Emergenza rifiuti a Roma e nel Sud: tra malavita e roghi

Emergenza rifiuti a Roma e nel Sud: tra malavita e roghi

17 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Roma e il Sud Italia sotto i rifiuti? La situazione nella capitale e nel Mezzogiorno pare aggravarsi ogni giorno di più. L’incendio del deposito Ama di via Salaria, nella capitale, non ha fatto che peggiorare il tutto. Noi siamo andati a leggere il Rapporto dell’Ispra per capirci qualcosa in più. E un dato salta subito agli occhi: tra il 2014 e il 2016 i rifiuti urbani, nel nostro Paese, sono cresciuti, passando da 29.652.000 di tonnellate a 30.117.000. Solo Germania, Francia e Regno Unito ne producono di più nell’Unione Europea. A livello pro capite siamo passati da 488 chili per abitante del 2014 a 497 del 2016.

L’Italia smaltisce in discarica il 27,6% dei rifiuti urbani trattati, ma tra il 2014 e il 2016 c’è stata una graduale diminuzione di questo metodo, in linea con le politiche dell’Unione Europea. Stessa cosa dicasi per i rifiuti che vanno all’inceneritore. Di pari passo, c’è stato l’aumento dei rifiuti che vengono riciclati o inviati a compostaggio e digestione anaerobica. Nel 2017, la produzione nazionale di rifiuti urbani è stata di 29,6 milioni di tonnellate, con una riduzione di 524 tonnellate rispetto all’anno precedente (-1,7%). Il calo è generalizzato (-2,2% al Sud, -2% al Centro, -1,4% al Nord). Il 2018, però, ha fatto registrare una nuova emergenza, in particolare a Roma. Mentre al Sud sono sensibilmente aumentati gli incendi di rifiuti spesso tossici. Incendi che riguardano tutti i tipi di immondizia, quella solida urbana, quella speciale e quella di plastica.

I dati sono sconcertanti. Sono stati registrati 116 episodi d’incendio in aree abusive, 77 in impianti di trattamento rifiuti, 32 nelle discariche e 25 che hanno riguardato compattatori, isole ecologiche, ccr (centri comunali di raccolta) e piattaforme per un totale di 250 roghi in 11 mesi. Numeri chiaramente incompatibili con ipotesi di autocombustione o incidente isolato. Dietro si celerebbe infatti una guerra che ha nel mirino la filiera autorizzata e la gestione sostenibile del ciclo. Si parla chiaramente di alleanza ‘ndrangheta – camorra che ha prodotto un incendio di rifiuti ogni 32 ore. Attenzione  però a puntare il dito solo sul Sud Italia; il Nord Italia ha dovuto fare i conti con un aumento costante di questo fenomeno. Sarebbe direttamente la camorra a fare da mediatore per il trasferimento dei rifiuti dal Sud verso la Lombardia: “Famiglie calabresi hanno interessi in società del Nord, ecco quindi che la camorra media per portare dalle società del Sud che hanno interesse a smaltire i rifiuti ingenti quantità di questi al Nord, specialmente in Lombardia”.

Rimane il caso Roma, dove non va certo trascurato il ruolo della malavita, della cosiddetta Mafia Capitale. Si fa un gran parlare dell’ipotesi dell’apertura di una nuova discarica di servizio (o termovalorizzatore) entro fine gennaio. Solo così, dicono in Comune e pure in Regione, si potrebbe risolvere l’emergenza rifiuti, con il porta a porta che va avanti piano e il traguardo del 70% fissato da Ama entro il 2021 che si allontana. Il Rapporto Ispra del 2018 ha fotografato infatti una crescita di appena 1,2 punti percentuali dal 2016 al 2017. Nel primo semestre del 2018 non c’è stato alcun balzo in avanti. Legambiente aggiunge che la raccolta differenziata, a Roma, è sempre fermata al 44,3%.

Il problema è che nessuno vuole prendersi la responsabilità di firmare l’apertura di una nuova discarica. Né la sindaca, né la Regione, né l’Ama. E Roma, intanto, nuota nell’immondizia.