Pink Tax: quando i rasoi rosa costano di più

di Sabrina Falanga –

Chiamasi “beni primari” quei beni economici di cui un individuo ha necessità, dei quali non può fare a meno e tra questi non ci sono solamente i generi alimentari, ma anche vestiti e sicurezza. Tra i beni di che una donna non può, appunto, fare a meno di usare ci sono gli assorbenti poiché il ciclo mestruale non è una scelta ma una situazione corporea incontrollabile (così come lo sono la fame e la sete): però, no, gli assorbenti non rientrano tra i beni primari.

Non ci sarebbe da discutere se questo non incidesse sulla spesa economica di una donna: perché i beni primari hanno, sul mercato, l’Iva al 4 per cento; gli altri ce l’hanno al 22. Questo significa che gli assorbenti costano più di quello che potrebbero – o, diciamolo, che dovrebbero. C’è chi ha cercato di scagionare Iva sostenendo che potrebbe essere un incentivo per utilizzare la “coppetta”, un metodo alternativo agli assorbenti – ancora poco diffuso in Italia – che punta all’ecosostenibilità poiché sicura e rispettosa dell’ambiente. Game over. Anche le coppette hanno l’Iva al 22. Non avevamo dubbi.

Ma c’è di più: rosmarino e manifesti elettorali (di cui, per questi ultimi, non solo non sentiamo la necessità ma spesso ne faremmo proprio volentieri a meno) prevedono l’Iva agevolata, così come le merendine e i francobolli. Assorbenti (e pannolini) sono al 22 per cento, al pari di automobili e televisori.

Che poi, chiariamoci, non è che tra donne ci si diverte a far del femminismo in continuazione. Non è che ci si sforza a trovare sempre e comunque pretesti polemici. Semplicemente ci sono ragioni oggettive per riflettere: i rasoi da uomo hanno l’Iva al 4 per cento (come pane e latte) e pur di continuare su questa falsariga sessista si sono messi in commercio rasoi femminili che non hanno nulla di diverso se non il colore (indovinate? Il rosa. Avanguardia pura). No, sbagliato. Hanno anche qualcosa d’altro di diverso: il prezzo. Va da sé che costano di più quelli per il gentil sesso. Perché, in media, una confezione da cinque rasoi “da donna” costa 1,80 € mentre una confezione da dieci rasoi “da uomo” costa 1,70 €.

Benvenuti nel magico mondo della “pink tax” (la tassa rosa): magico perché c’è ma non si vede. Quello dove i jeans da donna costano il 10 per cento in più rispetto a quelli da uomo, un taglio di capelli da donna (anche nelle più famose catene unisex di parrucchieri) arriva fino al doppio di differenza e i salari continuano a essere, come da studi del 2018 pubblicati anche da Il Sole 24 ore, differenti tra uomini e donne.
In Italia, s’intende: perché, comunque, per tornare al discorso iniziale, solamente nel Bel Paese gli assorbenti hanno l’Iva dei beni di lusso rispetto al resto d’Europa. La Scozia li fornisce gratuitamente alle studentesse.

A onor di cronaca: il tartufo ha l’Iva al 4 per cento.
E saremo onorate di mangiarlo, quando non avremo finito i soldi per una confezione di tampax.

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