Fotografi la vicina nuda dopo la doccia? Non commetti reato perché non c’erano tendine

Voyeur, anzi guardoni d’Italia, questo è un grande giorno per voi. La Cassazione vi dà il permesso di spiare, fotografare e filmare la vicina di casa mentre fa la doccia, nuda, purché utilizziate ‘solo’ il telefonino e non ci siano tende alle finestre o filtri di qualche tipo. Insomma, siete autorizzati dalla legge. Come dire che se la vicina non ha messo le tende e, incautamente, è uscita dal bagno senza vestiti, se l’è cercata. Di più: forse voleva farsi ammirare come mamma l’ha fatta.

Fa scalpore la sentenza che ha assolto dal reato di violazione della privacy un uomo di 37 anni, che il tribunale di Busto Arsizio e la Corte d’Appello di Milano avevano invece condannato a due anni e quindici giorni. Tra l’altro, sempre lui, Raffaele, è stato invece condannato a due anni e mezzo per aver spiato le dipendenti del suo bar nello spogliatoio e per aver abusato di una bambina di dieci anni. Altro che voyeur, parliamo di qualcosa di molto peggio. Ma i giudici della Suprema Corte erano chiamati a giudicarlo soltanto per il filmato e per le foto della vicina nuda, non per l’altro caso.

Voi, donne senza pudore e senza vergogna, dovevate pensate ad arredare meglio casa vostra. Una tendina almeno in bagno, accidenti, dovevate pensarci. Altrimenti, la privacy non è stata violata. Così hanno deciso i giudici (probabilmente tutti maschi). Del resto, lui non ha usato alcuna tecnologia particolare. Aveva per le mani solo il suo telefonino. E non ha perso occasione per guardare, immortalare. La donna offesa, ha sottolineato la difesa, “si trovava nell’abitazione adiacente e si è mostrata nuda pur sapendo che la propria abitazione era priva di tende. Insussistenti, quindi, le lesioni di riservatezza della persona fotografata”, come invece richiedeva la donna spiata in casa sua, quando pensava di essere al sicuro e soprattutto che nessuno fosse alla finestra, in agguato, pronto a filmare la ‘preda’.

La cosa veramente negativa è che i giudici si siano fatti ‘incantare’ dall’appassionata arringa dell’avvocato difensore. Così ora, in archivio, abbiamo la sentenza 372 che fa giurisprudenza: “L’imputato non utilizzò alcun accorgimento per fotografare e filmare la vicina”. Ergo, si deve escludere “la configurabilità del reato di interferenza illecita nella vita privata non essendo stati ripresi comportamenti della vita privata sottratti alla normale osservazione dall’esterno, posto che la tutela del domicilio è limitata a ciò che si compie nei luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi”.

Gira e rigira, anche nel 2019, la colpa è della donna. Fin dalla mela di Eva, considerata ‘tentatrice’ in qualunque occasione. Lui, l’uomo, continua a passarla liscia. E qui, tra l’altro, stiamo parlando di un maniaco vero e proprio, nonché pedofilo. Che di sicuro non ha ‘casualmente’ intercettato la vicina dopo la doccia. Probabilmente aveva studiato attentamente gli orari. Sapeva che sarebbe stata vulnerabile. Ha colpito. La sentenza della Cassazione, purtroppo, mette l’ennesima pietra su decenni di rivendicazioni femminili. Se mettete il perizoma, se sorridete a uno sconosciuto, se osate farvi la doccia in casa vostra senza tendine, se indossate i jeans, gli istinti primitivi e animaleschi dell’uomo sono sempre condivisibili. Non sono mai reato. È lei che se l’è cercata (ok, poteva anche pensarci che dall’esterno era visibile, ma è sempre la donna a dover pensare a tutto?). Cambierà mai la nostra società maschilista?

di Alessandro Pignatelli

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