Celiachia: sono cambiati i tetti per i buoni spesa. In base a quali calcoli?

di Deborah Villarboito –

Partendo dal presupposto che il sistema per acquistare alimenti senza glutine è un tema molto dibattuto per le contraddizioni e le diverse modalità adottate dalle Regioni, tra i vari problemi ha anche l’impossibilità di acquisto nei supermercati e l’uniformità del contributo a livello nazionale. Ciò segnalato dall’Associazione Italiana Celiachia e dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Ad attirare l’attenzione è la forte differenza dei contributi massimi se parliamo di uomini o di donne. In base al nuovo Decreto si riduce la cifra mensile che gli adulti, in particolare gli ultrasessantenni, possono spendere ogni mese per l’acquisto di pane, pasta e altri cibi senza glutine, in base al sesso e alle fasce di età, dalle attuali 4 si è passati a 6. Ogni Regione può decidere se aumentarlo o meno. Una donna di 55 anni, poteva spendere 99 euro al mese, con il nuovo regime dispone di 90 euro e, dopo i 60 anni, di 75 euro. Un uomo di 50 anni aveva diritto a un rimborso mensile di 140 euro, con i nuovi tetti a 110 euro, che scende a 89 euro dopo i 60 anni. I nuovi parametri entrati in vigore dal primo gennaio 2019 sono stati abbassati, ad eccezione di quello per i bambini dai 5 mesi ai 6 anni portato da 49 a 56 euro. Rimane indistinto per sesso a quota 70 per la fascia 6-9 anni. La differenza tra uomo e donna parte già nella fascia d’età che va dai 10 ai 13 anni (100 per i maschi e 90 per le femmine). Dai 14 ai 17 il tetto è 124 per i maschi e 99 per le femmine, che si abbassano passando in quella adulta dai 18 ai 59 (uomini 110 e donne 90) e infine oltre i 60 a 86 per i signori e a 75 per le signore.

L’Aic spiega che il metodo di calcolo è abbastanza bizzarro visto che le differenze individuali vanno ben oltre il genere e bisognerebbe considerare anche il peso, l’altezza e l’attività fisica. C’è quindi la seria possibilità che molte donne consumino più calorie degli uomini pur ricevendo un contributo inferiore. I dati utilizzati risalgono a più di 20 anni fa, per questo motivo il divario tra i sessi risulta così ampio. Le tabelle di allora prevedevano un apporto calorico giornaliero di 3000 calorie per l’uomo e di di 2200 per la donna. I valori LARN aggiornati al 2012 propongono uno schema più complesso, dove le persone vengono suddivise per età, peso, altezza e attività fisica. Alla luce di questi nuovi riferimenti la percentuale di carboidrati da considerare per calcolare il contributo ai celiaci cambierebbero in maniera considerevole.

Nel nostro Paese circa 200 mila persone sono celiache e sono obbligate a consumare cibi senza glutine, da considerarsi una terapia salvavita. Per questo possono accedervi gratuitamente attraverso i buoni forniti dal Servizio sanitario nazionale, nei limiti dei tetti mensili fissati dal Ministero della Salute. Nel cambiamento della normativa in questi mesi è scoppiato il caos. Il Decreto ha stabilito che entro fine febbraio 2019, dovrà essere aggiornato il registro nazionale degli alimenti, poi le Regioni avranno tre mesi di tempo per adeguarsi. Ad ottobre una circolare del Ministero della Salute stabiliva che da settembre si sarebbero dovute attenere ai nuovi tetti. Anticipando così i tempi di applicazione dei tetti di spesa ridotti senza rivedere preventivamente il Registro Nazionale, che elenca gli alimenti senza glutine erogabili a spese del Servizio Sanitario Nazionale. Caos nelle Regioni dove regna il “fai da te” con pazienti che ricevono trattamenti differenti. i pazienti, senza essere stati informati del repentino anticipo del taglio, scoprono di non avere più diritto alla stessa esenzione del mese precedente, mentre altri ricevono i buoni invariati per l’intero anno successivo e in alcuni casi sono gli esercenti, su indicazione delle loro ASL, a correggere i buoni dei pazienti.

Ma stanno pagando anche gli operatori, quindi farmacisti, grande distribuzione e negozi, ignari della repentina, inattesa e retroattiva corsa all’applicazione dei tetti ridotti. Anche perché i cibi senza glutine appositamente lavorati hanno un costo ben superiore rispetto ai normali alimenti. I gluten free hanno però subito un calo nei costi, per quello i buoni sono stati adeguati. Sembra così almeno. Una diminuzione dei costi degli alimenti senza glutine dal 2001 ad oggi in particolare quelli di pane, pasta e farina sono calati del 7% nel prezzo medio globale in farmacia e fino al 33% nella grande distribuzione, sia dei fabbisogni energetici della popolazione definiti dalle più recenti evidenze scientifiche.

Il nuovo Decreto ribadisce che “il celiaco deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati stimabile in almeno il 55 per cento, che deve derivare anche da alimenti naturalmente privi di glutine provenienti da riso, mais, patate e legumi come fonte di carboidrati complessi, per cui la quota da soddisfare con alimenti senza glutine di base (pane, pasta e farina) è stimabile nel 35 per cento dell’apporto energetico totale”. Si specifica, inoltre, che il buono mensile a carico del Ssn può essere utilizzato per l’acquisto di “alimenti senza glutine specificamente formulati per celiaci”, inclusi nel registro nazionale, che rientrano nelle seguenti categorie: pane e affini, prodotti da forno salati; pasta e affini; pizza e affini; piatti pronti a base di pasta; preparati e basi pronte per dolci, pane, pasta, pizza e affini; prodotti da forno e altri prodotti dolciari; cereali per la prima colazione.

Tale approccio esclude dal contributo alcune tipi di prodotti, come carne e pesce panato. Restano gratuiti tutti quegli alimenti che rispondono alle esigenze degli stili di vita contemporanei prevalenti, come i primi piatti pronti o semipronti. L’aggiornamento dell’assistenza ai celiaci passa anche attraverso modalità uniformi di accesso agli alimenti senza glutine, in modo che ai pazienti siano garantiti i livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale, come si puntualizza nel Decreto. Oggi, nel nostro Paese, esistono diversi modelli organizzativi: dal buono cartaceo che il celiaco può utilizzare in un’unica soluzione in un unico esercizio, alle sperimentazioni (poche) di buoni digitali o dematerializzati. E ancora: si va dai buoni cartacei frazionati in vari tagli, al buono spendibile solo nelle farmacie, fino a quello che si può dividere tra farmacia, supermercato e negozi specializzati.

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