettendoci tutta la fiducia che avevano.

Buon anno, speriamo.

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