Informazione: sorpresa 2018, radio e tv le più affidabili per gli italiani

di Alessandro Pignatelli –

La radio è il media più affidabile, seguito dalla televisione e dalla stampa cartacea. Tre regine a sorpresa, secondo il Rapporto 2018 del Censis. Date ormai in ritirata, rottamate per siti di notizie, blog e social network, si prendono così la rivincita. Pur con parecchie rughe sul viso, la fanno ancora da padrone. Perlomeno per la puntualità e il rigore della notizia data.

Ma come, direte voi, non era Facebook la fonte a cui si attinge ormai giornalmente? Lo è, ma con la consapevolezza che molto di quello che si leggerà – a livello di pura e semplice informazione – non sarà veritiero. Il capitolo del Censis si intitola ‘Comunicazione media’ ed è il 52esimo sulla situazione del Paese. Il social di Mark Zuckerberg è effettivamente quello che si utilizza maggiormente, insieme al telegiornali, per sapere cosa accade intorno a noi. Già qui, però, è avvenuto qualcosa di sorprendente. I tg hanno rafforzato infatti la loro funzione di informazione, passando dal 60,6 al 65 per cento di utenza in dodici mesi. Facebook, probabilmente a causa dello scandalo Cambridge Analytica, ha perso parecchio, -9,1 per cento. Un tracollo, verrebbe da dire. Troppe fake, caro Mark.

Però, attenzione, perché Fb non è stato l’unico a calare. Hanno perso punti anche YouTube (-5,3 per cento) e Twitter (-3 per cento). In generale, la rete è stata considerata un po’ per quello che è: un mare magnum di notizie da cui attingere, senza però credere a tutto. Quindi, anche un luogo non puramente istituzionale per l’informazione reale, vera. I motori di ricerca hanno lasciato sul terreno il 7,8 per cento di utenza a fini informativi. Altro dato da porre in rilievo è la perdita per fasce d’età: Facebook fa segnare -15,8 per cento tra gli under 30 (eravamo al 48,8 per cento nel 2017, ora siamo al 33 per cento), che oggi non considerano più il social come la Bibbia informativa. I motori di ricerca passano dal 25,7 al 16,5 per cento (-9,2 per cento), YouTube scende dal 20,7 al 17,6 per cento (-3,1 per cento), Twitter fa un vero e proprio tonfo (da 10,6 a 3,9 per cento, vale a dire -6,7 per cento).

Se guardiamo chi vince tra tv, radio e quotidiani cartacei, le sorprese sono di meno. Nell’ultima settimana dell’intervista, infatti, appena il 14,8 per cento ha preso in mano un quotidiano a scopo informativo; tra i giovani, poi, si scende al 3,8 per cento. Non è da escludere che il cartaceo si estingua, se non si farà qualcosa al più presto. Va meglio per le tv all news (22,6 per cento di utenza) e per i giornali radio (20 per cento). La radio batte tutti per affidabilità per il 69,7 per cento degli italiani che lo considerano un mezzo molto o abbastanza affidabile. E dire che la prima fake mondiale fu proprio radiofonica con il finto sbarco degli alieni sulla Terra. Segue a ruota la televisione, con il 69,1 per cento di affidabilità. Si difende bene, in questo campo, la stampa, considerata molto o abbastanza affidabile dal 64,3 per cento dei nostri connazionali.

Molto staccati, lontani dal podio immaginario, gli altri. I siti web d’informazione vengono considerati credibili da meno di un italiano su due (42,8 per cento). I social network sono considerati non del tutto affidabili dal 66,4 per cento del campione considerato. Coloro che più diffidano da questi nuovi mezzi di comunicazione sono gli anziani (78,2 per cento); il 45,8 per cento dei giovani li considera molto o abbastanza credibili. L’informazione viaggia dunque a due velocità: i più giovani preferiscono comunque la rete, più veloce per farsi un’idea di cosa accade nel mondo; i più anziani sono rimasti ancorati all’odore della carta e preferiscono leggere comodi in poltrona, anche se la notizia il giorno dopo non è più freschissima.

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