Giacomo Mori, AlixPartners: “Le infrastrutture presenti influenzano le scelte dei consumatori”

di Deborah Villarboito –

L’ingegnere Giacomo Mori è managing director di AlixPartner, società di consulenza leader a livello globale. Gli abbiamo chiesto quale sia l’andamento del mercato italiano visto la variegata scelta che si sta sviluppando sempre di più per i consumatori. Elettrico, Gpl, diesel e benzina. Chi la spunta nel panorama italiano? La parola all’esperto.


Elettrico in espansione: perchè? In Italia come siamo messi?

Lo sviluppo dell’elettrico è un fenomeno guidato esclusivamente dalla normativa generale europea e internazionale. Non è mai esistita in realtà una vera domanda guidata dal cliente che sceglie l’elettrico per motivi di fruibilità. È una scelta un po’ imposta dall’evoluzione della normativa. In questo scenario, l’elettrico dovrà svilupparsi dappertutto ed è sempre di più un fatto perché l’inasprimento della normativa sta diventando sempre più severo. Poco prima delle vacanze di Natale c’è stato un ulteriore pronunciamento della Comunità Europea che ha inseverito i requisiti di legge.

Dopo il 2021 ci deve essere una riduzione del 30% di CO2, rispetto alla soglia già molto aggressiva. Quindi dando il segnale di un percorso assolutamente irreversibile. In generale, c’è un po’ la percezione ormai di tutti gli operatori che questo cammino ha oltrepassato il punto di non ritorno quindi prima o poi, in effetti, la diffusione dell’auto elettrica avverrà un po’ ovunque. Adesso la domanda che dobbiamo porci è sulla velocità con cui questo fenomeno avverrà e sarà diversa in base alle aree geografiche. In Italia c’è un momento di forte incertezza, perché era un mercato molto forte sul diesel, che come sappiamo hanno avuto un’offensiva di tipo normativo diffusa, per cui anche da noi, con un certo ritardo, rispetto al resto d’Europa, le vendite stanno iniziando a scendere. Ciò a vantaggio del benzina, ma anche con mancate vendite. Pur essendo in recupero, di fatto il mercato si è un po’ fermato per questa incertezza. L’elettrico non è ancora in grado di svilupparsi pienamente. Quindi chi vuole comprare un’auto, decide di rimandare l’acquisto.

L’elettrico in italia. Come la mettiamo con le infrastrutture?

I due fattori principali che in qualche modo limitano lo sviluppo del mercato elettrico sono ancora, dal punto di vista del prodotto, il costo dello stesso, con prezzi di vendita importanti, anche se su questo si stanno vedendo trend favorevoli, dove però di fronte all’incentivazione dell’acquisto, quindi di prezzi più accessibili, anche da parte dei costruttori, o bonus di varia natura, questi hanno profittabilità e marginalità molto basse per non dire negative. Non c’è ancora una spinta forte da parte dei costruttori a vendere queste vetture, perché di fatto perdono soldi.

Lo devono fare perché una quota di macchine elettriche contribuisce nel mix di vendita al valore complessivo di emissioni che loro riescono a raggiungere, però sono ancora cauti. Il secondo fenomeno è certamente legato alle infrastrutture. Dove nella maggior parte dei casi, soprattutto se pensiamo alle città dove la disponibilità di garage con le colonnine di ricarica è limitato rispetto al numero di abitanti, in questi contesti la fruibilità dell’auto elettrica non è ai livelli dell’auto a combustibili tradizionali. Questo è un po’ il cane che si morde la coda: c’è magari un’utenza pronta e predisposta ad acquistare l’auto, ma in effetti le possibilità di ricarica sono tali da essere scoraggianti. C’è una buona domanda di vetture ibride, che hanno un’autonomia anche con motori tradizionali, che garantiscono continuità di servizio e che hanno delle fasi in cui possono essere utilizzate in elettrico, che in effetti nella vita cittadina si sposano bene. Nell’ambito cittadino l’ibrido ha senso, un po’ meno quando pensiamo alle lunghe percorrenze, dove in effetti ad oggi non ci sono basi alternative al motore a combustione interna e al diesel stesso.

L’Italia ha una posizione di leadership tecnologica se si parla di gas. Perchè le nostre aziende sono competitive sul mercato?

Due considerazioni anche qui. In primo luogo l’Italia ha un’infrastruttura molto sviluppata, per motivi storici, legata al gas. Ha circa un migliaio di stazioni di servizio, che sono un numero importante. Se pensiamo che la Germania ne ha meno, circa 800, e al di là dell’Italia, tutti gli altri Paesi in Europa ne hanno un numero limitatissimo. In effetti l’infrastruttura di rifornimento in Italia è un elemento da sempre abilitante. Inoltre, in secondo luogo, dal punto di vista del prodotto, i costruttori hanno fatto un ottimo lavoro. In questo momento il gas è stato percepito come un elemento “low cost”. Buone prestazioni, insomma, con costi molto accessibili e risparmio rispetto all’equivalente benzina molto importante.

Il diesel è il nemico. Come si arriverà ad uno stop completo?

La battaglia al diesel è oggettivamente di critica. Chiaramente, quando parliamo di motorizzazioni euro 3 e 4, ci riferiamo ad emissioni di particolato che sono nocive, seppure minori rispetto alle generazioni precedenti, si capisce che debbano essere limitati. Quando pensiamo invece a quelli di ultima generazione, euro 6 e 6-d, oggettivamente presentano dei livelli di emissione veramente contenute.

Ormai è un dato di fatto che molte delle polveri sottili che abbiamo in città siano generate non tanto dall’emissione, quanto da tutta una serie di altri fattori legati all’automobile, come il sistema frenante e gli pneumatici. Questa lotta al diesel, quando parliamo specialmente degli euro 6, è veramente irrazionale. Questa battaglia ha un impatto in Italia: abbiamo assistito ad una contrazione del mercato, guidata principalmente al minor uso del diesel senza una sostituzione con motorizzazioni analoghe, perché non ci sono offerte altrettanto competitive sia nei costi, sia nell’autonomia. Accompagnare la crescita dell’elettrico, che avverrà, con un riduzione delle altre motorizzazioni, senza fare delle accelerazioni irrazionali, può essere la soluzione intelligente, anche per garantire una transizione organica e positiva. Senza creare troppi scossoni e in assenza di una vera alternativa al diesel.

Benzina: resiste sul mercato?

Il benzina, come tecnologia, se la confrontiamo con il diesel, dal punto di vista dei gas serra, è meno efficiente del 15%. Anche in questo caso i motori hanno avuto evoluzioni considerevoli, migliorando le caratteristiche di efficienza. Si riescono ad ottenere prestazioni anche molto importanti con cilindrate sempre più piccole, con livelli emissivi più bassi. Vediamo il benzina affiancarsi e integrarsi principalmente con le soluzioni ibride. Se pensiamo al futuro, nei prossimi dieci anni, quando il diesel sarà ridotto dal 40% a non più del 10%, il benzina resterà tra le motorizzazioni che, o da sola o accompagnata alle soluzioni ibride, rimarrà presente con un 30% o più di quota. Sicuramente è quella destinata ad accompagnare la transizione verso l’elettrico più di quanto non lo possa fare il diesel.

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