Elezioni in Repubblica Democratica del Congo: il presidente uscente Kabila oscura internet per rimandare la pubblicazione dei risultati

di Martina Cera –

Dopo due anni di rinvii i cittadini della Repubblica Democratica del Congo sono stati chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente. Responsabile dei continui rinvii è Joseph Kabila, al potere dal 2001, che nonostante il vincolo dell’incandidabilità per il terzo mandato ha tentato in tutti i modi di mantenere l’incarico.

La Repubblica Democratica del Congo è un’ex colonia belga, quella in cui l’efferatezza delle politiche di re Leopoldo II si è manifestata in un genocidio silenzioso che ha portato alla morte di oltre 10 milioni di persone in ventitré anni. È anche il Paese francofono più popoloso, con 82 milioni di abitanti, dotato di ingenti ricchezze minerarie e sterminate risorse naturali. Proprio per questi motivi è al centro di interessi molto forti che l’hanno portato al paradosso di essere uno degli Stati più poveri del continente. A rendere ancora più drammatica la situazione le continue epidemie di ebola, un virus che miete vittime dalla seconda metà del Novecento e di cui solo in tempi recenti è stato sintetizzato il vaccino. Nell’ultimo anno l’emergenza ebola, che ha colpito soprattutto le regioni di frontiera del nord Kivu, ha provocato più di 200 morti e oltre 300 casi di contagio.

Il complicato intreccio di interessi economici e geopolitici e la costante situazione di instabilità ha fatto sì che il regime di Joseph Kabila riuscisse a prosperare in questi anni. Figlio del rivoluzionario Desirée Kabila, presidente della Repubblica democratica del Congo dal Colpo di Stato del 1997 che mise fine alla sanguinaria dittatura di Mobutu Sese Seko, è salito al potere dopo l’assassinio del padre e da allora ha governato il Paese con il pugno di ferro, reprimendo violentemente qualsiasi tentativo di ribellione. Per farlo, negli anni, ha anche reclutato miliziani stranieri provenienti da Uganda e Rwanda, come è stato messo in luce dal report “Missione speciale: reclutamento di ribelli M23 per reprimere le proteste nella Repubblica Democratica del Congo” della ong Human Rights Watch.

La maggior parte degli osservatori internazionali ritengono che Kabila abbia intenzione di candidarsi nel 2023, lasciando che per il prossimo mandato governi il suo Ministro dell’Interno, Emmanuel Ramazani Shadary, soggetto a sanzioni da parte dell’Unione Europea per aver ordinato di reprimere nel sangue le proteste di alcuni oppositori politici.

Le elezioni del 2 gennaio si sono svolte nonostante l’ennesima epidemia di ebola, i monsoni che hanno colpito la capitale Kinshasa e i continui incendi, di natura dolosa, alle macchine per il voto elettronico. La comunicazione dei risultati sarebbe dovuta avvenire il 6 gennaio, ma è stata rimandata con un’operazione così eclatante che per qualche giorno l’attenzione dei media occidentali è tornata sul Paese.

Il governo della Repubblica Democratica del Congo ha interrotto la connessione a Internet e persino i servizi di SMS in tutto il paese, ufficialmente per evitare eventuali disordini conseguenti alla pubblicazione dei risultati. Dopo che Radio France Internationale, una delle poche fonti indipendenti rimaste nel Paese, ha divulgato i risultati non ufficiali diffusi dall’opposizione, il governo ha revocato l’accredito al corrispondente in Congo. Secondo le notizie pubblicate dalla radio le elezioni sarebbero state vinte da Martin Fayulu, risultato confermato anche dalla Conferenza episcopale congolese sulla base dei dati raccolti dai suoi 40 mila osservatori.

Martin Fayulu, 62 anni, è il candidato dell’opposizione. Molto popolare a Kinshasa, meno nelle province, ha studiato in Francia e negli Stati Uniti e ha lavorato per il gruppo petrolifero Exxon Mobile, ricoprendo ruoli dirigenziali. Impegnato politicamente dagli anni ’90, quando faceva parte dell’opposizione a Mobuto, è stato arrestato due volte per aver partecipato a manifestazioni non autorizzate contro Kabila ed è considerato dalle opposizioni “un candidato da combattimento”, al punto che è stato preferito al più giovane Felix Tshisekedi, figlio di un dissidente assassinato nel 2017.  

Il Paese, per ora, è in attesa, ma nei prossimi giorni un ulteriore ritardo nella pubblicazione dei risultati potrebbe portare esacerbare le tensioni politiche e sociali. In questo caso le conseguenze per Kabila potrebbero essere peggiori di quelle che si aspettava in caso di sconfitta alle elezioni.

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