Barbara Vellucci: “La vera guerra non è cartaceo – rete, ma contro le fake news”

di Alessandro Pignatelli –

Lavora nel mondo online da anni Barbara Vellucci e commenta così i risultati del Rapporto Censis,  che paiono bocciare l’informazione sulla rete a beneficio di quella tradizionale (radio, televisione e cartaceo): “Penso che dipenda in buona parte dalle fasce d’età. La radio effettivamente è molto ascoltata, un po’ da tutti. Il problema dei social è che tutto si svolge molto velocemente, il tg ha più tempo per verificare le fonti di una notizia. Non solo: chi fa informazione sui social non sempre è un professionista, cosa che invece accade in radio e in tv”.

La rete è “poco controllata”. Una notizia falsa può sfuggire facilmente di mano, volontariamente o involontariamente. “Sui social capita di leggere cose finte. Ma che vengono riprese pure dai grandi giornali”. Insomma, le fake non sono sempre facili da scoprire. “Facebook resta uno dei principali canali d’informazione perché sono in tantissimi a utilizzarlo. Poi, non è detto che creda a ciò che leggo. Anzi, secondo il mio parere, la maggior parte della gente non va su Facebook per informarsi; del resto, non era questo il motivo per cui era nato questo social”.

Prosegue Barbara Vellucci: “Io ho imparato che una notizia va sempre controllata e verificata, ma l’utente medio della rete non lo fa. Molti si limitano a leggere il titolo”. L’appello a Mark Zuckerberg ci sta eccome: “Fb dovrebbe fare qualcosa per arginare le fake news. I social in generale dovrebbero intervenire perché la cosa rischia di diventare pericolosa, come per le infiltrazioni russe nelle elezioni americane in cui ha vinto Donald Trump”.

Non è preoccupata che il cartaceo possa sparire: “Non credo accadrà perché la pubblicità si trova ancora. Arriveremo allo 0 per cento di gente che comprerà il quotidiano? No. Io non leggo da tempo il cartaceo, ma soprattutto la stampa locale non penso proprio che morirà”. Anche i grandi quotidiani hanno provato a cambiare, prediligendo gli approfondimenti alla notizia nuda e cruda: “C’è un problema culturale alla base, non è tanto una questione di approfondire gli argomenti”. Bisogna insomma partire dalle basi, dai giovanissimi, per evitare che resti in piedi solo l’informazione online? “Io penso che il futuro debba andare in questa direzione: informazione solo digitale, senza il cartaceo. Come accade per tanti settori, che cambiano velocemente. Quello dell’informazione va ancora più spedito. Non dimentichiamo che la scomparsa della carta è anche una questione di ecologia”. Ma c’è un appiglio a cui si possono attaccare stampa e tv (e radio) per non sparire definitivamente? “Non devono ragionare alla vecchia maniera”.

Barbara Vellucci crede dunque fermamente nel digitale. Pensa che la vera battaglia veda contrapposte verità e fake news più che carta e rete: “Se andiamo avanti di questo passo, la gente non crederà più a nulla, neanche a ciò che sarà vero. Un po’ come la storia di ‘al lupo, al lupo’. Bisogna fare educazione, spiegare che non ci si deve fermare al titolo, altrimenti la conversazione si baserà sul nulla”. Sui social trovano posto le ‘fake’ pure di politici e istituzioni. “Può avere risvolti pericolosi perché non sono pochi quelli che ci vanno dietro. E non è detto che alcuni non lo facciano di proposito a postare notizie false”.

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