Autismo e lavoro: un diritto da salvaguardare

Autismo e lavoro: un diritto da salvaguardare

17 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

E dopo? Non è per tutti una domanda a cui trovare una risposta in maniera semplice e diretta. Per i genitori di ragazzi con la sindrome dell’autismo, ad esempio: finite le scuole nella quale i figli vivono la loro quotidianità e sono seguiti da insegnanti di sostegno, le famiglie, che generalmente lavorano e hanno quindi un’impegnata routine, si trovano di fronte all’enorme difficoltà di non saper come rendere costruttiva la vita dei figli. Trovare un impiego professionale per chi ha determinate patologie, come può essere l’autismo, si rivela una grande criticità e affidare i ragazzi a strutture o persone che li assistano tutti i giorni, tutto il giorno, può essere sia un insostenibile dispendio economico sia la scelta per un principio di senso di colpa che negativizza l’intero nucleo familiare dal punto di vista psicologico e morale. È inoltre un sacrosanto diritto di ogni individuo trasformare la propria quotidianità in un’opportunità di continua crescita e non solo in giornate di cui far passare le ore per far arrivare sera.

Proprio in merito a questa problematica nasce l’iniziativa inserimento nel mondo del lavoro di un gruppo di ragazzi autistici di Novara: il progetto si chiama BookBox e lo scopo è quello di dar vita a una libreria nelle sale d’attesa (studi medici, centri estetici, saloni, farmacie, studi professionali…). Un lavoro, questo, svolto proprio dai ragazzi autistici attraverso impegni a loro possibili e costruiti sulla base delle loro necessità, che nascono proprio dalla patologia: eccoli quindi impegnati a inserire oggetti in alcune borse, trasportarle, riporre la merce sugli scaffali. Il tutto, ovviamente, nel rispetto delle loro esigenze e accompagnati dagli educatori che coordinano i lavori e che rendono, così, produttiva la loro giornata aumentando anche la loro autostima e indipendenza.

I libri sono donati gratuitamente dalle case editrici ma anche da cittadini e famiglie che scelgono di abbracciare il progetto regalando testi maneggevoli e con poche pagine, composti da racconti o sezioni che possano essere lette in un periodo di tempo limitato – essendo libri che vanno nelle sale d’attesa – e vengono poi catalogati dai ragazzi e distribuiti nei luoghi che hanno deciso di prendere parte all’iniziativa.

BookBox nasce da un’idea di Marilena Zacchini – educatrice professionale che svolge attività di formazione e supervisione per l’intervento di persone con autismo, fra le curatrici dell’edizione italiana del Ttap (Teacch Transition Assessment Profile), finalizzato alla valutazione delle abilità significative per il raggiungimento dell’autonomia in contesti di vita quotidiana da parte di soggetti con disturbi dello spettro autistico – ed è stato avviato in via sperimentale a Firenze dall’associazione Autismo Firenze onlus (in collaborazione con l’Asl 10 di Firenze). Il progetto ha preso poi piede in altre città come Piacenza, Milano, Cremona, Lanciano, Brescia, Fiesco, Trento, Incisa e Figline Valdarno, Novara, Torino, Savona e Lucca.

“BookBox vuole promuovere un percorso sperimentale di avviamento al lavoro dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico (a basso e alto funzionamento), offrendo loro la possibilità di misurarsi con un’esperienza che in parte ricalca quella lavorativa, e garantendo al tempo stesso un servizio al territorio d’appartenenza. Nel progetto di vita dei ragazzi autistici l’inserimento nel mondo del lavoro si pone come uno degli obiettivi principali per approdare all’età adulta, favorendo il consolidamento della propria identità, il rafforzamento dell’autostima, lo sviluppo di un’autonomia personale, l’indipendenza e l’inclusione sociale.
L’inserimento in un contesto lavorativo rappresenta, inoltre, una meta importante non solo per il giovane, ma anche per la sua famiglia e la società”.