Integrazione: se la scuola rischia di diventare un ghetto

Integrazione: se la scuola rischia di diventare un ghetto

10 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Crisi: in Giappone ha due significati, uno dei due è “opportunità, occasione”. E così è stato.

Era una delle scuole più problematiche di Milano, se non la più problematica sotto alcuni punti di vista. Ma, con l’aiuto di chi è riuscito a trasformare le difficoltà da potenzialmente distruttive a costruttive, oggi l’istituto di via Paravia è diventato esempio di integrazione e risoluzione delle criticità.

Fino a tre anni fa, le famiglie spostavano i bambini in altre scuole: troppi alunni stranieri, sembrava essere il problema. Non erano scelte razziste, come si può immediatamente pensare, ma dovute al programma didattico che andava rallentandosi a causa dell’alto numero di studenti che non comprendevano la lingua italiana.

Rischiava la chiusura, la scuola; prima la possibilità di diventare “un ghetto” e poi la chiusura. Non solo. Perché questi sono i casi in cui a morire non sono solo le aule, i cui muri marciscono di vuoto, ma mure anche l’opportunità, per i bimbi, di imparare a vivere in un mondo multicolore: se il mio compagno di classe rallenta il programma didattico, come posso crescere pensando che le differenze siano un valore aggiunto e non un limite?

Nel 2017 su 131 iscritti, 125 erano stranieri. Un fenomeno diffuso a Milano – anche in altre scuole -, che certamente oggi non vede il diminuirsi delle presenze extracomunitarie (posto che non sarebbe nemmeno questa l’effettiva risoluzione dei problemi dovuti all’integrazione) bensì l’avviamento di nuove idee che, come nel caso della scuola sopracitata, hanno la capacità di mutare una difficoltà in una possibilità in più.

A prendersi cura del progetto integrazione, inserito nelle fasce infanzia ed elementari, sono state la onlus Unione Volontari per l’Infanzia e l’associazione Sos Bambini: “L’albero dai mille colori”, così si chiama l’idea nata, ha creato uno spazio dove insegnare ai bambini stranieri la lingua italiana e tutte le regole culturali che concernono il nostro Paese, dagli orari alle tradizioni al vivere comune. Un successo, fin da subito: Chiara Tronconi (onlus Uvi) ha spiegato che i bambini hanno risposto bene agli stimoli e anche gli insegnanti confermato risultati positivi sull’andamento didattico.

E come è vero che il bene genera bene, gli alberi oggi si sono moltiplicati e sono tre perché presenti anche in altre due scuole di Milano in cui non si sapeva come affrontare le medesime problematiche.

Oggi la percentuale di studenti stranieri nella scuola del quartiere San Siro è dell’oltre 80 per cento. Non si è guardato al problema, si è guardato alla soluzione. E, evidentemente, si è fatto (del) bene.