Gran Bretagna: il Parlamento boccia l’accordo sulla Brexit. Quali sono i possibili scenari post-voto?

Gran Bretagna: il Parlamento boccia l’accordo sulla Brexit. Quali sono i possibili scenari post-voto?

17 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

L’accordo raggiunto dalla premier britannica Theresa May con i leader europei è stato bocciato dal Parlamento con 432 voti contrari. Favorevoli soltanto 202 deputati: si tratta della sconfitta più grave mai subita da un governo in carica in Gran Bretagna.

Lo scenario, in realtà, era già stato anticipato da numerosi analisti, anche se nessuno si sarebbe aspettato un rifiuto così eclatante.


A far pendere la bilancia verso il no sono stati una serie di fattori. Il partito conservatore è spaccato da tempo tra chi appoggiava la linea negoziale portata avanti dalla May e chi vedeva l’accordo raggiunto come una forma di resa all’Unione Europea. Queste tensioni hanno raggiunto il culmine il 12 dicembre scorso quando Graham Brady, presidente del Commitee dei Tories, ha ricevuto le 48 lettere necessarie per attivare la procedura per la sfiducia. Con 200 voti a favore, 117 contro e la promessa di non ricandidarsi per un secondo mandato, May è riuscita a superare il no confidence vote.

Le critiche, però, non si sono limitate al gruppo dei conservatori. Trasversali le contestazioni al backstop tra le due Irlande, vero punto dolente dell’accordo che avrebbe di fatto permesso all’Irlanda del Nord di continuare a far parte – almeno economicamente, dell’Unione Europea. Questo meccanismo è stato percepito come una vera e propria minaccia all’integrità del Regno Unito e, considerato quanto sia stato difficile raggiungere l’Accordo del Venerdì Santo tra Belfast e Londra nel 1998, è evidente che fosse proprio quella del backstop la partita più delicata per Theresa May.


Dopo il voto la premier ha dichiarato di essere pronta ad affrontare già nella giornata di domani la mozione di sfiducia presentata dal leader dell’opposizione Jeremy Corbyn. Ma un’eventuale caduta del Governo è solo uno dei vari scenari che potrebbero presentarsi nei prossimi giorni. Secondo la BBC sono almeno sei le possibilità che si aprono dopo la bocciatura.

Se Theresa May non dovesse cadere, e in caso contrario diventerebbe estremamente probabile la formazione di un nuovo Governo in grado di portare avanti i negoziati per una Brexit “dura”, negozierà con deputati e parlamentari una nuova soluzione da portare al tavolo di Bruxelles o presenterà lo stesso accordo per una seconda votazione.

Se entro quattordici giorni nessun Governo dovesse ricevere un voto di sfiducia le due Camere verrebbero sciolte e si andrebbe a nuove elezioni, rimandando l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea già fissata per il 29 marzo. Non si tratterebbe di un rinvio sul lungo termine, perché l’insediamento del nuovo Europarlamento è prevista per il 2 giugno e dopo questa data tutti gli accordi stretti in questi due anni di negoziati diventerebbero privi di qualsiasi valore.

Un’altra possibilità, quella che né Theresa May né Jeremy Corbyn sembrano intenzionati a praticare, è quella del secondo referendum. Gli inglesi sarebbero chiamati nuovamente ad esprimersi sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea oppure, come auspicato dalla Camera dei Lord, sul negoziato stesso. La seconda opzione supererebbe le perplessità dei Brexiters e di chi, come Theresa May, ritiene che un secondo referendum sarebbe da considerarsi come un vero e proprio tradimento dei valori democratici.

Esiste sempre l’opzione “No deal”, ma nessuno sembra prenderla davvero in considerazione. Si tratta dello scenario che si verificherebbe se il Regno Unito arrivasse al termine del periodo previsto per i negoziati, il 29 marzo o il 2 giugno, senza aver raggiunto un accordo sulla sua uscita dall’Unione. In tal caso la Gran Bretagna diventerebbe un Paese terzo, generando un caos burocratico che l’Unione Europea non è pronta ad affrontare.

Resta infine l’ultima soluzione possibile. Pochi minuti dopo il voto Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, ha twittato: “Se non è possibile trovare un accordo e nessuno vuole uscire senza accordo, chi avrà finalmente il coraggio di dire qual è l’unica soluzione possibile?”.

Quello che secondo Tusk nessuno ha il coraggio di dire è che, forzando i trattati, la Gran Bretagna potrebbe rientrare nell’Unione Europea. L’unico problema è che, a parte i Remainers, nessuno sembra pronto a percorrere questa strada.