Sabrina Mugnos: “L’Etna non uccide, il Vesuvio sì; i Campi Flegrei più a rischio”

Sabrina Mugnos: “L’Etna non uccide, il Vesuvio sì; i Campi Flegrei più a rischio”

3 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Vulcani, tsunami e terremoti. Più di Sabrina Mugnos, geologa, vulcanologa e divulgatrice scientifica, è difficile saperne. Laureatasi a Pisa in Geologia con indirizzo geochimico – vulcanologico, Sabrina si è successivamente specializzata nello studio dell’Astrobiologia, diventando membro del Seti – Italia (presso la Stazione Radioastronomica di Medicina – Bologna) e del Centro studi di esobiologia (Cse) di Milano, oltre che socia della Società italiana di scienze naturali. Tiene corsi, conferenze e convegni internazionali su Astrobiologia e Archeoastronomia. Giornalista freelance, scrive per diverse testate scientifiche, è ospite di varie trasmissioni televisive e radiofoniche e ha concesso un’intervista a ‘Il Cosmo’.

Siamo partiti da ciò che è più vicino  a noi, l’Etna. “Parliamo di un vulcano dai fianchi mastodontici. Si definiscono ‘a scudo’. Questi vulcani si fratturano lungo i fianchi cosicché la lava esce anche lateralmente e a quote molto più basse di dov’è la bocca del vulcano. Alterna cicli sommitali a eruzioni a frattura laterale; nel secondo caso, il magma spinge lateralmente creando scosse di terremoto”. Non bastasse questo, l’Etna è posizionato pure su faglie : “Il movimento del magma ha smosso la faglia, e questo movimento ha causato il sisma, Il fianco si è deformato, più precisamente la faglia di Pennisi”. Spiega dunque l’esperta: “Ci sono faglie alimentate dal movimento delle placche e faglie sollecitate invece dall’attività vulcanica”. La forte scossa avvertita a Catania e nel Catanese era dunque dovuta all’attivazione di una faglia “per un movimento tettonico”.

Sabrina Mugnos prosegue: “Sappiamo che ci sono zone d’Italia in cui è più facile avere terremoti di una certa intensità. Sono l’Appennino centro meridionale, Reggio Calabria, L’Aquila, Amatrice, l’Abruzzo, la Sicilia, in particolare la zona dello stretto di Messina. Queste sono zone ad alto rischio di sisma”.

Automatico passare da un vulcano all’altro, ovvero dall’Etna al Vesuvio. Secondo uno studioso americano si starebbe per risvegliare: “Uscirà a breve un mio libro, dunque ho informazioni molto precise e attuali sull’argomento. Noi non ravvisiamo alcuna situazione di pericolo. Diverso il discorso per i Campi Flegrei, dove manteniamo uno stato di allarme e di monitoraggio. Va detto che tutta l’area del Napoletano è a rischio e possiamo dire con certezza pure che il Vesuvio e i Campi Flegrei prima o poi erutteranno. Ma nessuno può dire al momento quando accadrà. Saranno eruzioni esplosive, con scoppiettamenti intensi o fenomeni particolarmente violenti come quello del 79 d.C. raccontato da Plinio”. Preferisce parla dei Campi Flegrei Sabrina: “Abbiamo una caldera che si solleva da decenni, tanto che lo stato di attenzione è passato da verde a giallo. Il sistema respira maggiormente rispetto al Vesuvio”. Sulle polemiche in Sicilia sulla mancata allerta per la scossa di terremoto, la geologa dice: “Le scosse di terremoto non sono mai prevedibili. E poi, ricordiamolo, l’Etna non uccide come il Vesuvio, anche se può creare danni indirettamente”.

È il momento dell’Indonesia, dello tsunami che ha ucciso: “Parliamo di vulcani che sono fuoriusciti dall’acqua creando delle terre. È zona di subduzione, ossia inabissamento di placca oceanica sotto altre placche. I terremoti sono molto intensi, arrivano a 8 – 8,5 gradi Richter. E quindi è più facile avere anche dei maremoti. Nel 1883 eruttò il Krakatoa producendo onde di 40 metri. Ci furono 36 mila morti, sul pianeta la temperatura calò di un grado, un grado e mezzo. Nacque il figlio del Krakatoa, se così vogliamo dire, l’Anak Krakatoa. Parliamo di un vulcano di tipo esplosivo, ma a scudo. Si accumulano prodotti esplosivi al suo interno. Si tratta di un vulcano soggetto pure a frane. Quando arriva la botta più violenta, si staccano interi pezzi che finiscono in acqua. A questo punto, si creano gli tsunami e si può fare ben poco. Lo stretto di Sonda è piccolo, le coste sono vicine. In mezzora l’onda è arrivata, non c’era il tempo di diramare l’allerta. Può ricapitare? Certo. Con il Vesuvio no, ci sarebbero segnali pre-eruzione mesi prima. E vale anche per i Campi Flegrei, ci sono già segnali premonitori in questo caso. Ma esistono anche piani di evacuazione ben precisi”.