Professioni sanitarie, il Conaps all’attacco: “Così si salvano gli abusivi”

di Alessandro Pignatelli –

“Chi si deve prendere cura di me, deve avere un titolo”. L’emendamento all’interno della Manovra, che equipara i non laureati ai laureati e iscritti all’Albo di ben 19 professioni sanitarie – dai fisioterapisti ai radiologi, dalle ostetriche ai massaggiatori – ha ottenuto l’effetto di unire i sindacati delle suddette professioni, che hanno scritto una lettera al ministro della Salute Giulia Grillo. La firma è del Coordinamento nazionale associazioni professioni sanitarie.

“Vi scriviamo questa lettera per esporvi le nostre valutazioni sull’approvazione al Senato  del comma 283-bis e correlati nella manovra finanziaria che ha determinato una profonda lacerazione tra le forze di Governo e il mondo delle professioni sanitarie”. Lamentano di non essere stati consultati, prima di tutto. Poi si entra nel merito della norma.

“Per come è scritto, il 283-bis di fatto equipara chi non ha titoli (o ha titoli regionali minori contenuti) a chi ha una laurea. Anche se nelle vostre intenzioni non era così, lo è di fatto, perché affermare in un testo di legge, “possono continuare a svolgere le attività della professione sanitaria di riferimento”, vuol dire aver riconosciuto una equiparazione sul campo a chi non ha i titoli per esercitare quella professione”. Dicono: “Forse volevate scrivere: ‘possono continuare a svolgere le attività previste dal rispettivo titolo di studio’? Avrebbe avuto tutto un altro significato e impatto”. Per come è stato scritto, il “comma consente potenzialmente a tutti di iscriversi agli elenchi speciali, anche a chi non ha titoli e competenze. Basta dimostrare 3 anni di lavoro. Per come è scritto, vuol dire che anche chi ha esercitato abusivamente per tre anni in libera professione potrà iscriversi ed essere in qualche modo certificato. Come si potrà certificare il suo esercizio (a questo punto abusivo?). Considerando valide fatture che dichiaravano altro per salvarsi da accuse di abusivismo? Dichiarate di voler salvare “lavoratori che già operano da decenni nelle strutture pubbliche e private”: e invece con quel “o autonomi’ avete aperto a chiunque”.

Un problema gigantesco che nei prossimi mesi esploderà letteralmente nelle mani del Governo stesso, se non vi porrà in qualche modo rimedio: “Avendo scritto professioni sanitarie e non operatori di interesse sanitario non avete per nulla chiuso la giungla di corsi regionali perché enti a scopo di lucro continueranno tranquillamente a illudere giovani che non superano i test di ingresso alle università, spillando loro migliaia di euro, e a formare figure minori, e si giustificheranno con il comma 2 dell’art.1 della legge 43/2006, continuando a scippare ambiti di attività ai laureati sanitari, aggirando la programmazione ministeriale del fabbisogno formativo e soprattutto aumentando la confusione dei cittadini nella propria scelta, con il rischio di farli finire nelle mani di persone non qualificate. Non avete ‘sistemato quello che non avevano fatto altri governi precedenti’, avete solo ribadito quanto era già presente nella 43/2006 senza aver di fatto aggiunto nulla”.

E poi: “Siete sicuri di aver cancellato definitivamente la figura del massofisioterapista? E le altre figure che continuano a essere formate da enti a scopo di lucro con la complicità di alcune Regioni come massaggiatore, capo bagnino e terapista della riabilitazione dove li mettete? Continueranno a esistere, per cui tra poco ci sarà bisogno di una nuova ‘messa a regime’ anche di queste figure’”. Non si ferma qui l’invettiva delle associazioni di categoria: “Avete scritto che, a seguito della legge 3/2018, 20 mila persone avrebbero perso il posto di lavoro? Ci permettiamo di dire che è falso. Coloro i quali hanno conseguito un diploma rilasciato dopo il ‘99 da un ente autorizzato a livello regionale, con l’avvento degli Albi, avrebbero potuto serenamente continuare a fare le mansioni, limitate, che quel titolo consentiva loro senza doversi iscrivere a nessun Albo. Ma evidentemente qualcuno sapeva di compiere quotidianamente abuso di competenze di altre professioni. Avevano bisogno di uno scudo ed eccolo qui; l’iscrizione negli elenchi speciali. Uno scudo che, per come è scritto l’art. 283-bis eè esteso a tutti i potenziali abusivi, sia chi non ha titoli di studio, sia chi ne ha di minori rispetto a quelli che la legge oggi prevede per esercitare una professione sanitaria e con questa norma si trova di fatto protetto in qualsiasi sua attività”.

Infatti, “coloro i quali hanno conseguito un diploma dopo il 17 marzo 1999, se sono stati assunti come ‘operatori di interesse sanitario’, i loro datori di lavoro non avrebbero avuto nessun motivo di licenziarli per la mancata iscrizione all’Albo. Ma se sono stati assunti al posto di professionisti sanitari (quindi con l’obbligo di iscrizione all’Albo), vuol dire che hanno occupato abusivamente posti di lavoro destinati a professionisti sanitari, senza averne i titoli né le competenze. E voi li difendete?”.

La richiesta è una soltanto: “Modificare l’articolo 283-bis e correlati. Presto. E bene”. A seguire le firme, il Conaps costituito da  Aidi – Aifi – Aiorao – Aip – Aita – Aitep – Aitn – Aitne – Aito – Aiterp– Ampi Anap – Andid – Anep – Aitefep – Antel – Assiatel – Aitic – Antoi – Anupi – Asnas Fioto – Fitelab – Fli – Unid – Unpisi”.

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