Tumore alla faringe per fumo passivo: ex dipendente delle Poste vince la causa

Tumore alla faringe per fumo passivo: ex dipendente delle Poste vince la causa

14 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

Si è ammalato di tumore a causa dei colleghi d’ufficio che fumavano in stanze senza finestre. Ora, un dipendente delle Poste avrà diritto a ricevere un risarcimento pari a 174 mila euro: lo ha deciso la Cassazione, che è venuta così in soccorso dell’uomo ammalatosi di cancro alla faringe. I medici hanno chiaramente dimostrato che era stato il fumo passivo respirato sul luogo di lavoro la causa del male.

I giudici dell’Alta Corte hanno sentenziato che Poste Italiane avrebbe dovuto tutelare le condizioni di lavoro del dipendente non fumatore, considerando gli effetti negativi sulla salute anche a causa del fumo passivo. Per ben 14 anni, l’impiegato siciliano ha ‘fumato’ pur non essendosi acceso mai una sigaretta, dal 1980 al 1994. In quegli anni ancora non era attivo il divieto di fumo nei luoghi chiusi, la legge lo vieta soltanto dal 2003.

Il tumore gli è stato diagnosticato nel 2000, quando era già pensionato. Ma ancora battagliero, tanto da intraprendere una dura battaglia legale con l’Ente, uscendone alla fine vincitore in ogni grado di giudizio. Sì, perché dopo ogni sentenza Poste Italiane faceva ricorso. Fino alla Cassazione. Qui i periti tecnici hanno appurato che non potevano esserci altre cause alla base della malattia se non il fumo passivo. Operato per il tumore, l’ex dipendente è rimasto invalido al 40 per cento.

Quei 174 mila euro sono una vittoria soprattutto di un principio. Che la nostra legislatura ha acquisito solo con colpevole ritardo. Ovvero che non puoi cagionare danno all’altro e con il fumo passivo lo si cagiona eccome. Poste Italiane non esce particolarmente bene da questa vicenda giudiziaria; non tanto e non solo per non aver permesso condizioni di lavoro accettabili a tutti i dipendenti, ma anche perché si è opposta fino in Cassazione a ciò che pareva ovvio fin dall’inizio: quel cancro alla faringe era la brutta eredità di un lavoro fatto sempre con scrupolo, ma effettuato in condizioni di lavoro non salubri. Colpa dei colleghi? Colpa della legge che mancava? Colpa dell’Ente? La Cassazione ha deciso per tutti: 174 mila euro da dare all’uomo. A pagare sarà Poste Italiane, anche se un po’ di colpe le ha pure lo Stato.

di Alessandro Pignatelli