Lo sport non discrimina, o quasi, l’omosessualità

di Deborah Villarboito –

È interessante come lo sport passi in secondo piano così facilmente. Gli eroi dei nostri campi preferiti diventano talmente perfetti che non possiamo immaginare imperfezioni o colpi di scena. Così ci indigniamo se cadono in scandali o se ci accorgiamo che non rispecchiano i nostri ideali.

L’omosessualità è ancora un tabù per molti sport, soprattutto quelli maschili, soprattutto in certi Paesi. Un esempio di outing celebre, ad esempio, è quello della pallavolista Paola Egonu, che ha oltre la grinta sportiva, anche la determinazione di vivere pienamente ciò che è: una potentissima atleta, capace di cose stupefacenti, che ha una ragazza. Il coraggio e l’approvazione ricevuta hanno spiazzato molti. Non tutti gli atleti, però, possono uscire allo scoperto ed essere se stessi. La paura è quello di perdere tutto. Ian Thorpe raccontò di averci pensato a lungo e di aver fatto coming out per ispirare gli altri a fare lo stesso, con lui anche Ari Pekka Liukkonen, il primo nuotatore della nazionale di nuoto finlandese, tuttora in attività, a essersi dichiarato gay. Nei tuffi Matthew Mitcham, medaglia d’oro a Pechino 2008 nei 10 metri, è stato il primo gay dichiarato nel suo sport a partecipare a un’Olimpiade.

Nella sua disciplina si ricordano anche Tom Daley, campione del mondo sempre nei 10 metri a Roma 2009 e Budapest 2017, che ammise su Youtube di avere una relazione con un uomo, e Greg Louganis, quattro ori e cinque titoli mondiali, che disse di essere gay nel 1994 e di essere sieropositivo già dal 1988. Nel pugilato, Orlando Cruz ammise di essere gay nel 2012, mentre Mark Leduc, argento alle Olimpiadi di Barcellona 1992, morto a soli 45 anni nel 2009, lo fece nel 1994. A Rio 2016, fecero scalpore Helen e Kate Richardson-Walsh, la prima coppia gay inglese che partecipò a un’Olimpiade e vinse l’oro per l’hockey su prato. E sempre nell’hockey, ma questa volta ‘Inline’, c’è il portiere della Nazionale, Nicole Bonamico, che dichiarò la sua omosessualità nel 2014. Nel ciclismo, la tedesca Judith Arndt convisse a lungo con la compagna Petra Rossner.

Entrambe ambasciatrici per i Gay Games, si sono separate e la Arndt dal 2012 vive a Melbourne con un’altra donna. Nel pattinaggio di figura, il campione Johnny Weir si dichiarò gay nella sua autobiografia uscita nel 2011, mentre Brian Boitano, pattinatore americano, lo fece due anni dopo. Nel cricket Steven Davies, il più importante giocatore del panorama internazionale, fece coming out lo stesso anno di Weir. L’anno scorso arrivò la dichiarazione dell’astista canadese Shaw Barber, che su Facebook si definì “gay e oroglioso”. Michael Sam fu il primo giocatore di football a dichiararsi gay nel 2014, ma dopo il coming out i gruppi cristiani più fondamentalisti minacciarono le squadre dall’assumerlo.

Per le troppe proteste, nonostante le difese di vari club americani, Sam decise di ritirarsi. Nel rugby, il gallese Gareth Thomas si dichiarò nel 2009, mentre nel baseball Dave Pallone fu costretto a licenziarsi nel 1990 dopo aver dichiarato l’omosessualità nella sua autobiografia. Anche varie personalità del basket hanno ammesso di essere gay: dalla cestista dei Chicago Sky e stella della squadra femminile Usa, Elena Delle Donne nel 2016 alla compagna di nazionale Brittney Griner, che lo fece tre anni prima. Tra le testimonianze degli uomini si ricordano nel 2007 John Amaechi, primo giocatore dell’Nba a dichiararsi, e nel 2013 Jason Collins, ex giocatore e centro dei Brooklyn Nets, fratello di Jarron, anche lui cestista.

Non mancano testimonianze anche nel tennis. Nel 1991 la ceco-statunitense Martina Navratilova, nove volte campionessa a Wimbledon, raccontò della sua omosessualità appena dopo aver preso la cittadinanza americana. Otto anni dopo lo fece Amelie Mauresmo, che arrivò a perdere vari sponsor dopo l’annuncio e a litigare con la sua famiglia. Nel 2010 fu la volta di Beatriz Fernández, americana di origine portoricana. Negli anni Novanta toccò alla spagnola Conchita Martinez, mentre Billie Jean King, divenuta celebre per aver sconfitto Bobby Riggs in una partita di tennis ricordata come la ‘battaglia dei sessi’, raccontò solo in seguito di aver avuto una relazione con la sua segretaria nel 1983.

Anche nel calcio ci sono dei casi. Conosciuto in Italia per aver giocato con la Lazio nel 2010, l’ex centrocampista Thomas Hitzlsperger fece coming out nel 2014, ricevendo gli elogi dal governo tedesco. Aprì un dibattito sulle dichiarazioni in merito al fatto che fosse impossibile per i calciatori venire allo scoperto, anche dietro consiglio dei loro stessi agenti. Lo stesso anno di Casey Stoney, attuale allenatrice del Manchester United femminile. Anche l’ex centrocampista statunitense del Montreal Impact, David Testo, parlò, così come fece lo svedese Anton Hysen nel 2011 alla rivista Offside e il ritirato giocatore dei Los Angeles Galaxy, Robbie Rogers, diventato genitore nel 2016, insieme al suo compagno, di un bambino nato da madre surrogata. L’esempio meno recente e più drammatico è invece quello di Justin Fashanu. Il racconto della propria omosessualità nel 1990 causò delle reazioni ostili, come dalla comunità nera che lo rinnegò, e, dopo le accuse di stupro da parte di un ragazzo, l’ex calciatore inglese si tolse la vita nel 1998.

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