Decreto Pillon: ma cos’é?

di Sabrina Falanga –

Innanzitutto: si chiama Pillon perché prende il nome dal senatore leghista Simone Pillon, che l’ha proposto. Una precisazione che, ai più, può apparire banale ma sono ancora molte le persone che non hanno chiara la definizione di questo ddl (disegno di legge), a partire dal suo nome; inoltre, in questo caso fondamentale è individuarne il mandante perché delinea già lo spazio politico in cui è stato concepito.

Sono state tante le manifestazioni, politiche e civili, nate per contrastare questo ddl poiché definito “maschilista”; si sono mosse anche le organizzazioni dei centri anti-violenza. Vediamo prima, però, di cosa si tratta.

Cardine del ddl Pillon è l’introduzione della mediazione familiare obbligatoria (articolo 7): questo stabilisce che le coppie con figli che decidono di separarsi devono obbligatoriamente ricorrere a un mediatore che li aiuti a trovare un accordo nell’interesse dei minori; il primo incontro sarà gratuito, i successivi saranno a pagamento a carico della coppia stessa (sulla base di tariffe stabilite dal Ministero della Giustizia).

In caso di separazione consensuale, i genitori di figli minori dovrebbero (articolo 10) indicare nel ricordo un “piano genitoriale concordato”, tramite cui padre e madre sono chiamati a confrontarsi per le scelte educative e progettuali per tempi, attività e spese (comprese, tra queste ultime, le modalità per il mantenimento diretto dei figli). Sparisce quindi l’assegno forfettario di mantenimento, sostituito da una cifra ad hoc sul bisogno dei figli.

E ancora. Il ddl prevede che, “indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori”, ai figli deve essere garantito un rapporto paritario con entrambi i genitori: per questo il Pillon chiede che, salvo diverso accordo tra le parti, il minore non passi meno di dodici giorni al mese (pernottamenti compresi) dal padre e dalla madre. Il giudice potrà dunque stabilire il doppio domicilio del minore per le comunicazioni scolastiche e amministrative.

Il ddl, infine, stabilisce (articolo 17) che il giudice possa adottare provvedimenti “nell’esclusivo interesse del minore anche quando – pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori – il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo ad uno di essi”. Il giudice quindi può disporre d’urgenza “la limitazione o sospensione della responsabilità genitoriali” al genitori che “abbia tenuto a condotta pregiudiziale” e “in ogni caso”, il giudice può disporre “il collocamento provvisorio del minore presso apposita struttura specializzata”, ad esempio una casa famiglia, “previa redazione da parte dei servizi sociali o degli operatori della struttura di uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità del minore”.

Come dicevamo, la critica maggiore posta al Pillon è quella di essere una legge “maschilista” poiché mancherebbe – secondo le organizzazioni e le realtà sociali che hanno manifestato contro – nella tutela dei diritti dei minori e soprattutto delle donne in situazioni di abusi e violenza. Inoltre, le spese per la mediazione familiare e le altre disposizioni economiche previste dal ddl rischierebbero di gravare dal punto di vista economico al punto da scoraggiare il coniuge dall’intraprendere la separazione, con pesanti conseguenze nelle situazioni in cui sono presenti abusi e violenze. A tal proposito sono nate petizioni da firmare contro il ddl Pillon, proprio proposte da reti, network e associazioni femminili e non, che contrastano il fenomeno della violenza.

Il ddl Pillon ha diviso, dicevamo, anche l’opinione politica: in una lettera inviata al Governo, alcune relatrici speciali dell’Onu hanno affermato che il Pillon “introdurrebbe disposizioni che potrebbero comportare una grave regressione, alimentando la disuguaglianza e la discriminazione basate sul genere”.

Le donne del Partito Democratico, riunite nell’associazione TowandaDem, hanno lanciato un appello alle colleghe della maggioranza per chiedere di fermare il ddl; polemiche anche da parte di Vincenzo Spadafore (Movimento 5 Stelle) – sottosegretario con delega alle Pari Opportunità -, il quale sostiene che il Pillon “non è assolutamente possibile approvarlo così come è stato formulato” e che “non ci deve essere nessun arretramento culturale nel nostro paese”.

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