La querelle spinosa della Supercoppa a Gedda

di Franco Leonetti –

Continua a far discutere, e non poco, la scelta della Lega Serie A di far disputare la prossima edizione, della Supercoppa Italiana tra Juventus e Milan a Gedda, in Arabia Saudita. Con altre due finali in quelle lande programmate nei prossimi anni.

Il caso Khashoggi, abbinato alla concessione alle donne di poter vivere live il match solo in specifici settori dello stadio, ha creato un vortice di polemiche e strumentalizzazioni tipiche del nostro Paese, con contrasti continui alimentati dalla politica che è scesa in campo compatta contro la scelta, perlomeno azzardata della Lega. Il Presidente Miccichè ha difeso a spada tratta la sua scelta e della Lega che rappresenta, certo il calcio italiano ha bisogno di essere promosso in mercati nuovi che pagano lautamente la trasferta e la finale che Juve e Milan giocheranno, ma è indubbio che qualcosa è stato sottovalutato.

E l’errore è stato grossolano. Anche la più semplice azienda, attenta ai diritti umani e contro la discriminazione, avrebbe approfondito ogni piccolo aspetto riguardante l’evento, invece non è andata così. Insomma, kerosene perfetto per rendere incendiaria una situazione già imbarazzante, con l’universo della politica a cui non è parso vero di poter affondare il dente rilasciando dichiarazioni imbarazzanti e frutto del pathos del momento. Con informazioni palesemente errate. Infatti, al contrario di quanto ipotizzato inizialmente, è arrivata nel giro di pochi minuti la smentita dello stesso Miccichè: “Voglio precisare che le donne potranno entrare da sole alla partita senza nessun accompagnatore uomo, come scritto erroneamente da chi vuole strumentalizzare il tema: la nostra SuperCoppa sarà ricordata dalla storia come la prima competizione ufficiale internazionale a cui le donne saudite potranno assistere dal vivo”. In ogni caso la Lega Calcio avrebbe dovuto gestire meglio, molto meglio l’intera situazione ab origine.

Al netto di tutto, appare strano però che un certo tipo di opinione pubblica italica non si sia mai accorta che alcune delle passate edizioni del trofeo, dal 2009 in poi, si siano disputate in Cina e Quatar, due paesi dalla potenza economica ingente, che, purtroppo, hanno seri e reiterati problemi nell’ambito delle violazioni dei diritti umani. E questo è un dato di fatto acclarato. Fanno tenerezza poi, alcuni personaggi pubblici che invocano ad alta voce, da tv e colonne di stampa cartacea, lo spostamento della finale ad altra sede, 15 giorni prima dello svolgimento, dimostrando tutta la loro inesperienza e l’assoluta non conoscenza di come e di quanto tempo prima si organizza un evento tale.

Insomma, va bene cavalcare la tigre ma almeno sfoggiare qualche rudimento base torna assai utile. Sulla vicenda ha chiosato Malagò, il numero uno del Coni: “C’è stato un bando fatto correttamente a luglio 2018 e la migliore offerta è stata quella dell’Arabia Saudita: sul caso della SuperCoppa a Gedda c’è il trionfo dell’ipocrisia da parte di tante persone Il problema è sorto con la vicenda dei biglietti: la donna che prima non poteva andare allo stadio ora ci può andare in determinati settori.

Poi ovviamente tutto quello che succede in Arabia non mi trova d’accordo. Ricordo che i prossimi Mondiali si terranno in Qatar, un paese che ha leggi anche più restrittive dell’Arabia Saudita”. In sostanza l’avviso è illuminato e diretto verso alcune componenti, chi ha sbraitato contro la finale di Supercoppa di Gedda incominci a prepararsi sin da ora, il 2022, data dei Mondiali in Qatar, si avvicina.

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