Supermamma o solo disorganizzata?

Supermamma o solo disorganizzata?

12 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

Sono una donna, non sono una santa. Sono una mamma, non sono una super mamma. Oggi prendo spunto da una lettera scritta da una signora in carriera al ‘Corriere della Sera’. Signora con due figli, uno in età da scuola materna, l’altro da asilo nido. La mamma si lamenta dell’orario della recita natalizia che la scuola materna ha inserito per le ore 14 di un giorno feriale, rendendole impossibile la presenza (per motivi di lavoro), con conseguente delusione del suo bambino.

L’attacco della missiva è solo l’inizio di quella che appare in tutto e per tutto una lunga invettiva contro la scuola pubblica di oggi, che costringe chi lavora a fare i salti mortali per proseguire la carriera e stare comunque dietro ai figli. Un problema comune a molte mamme, vero? Perché troppo spesso ci si ritrova a dover fare tre mestieri: quello in ufficio, quello di mamma e quello di casalinga. È anche vero che la scuola pubblica non può prendere il posto di una tata. Ha attività programmate, orari. Non è insomma un parcheggio per i figli finché mamma non è libera dagli impegni (anche perché ogni genitore ha esigenze diverse).

La mamma che ha scritto al quotidiano si lamenta anche del troppo coinvolgimento chiesto: fare i lavoretti, aiutare il figlio a fare i compiti. Oltre agli impegni per così dire istituzionali (colloqui, riunioni e inserimenti). E dice che ai suoi tempi non era così. Ai suoi tempi la scuola ti svezzava quasi fosse una mamma (ma non è del tutto esatto). Insomma, i due ruoli non possono essere confusi: la famiglia e la scuola. Anche quella che ancora non è dell’obbligo e dove le maestre sono chiamate educatrici.

Chiaramente, dalla lettera, si capisce che la signora abbia poca (se non nulla) collaborazione da parte di suo marito. Che a quanto pare però presenzia spesso e volentieri alle occasioni ludiche. E anche questo è un problema che molte famiglie devono affrontare. La mamma segue i figli che vanno a scuola, la mamma li prende e li accompagna, la mamma diventa rappresentante di classe e va a parlare con le maestre. La mamma, tutto la mamma. Il peso rischia davvero di diventare enorme, a volte insopportabile al punto di sacrificare il lavoro pur di continuare a crescere in modo positivo la prole. Ma forse bisognerebbe pensare a tutto ciò prima di averlo un figlio. Cioè: ce la faccio poi a sostenere lo stress fisico e psicologico di un lavoro impegnativo, non meno di quello di essere mamma? Se non ho validi aiuti – nonni, marito, baby sitter – poi non è che posso dimettermi improvvisamente dal ruolo di genitore. Non si può pensare di delegare tutto quello che ho scritto sopra a un’istituzione pubblica. Dove, tra l’altro, ci sono altre donne (per la stragrande maggioranza) che avranno a loro volta il problema di conciliare il lavoro con gli impegni dei figli.

Qui credo stia il punto: le supermamme esistono. Hanno forse dei super poteri. O, più semplicemente, sanno organizzare la vita perché ci hanno pensato quando erano soltanto ‘donne’, senza avere ancora una discendenza che, com’è giusto, soprattutto a 4-5 anni, vorrebbe averti tutta per lui o lei. La lettera pone dei quesiti giusti, altri meno. Vero che ci vorrebbe maggiore collaborazione dal compagno di vita. Vero che non andrebbe delegato tutto alla mamma nell’educazione e nella crescita dei figli. Vero che la scuola pubblica oggi chiede maggiore impegno e collaborazione ai genitori rispetto a 30 anni fa, quando la maestra (ce n’era una sola) insegnava l’alfabeto, a fare di conto e a fare qualche lavoretto. Ma finiva lì. Non c’erano tutte le attività collaterali che ci sono oggi. Però, chiudo con una domanda: anche se non ci fossero gli impegni pressanti della scuola, non mandereste comunque a nuoto, tennis, calcio, scherma, basket i propri figli? E allora, non dovreste comunque trasformarvi lo stesso nella supermamma? Non penserete mica che l’allenatore faccia da tutore… Ognuno ha il suo ruolo nella società. Ognuno ha dei compiti. Se non riesce a soddisfarli tutti insieme, deve pensarci quando il desiderio della maternità prende il sopravvento. Ma lo stesso discorso può valere per il superpapà che tanto super poi non sarà. Ce la farò a gestire gli impegni in ufficio e quelli a casa? Questa è la domanda fatidica prima del concepimento, non come sarà bello stringerlo/a tra le braccia appena nato/a.

di Alessandro Pignatelli