La La Hurwitz – Justin Hurwitz e l’importanza della musica nei film di Damien Chazelle

La La Hurwitz – Justin Hurwitz e l’importanza della musica nei film di Damien Chazelle

17 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisa Torsiello –

Vi siete mai chiesti cosa sarebbe un film senza musica? Una galleria di immagini in movimento dominate da silenzi schiaccianti, opprimenti o emozionanti; una sequela di sguardi persi, commossi, sorretti da movimenti di macchina e scelte di regia capaci di intensificare ogni minimo gesto dell’attore, sottolineando un sentimento nascosto, o significato celato. Eppure non sempre i talenti immani degli interpreti, o il virtuosismo autoriale di un regista sono abbastanza perché un film colpisca al cuore lo spettatore. Ci vuole un ingrediente in più, quell’elemento invisibile, ma udibile, che in maniera armoniosa, o anempatica, commenti ogni singola scena intensificandone l’aspetto emotivo, comunicando in maniera diretta e preferenziale con i nostri sensi, il nostro inconscio, il nostro cuore. Stiamo parlando della musica, tripudio di note e melodie che possono danzare sinuosamente con la colonna visiva, oppure battersi con essa, sferrando motivetti allegri mentre sullo sfondo cala la violenza e la paura più atavica (si pensi solo a Stanley Kubrick e al suo uso della colonna sonora in “Arancia Meccanica”, dove il contrasto tra suono e immagini è così forte da generare un senso di disorientamento e perdita nello spettatore).

I film di Damien Chazelle, seppur fondati su un ottimo impianto visivo e registico, e supportati da ineccepibili interpretazioni attoriali, non sarebbero gli stessi senza la musica di Justin Hurwitz.

Hurwitz e Chazelle si conoscono all’Università di Harvard, dove condividono una stanza. Una scintilla scocca tra i due. Prende piede un’alchimia che li avvolge, li lega, li sprona a credere nei loro desideri. Sembra una favola, eppure questi due semplici studenti incontratasi al college, e che hanno suonato nella stessa band (i Chester French) sono stati davvero capaci di unire le forze e trasformare la loro rispettiva passione in qualcosa di più grande, migliorandosi e raggiungendo risultati artistici così apprezzati. Il regista, amante del cinema e lui stesso impegnato nello studio della musica (in particolare della batteria jazz) ha mille idee in testa pronte a tramutarsi in film. Opere più o meno autobiografiche, di uomini ambizioni, di amore e di successo, di alti e bassi, cielo e terra, che l’autore lega insieme con nastri fatti di note e sinfonie firmat da Justin Hurwitz. Un sodalizio tra i due strettosi sin dal debutto alla regia di Damien Chazelle con “Guy and Madeline on a Park Bench”. Antesignano dell’acclamato “La La Land”, il film richiama la tradizione dei musical MGM con uno stile da vérité, ricco di primissimi piani, unendo assieme performance jazz live e coreografie tap dancing, con altrettanti numeri musicali. A unire, allontanare i due giovani innamorati c’è sempre lei, la musica. molto più che un’arte, o semplice commento musicale, la colonna sonora di Justin Hurwitz è un filo sottile su cui camminano le vite dei protagonisti nati dall’immaginazione di Chazelle. Basta una nota stonata, un acuto improvviso, un tasto premuto con troppa forza o con troppa ambizione che il rosso del sangue prende il posto del rosso dell’amore, e il sudore bagnerà, fino a farli svanire, i sogni di successo. Un valzer di sentimenti che Hurwitz riesce a tradurre in melodia, anticipandone spesso la loro creazione in immagini. Capita infatti, come successo per “First Man”, che il compositore si metta al piano e scriva qualche brano da cui Chazelle prenderà ispirazione per plasmare e infondere vita agli eventi che devieranno la vita dei suoi personaggi.

Se per “Guy and Madeline on a Park Bench”, “Whiplash” e “La La Land” la musica era la linfa vitale stessa dei protagonisti sulla scena, tutti accomunati da uno strumento a cui infondere e destinare i propri sogni di successo (la tromba per Guy, la batteria per Andrew, il piano per Seb) in “First Man” la colonna sonora accetta il ruolo di dar voce ai pensieri ed emozioni di un Neil Armstrong spesso silenzioso e chiuso nella propria solitudine. Perché nel mondo di Chazelle a volte le parole, anche quelle cantate, dicono molto meno di un accordo o un passaggio orchestrale. Trascinato dal commento musicale di Justin Hurwitz tutto può cambiare, o tutto può intensificarsi. L’epicità dell’allunaggio, lanciato e sorretto da una musica sempre più intensa, sempre più coinvolgente in “First Man”; il medley della sequenza finale di “La La Land” con cui lo spettatore sogna e vola nel cielo dell’immaginazione insieme a Seb per poi essere catapultato, svanita  l’ultima nota, giù nel mondo reale; il battere compulsivamente le proprie bacchette sulla batteria per raggiungere quella perfezione che forse non esiste in “Whiplash”, sono tutte idee confuse che abitavano la mente di Chazelle, ma che una volta tradotte in musica da Hurwitz hanno indicato al regista prima, e al montatore poi, il loro posto nell’universo filmico in atto. Sono due persone determinate e precise Chazelle e Hurwitz. Forse è per questo che si trovano a lavorare così bene tra di loro. Per il compositore ci vuole tempo per portare a termine le proprie opere; una totale devozione al proprio lavoro che lo porta a mettere in pausa il resto della sua vita. Anche per questo preferisce mettersi all’opera quando il film è ancora in fase embrionale, o in pre-produzione. Non vanterà una grande prolificità Hurwitz, ma alla quantità il trentatreenne losangelino preferisce la qualità.

Un’importanza, quella della musica di Justin Hurwitz nei film di Damien Chazelle, sottolineata anche dall’Academy nel 2017 con la vittoria di due premi Oscar, uno per la “Migliore colonna sonora” e l’altro per la “Migliore canzone originale” (City of Stars). Una marcia trionfale quella intrapresa dal compositore amante della musica di John Williams, Ennio Morricone e Leonard Bernstein, che non sembra arrestarsi. La sua è una stella pronta a brillare più che mai, alimentata da altri riconoscimenti importanti come il Golden Globe e il Critic’s Choice Award, vinti recentemente per la colonna sonora di “First Man”.