Modelle curvy: la moda dice sì, il popolo no

di Sabrina Falanga –

Non esiste – per fortuna – verità assoluta. Non esiste un meglio o un peggio, non si può parlare di giusto o sbagliato. Eppure, nonostante questa libertà da qualsiasi preconcetto o eventuale etichetta, che potrebbe anche essere la possibilità di un vivere sereno con se stessi e gli altri, c’è sempre un motivo per animare una discussione sulla base di una ragione inesistente. E, peggio ancora, per scadere in esternazioni la cui base è solo l’offesa.

Sono bastate tre fotografie sul sito di Zalando (portale e-commerce di abbigliamento e accessori) per scatenare il solito tafferuglio 2.0 su Facebook: la nuova frontiera della frustrazione. Si tratta di tre fotografie che mostrano una modella curvy (termine che indica donne orgogliose di portare una taglia che vada dalla 46 in su, senza sentire la necessità di modificarsi) in intimo: nulla di volgare – anzi, si tratta di un couple reggiseno e slip tranquillamente definibili sportivi visto lo stile -, e nessuna posa eccessiva della modella – anzi, apparentemente struccata e ben lungi da ogni provocazione sensuale -.

E quindi, il problema qual è?
Il problema pare essere la modella stessa. O meglio, la sua taglia. E se, per una volta, non è una criticità per la casa di moda (Calvin Klein, in questo caso) – critica che generalmente viene mossa verso il mondo del fashion -, lo è stata per il pubblico del web che ha commentato le fotografie con offese rivolte al fisico della ragazza, “troppo grasso”. “Che schifo” era ripetuto ogni due commenti.

A commentare con questa esemplare gentilezza sono stati sia uomini sia donne.
Parliamo di donne comuni, che dalla testimonial Calvin Klein avrebbero dovuto sentirsi rappresentati poiché immagine di una donna che mostra un corpo simile a quello della maggior parte del mondo femminile, che avrebbero dovuto sentirsi protette da un marchio che, finalmente, ha voglia di stare dalla parte di tutte. Perché è questo il punto: non è corretto scegliere solo modelle molto magre così come non sarebbe corretto scegliere modelle in carne, perché non esiste solo un prototipo di donna ed è giusto che ognuna di esse si senta rappresentata – così come le pubblicità di shampoo scelgono testimonial dai capelli ricci, lisci, corti, biondi o grigi, così come le réclame di cosmetici scelgono modelle dalla pelle eburnea, olivastra o nera -.
Parliamo di uomini che quotidianamente si confrontano con le donne comuni, dalle loro familiari alle loro fidanzate, dalle loro figlie alle loro colleghe: ci si chiede, dunque, parliamo di uomini che davanti alle “loro” persone pensano «che schifo» quando le vedono?

Ma, attenzione. Qui non si vuol discutere della tipologia del corpo della ragazza – posto che a tal proposito non c’è proprio nulla da discutere -, quanto sul fenomeno del body shaming sempre e comunque.
Il body shaming è rappresentato da quell’atteggiamento offensivo che tende a denigrare l’aspetto estetico di una persona. E non si tratta solo della taglia: “troppo mascolina”, “quanto trucco”, “quanti tatuaggi”, “ma non si è depilata?” sono tutti commenti che rientrano nel fenomeno di chi vuol fare il fenomeno. Anche le modelle molto magre sono spesso oggetto di frasi irrispettose: “Le ossa diamole ai cani” è una delle più gettonate, ma anche “anoressica!” è un termine abusato dimenticando che la magrezza è una naturale propensione di alcuni corpi e che l’anoressia è una patologica psicologica e non sinonimo di magrezza. Ma, si sa, l’ignoranza non è che la madre dell’analfabetismo funzionale, che nel Web ha trovato terreno fertile.

Zalando ha oscurato i commenti offensivi: “Non accettiamo – hanno spiegato gli amministratori della fanpage – che la nostra pagina diventi un luogo per diffondere messaggi di odio”. Calvin Klein sicuramente non ritirerà la sua campagna (anzi!) e il mondo della moda, per fortuna, sarà sempre più aperto alla diffusione di immagini il più varie possibili.

Il problema, quindi, continua a essere solo uno: la bruttezza. Quella che certe persone hanno negli occhi e attraverso la quale vedono ogni cosa che le circonda.


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