L’improbabile vittoria di Félix Tshisekedi alle presidenziali congolesi

di Martina Cera –

Dopo sedici giorni di attesa e dopo essere stata per settimane oggetto di pesanti critiche per le lungaggini dello spoglio, la Commissione elettorale indipendente congolese ha finalmente i risultati delle elezioni presidenziali del 30 dicembre scorso.


Il vincitore sarebbe Félix Tshisekedi, 55 anni, figlio di uno storico rappresentante dell’opposizione al regime assassinato nel 2017. Considerato fino a pochi giorni fa un candidato debole, Tshisekedi, stando a quanto dichiarato dalla Commissione, avrebbe vinto con 7 milioni di preferenze (38,5% di voti) battendo il favorito Martin Fayulu per ben quattro punti percentuali.

Molto popolare a Kinshasa, meno nelle province, Fayulu ha studiato in Francia e negli Stati Uniti e ha lavorato per il gruppo petrolifero Exxon Mobile, ricoprendo ruoli dirigenziali. Impegnato politicamente dagli anni ’90, quando faceva parte dell’opposizione al sanguinario dittatore Mobuto Sese Seko, è stato arrestato due volte per aver partecipato a manifestazioni non autorizzate contro il regime di Kabila. Era considerato “un candidato da combattimento” e, proprio per questo motivo, preferito a Tshisekedi dalla coalizione che si era presentata in opposizione a Kabila.

Inoltre, secondo la lista provvisoria dei parlamentari eletti pubblicata dalla Commissione, Joseph Kabila e i suoi alleati manterrebbero la maggioranza all’Assemblea nazionale, in quanto avrebbero ottenuto più di duecentocinquanta seggi su un totale di cinquecento.


Per il Congo queste elezioni rappresentano la speranza della prima transizione democratica dopo l’indipendenza ottenuta dal Belgio nel 1960. L’attuale presidente Kabila ha rimandato le presidenziali per più di due anni, esercitando forti pressioni nel tentativo di candidarsi per un terzo mandato consecutivo, dopodiché ha tentato di stringere accordi con i candidati dell’opposizione, tra cui lo stesso Tshisekedi.

Secondo Fayulu Kabila sarebbe riuscito a stringere un patto segreto con Tshisekedi e per questo motivo, subito dopo la pubblicazione dei risultati, ha fatto depositare dal suo avvocato Touissaint Ekombe i documenti necessari per il ricorso alla Corte costituzionale. Adesso la decisione spetta ai giudici, che hanno tempo fino a venerdì per decidere se accogliere l’istanza o meno. In caso contrario inizierà il passaggio di consegne tra Kabila e Tshisekedi, che si insedierà come presidente nel giro di una decina di giorni.

“Il mio appello a ricontare i voti manualmente ha pochissime possibilità di successo”, ha dichiarato Fayulu poco dopo lo spoglio dei risultati “Dopotutto la Commissione e la Corte costituzionale sono composte da uomini fedeli a Kabila”. Le perplessità espresse dalle opposizioni sono state condivise anche da Parigi e Bruxelles, in particolare il Ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha chiesto “chiarimenti su questo risultato non conforme alle attese”. La Conferenza Episcopale congolese, un organo che può contare su ben 40.000 osservatori considerati i più attendibili dalle istituzioni internazionali, si è allineata sulla posizione di Fayulu, ma ha auspicato “una transizione priva di violenze”.

Non si fermano, intanto, le manifestazioni di dissenso contro il risultato elettorale. Da sabato scorso i sostenitori di Fayulu sono scesi in piazza a Kinshasa per protestare contro Kabila e Tshisekedi, ma sono stati a più riprese dispersi dall’esercito, mentre nel sud del Paese due poliziotti e due civili sono stati uccisi a seguito dei violenti scontri tra i manifestanti pro-Fayulu e quelli pro-Tshisekedi.

Ancora una volta il Congo, un Paese già devastato dal virus ebola e depredato delle proprie risorse naturali dalle potenze straniere, sembra un passo più lontano da quel passaggio democratico che aspetta dalla fine del regime di Mobutu.

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