Italia dell’auto: indietro sull’elettrico, potenza nel gas, diesel in declino

Italia dell’auto: indietro sull’elettrico, potenza nel gas, diesel in declino

10 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Per l’Industria dell’Automobile i prossimi anni saranno una grande scommessa. In generale, ammontano ad esempio a 255 miliardi di dollari gli investimenti, nei prossimi otto anni, necessari all’industria automobilistica mondiale per affrontare l’elettrificazione del settore, secondo il Global Automotive Outlook 2018 di AlixPartners, società di consulenza nota a livello globale. Dallo studio emerge che il mercato dell’auto è in crescita moderata, con una previsione del 2,2% annuo fino al 2025. In testa la Cina con il 4% di crescita annuale e 10 milioni di veicoli tra 2017 e il 2025, contro un’Europa che cresce dell’1,6% annuo, trainata dall’Est Europa.

L’Era dell’auto elettrica è sempre più vicina. AlixPartners prevede una penetrazione di veicoli elettrici e ibridi plug-in al 20% nel 2025, a discapito di alimentazioni a benzina tradizionali e soprattutto Diesel di piccole e medie dimensioni. La svolta verso alimentazioni alternative si estende dalle vetture passeggeri ai veicoli commerciali leggeri e pesanti, dove alimentazioni a gas, gas e diesel, in cui l’Italia ha una posizione di leadership tecnologica, ed elettriche a fuel cell sono previste al 10% già nel 2025. Elevati anche i tassi di investimento in partnership strategiche, ammontano a 379 negli ultimi due anni, con un’attenzione prevalente a investimenti nell’area Case, acronimo coniato da AlixPartners per Connected Autonomous Shared Electrified: nel 2017 sono state 271 contro le 131 dell’anno precedente. In crescita quindi di oltre il 100%. Cruciale anche il fattore costi e disponibilità delle materie prime necessarie per la costruzione delle batterie: se gli incrementi di costo dell’ultimo anno continuassero, con ad esempio +130% per cobalto e +28% per nickel, sarebbe davvero difficile raggiungere l’equilibrio economico necessario per una diffusione di massa.

Senza contare che la sola industria dell’auto potrebbe assorbire l’intera offerta di cobalto e nickel già a partire dal 2026/2028. Altro aspetto determinante è lo sviluppo delle infrastrutture in Europa, Italia inclusa . Questo richiederà capitali privati, che a loro volta richiederanno ritorni sugli investimenti, e la necessità di un maggiore utilizzo delle colonnine di ricarica già esistenti, per evitare di aumentare il prezzo dell’energia alla colonnina, rendendo poco competitivo l’elettrico. Nonostante queste sfide, i costruttori hanno annunciato una massiccia campagna di nuovi lanci di vetture elettriche e plug in: più di 200 nei prossimi 3 anni, in buona parte da costruttori cinesi. In questo contesto, l’Italia appare molto lontana sia dalla media europea che da quella tedesca. Ineluttabile, invece, il declino del Diesel, destinato a precipitare in Europa per le vetture passeggeri.

La riduzione della quota di questo carburante, strutturalmente più efficiente del motore a benzina. Per recuperare l’aumento di emissioni di CO 2 , favorito dal calo del Diesel, il miglior compromesso appare la vettura elettrica a batteria: pur con lo svantaggio di un costo elevato, basta una piccola quota in flotta per recuperare CO 2 , il “male minore” per i costruttori. L’Italia in questo contesto è unica in Europa: la quota del Diesel è storicamente tra le più alte, maggiore del 55%, e il calo del Diesel sembra sia iniziato più tardi e in modo meno marcato. I primi segnali forti risalgono a pochi mesi fa, ma l’attesa di diminuzione rimane confermata.

Il gas in questo contesto rappresenta una tecnologia che garantisce comunque un miglioramento delle emissioni di CO 2 “well to wheel” ovvero dalla produzione di energia alla vettura attraverso una tecnologia disponibile ed economica, che richiede minori investimenti infrastrutturali rispetto all’elettrico.

L’Italia, pur in ritardo sull’elettrificazione, è leader nelle infrastrutture e nella tecnologia del Gas e può puntare su un modello bilanciato verso la “mobilità sostenibile”: da una parte attraverso investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture di ricarica elettrica, dall’altra facendo leva su un’infrastruttura di distribuzione e un know-how di rilievo per il gas naturale, che è di fatto una tecnologia complementare, valida e disponibile non solo come soluzione ponte, per la riduzione di CO 2.