Battisti, basta con il buonismo

Battisti, basta con il buonismo

17 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Michela Trada –

L’Italia è il Paese degli ossimori, delle contraddizioni. Ci si indigna per gli sbarchi dei “neri invasori”, si grida allo scandalo per i giovani che ascoltano la Trap music e poi si affiggono sui muri gli striscioni  con scritto “Battisti libero”. L’unico Battisti che gli italiani dovrebbero osannare si chiama Lucio e di certo non è stato condannato all’ergastolo per omicidio e non solo.

In Italia, invece, si dimentica, figli, forse, di un perbenismo radical chic dal sapore intellettuale che ha sempre creato un alone mistico attorno alla figura di un uomo che oggi si dichiara cambiato e troppo malato per finire in carcere (non dimentichiamoci che Battisti è stato anche autore di pubblicazioni e fondatore di una rivista culturale).

Chissà cosa penserebbero di queste dichiarazioni i morti degli anni di Piombo e quanti quel periodo l’hanno vissuto sul “campo” con il cuore in gola. Sul caso Battisti, artefice fino a pochi giorni fa di una bella vita nonostante tutto, i complici sono molti, a cominciare dai cugini d’oltralpe oggi alle prese con i Gilet gialli e le rivolte nelle banlieu ma che ancora pensano di poterci dare lezioni di vita. E sì, perché, guarda caso, Battisti ha trovato subito rifugio in Francia (beneficiò in un secondo round dal rientro dal Messico anche della cosiddetta dottrina Mitterand), a differenza dei tanti disperati che si vincono le Frontiere chiuse e un rimbalzo polemico verso il Bel Paese, sintomo di un cortocircuito europeo che da troppi anni va seriamente rivisto.

Le tesi complottistiche dicono che sia già in atto un piano per far evadere nuovamente l’ex brigatista, mentre la Politica si è mossa per far rientrare a gran voce i compari ancora a piede libero.
Il punto a questa triste e assurda vicenda è ancora lontano dall’essere messo.