Alessio Garofoli: “Radio significa autorevolezza”

di Alessandro Pignatelli –

Lavorando per un sito d’informazione online, Alessio Garofoli è particolarmente interessato al 52esimo Rapporto del Censis. Il primo dato sull’affidabilità maggiore dei cosiddetti media tradizionali è una boccata d’ossigeno: “Consolante. Anche se sono meno seguiti, è consolante sapere che ancora vengono trovati affidabili dagli utenti”. Che internet abbia soppiantato le abitudini degli italiani che si recavano all’edicola con curiosità è cosa nota: “Chiaro che se una cosa si può avere gratuitamente, i giornali, la gente va su quella cosa. Non solo: internet è maggiormente fruibile e più veloce nella ricerca delle notizie”.

Aggiunge Garofoli: “Si era parlato della rete come di una rivoluzione democratica, anche dell’informazione, ma non è così. Si trovano tante fonti, è vero, e il pluralismo è sempre una cosa positiva, ma tante volte è autentica spazzatura. E qui nasce il problema: come fare a distinguere informazione di qualità? È difficile. La soluzione sta nel senso critico di ciascun fruitore. Magari puoi informarti in un modo – in rete – e nell’altro – tramite i media tradizionali. Quello da evitare è che si arrivi a un oligopolio o a un monopolio da parte della rete”. Purtroppo, “sono state fatte molte campagne contro quotidiani, tv e radio per creare un monopolio di bufale da parte di chi sa usare molto bene la rete. Non è il caso fare nomi, tanto si sa chi è”.

Un giorno la radio annunciò lo sbarco degli alieni sulla Terra: era la prima fake news? “No, perché allora poi qualcuno intervenne per dire che era una burla. Oggi si mettono su internet notizie false e poi non ci si scusa per l’errore”. Il primato di affidabilità della radio “è forse una conseguenza della cultura. Una volta si diceva: se lo dice la radio… Anche io la ascolto praticamente tutto il giorno. E trovo che sia una questione emotiva, coinvolte più della televisione perché non sei distratto dalle immagini. Ti dà più calore. Sulla radio conta solo la voce, si fanno lezioni vere e proprie di tecnica radiofonica e probabilmente questo rende le ‘voci’ radio anche più autorevoli. Non solo: credo sia difficile che in radio una notizia venga diffusa senza essere stata prima controllata”.

Sui quotidiani che starebbero sparendo in particolare tra i giovani, la questione è chiara: “Il Fatto Quotidiano ha saputo interpretare il cambiamento e ha capito subito come non soccombere. Ovvero: la notizia su internet non te la do. Gli altri sono arrivati tardi e ora mettono delle pezze. Facendo pagare dopo un tot di articoli letti. Ma su internet è facile aggirare queste regole e riuscire in qualche modo a leggersi tutto il quotidiano lo stesso”. La ricetta per non sparire è dunque “potenziare il web ritirando, allo stesso tempo, il quotidiano da internet, In ogni caso, non credo che sparirà il cartaceo”.

E le fake news? “È difficile distinguere per chi non sta tutto il giorno sul web e non lavora sulle notizie. L’unica salvezza per questi utenti è la pluralità di voci”.

Rispondi