Se Karl Marx mangiasse al McDonald’s

Se Karl Marx mangiasse al McDonald’s

17 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

Il McDonald’s è la più importante catena di fast food nel mondo. Ufficialmente, nasce nel 1937 da un’idea dei fratelli Dick e Mac McDonald, che aprono ad Arcadia (California) un chioschetto di hot dog. Nel 1940 i fratelli danno vita al primo ristorante, “McDonald’s Bar-B-Q” a San Bernardino. Il fast food che conosciamo noi nasce, però, dall’intervento di Ray Kroc, un rappresentante di frullatori che nel 1955 rileva l’attività e ne fa un franchising, acquistandone il marchio. La vera storia del McDonald’s è raccontata nel libro La vera storia del genio che ha fondato McDonald’s, di Ray Kroc con Robert Anderson e nel film The Founder, del 2016 con Micheal Keaton.

Ad oggi il colosso ha un fatturato di oltre 25,14 miliardi di dollari, con circa 420mila dipendenti.

E se noi avessimo una macchina del tempo e potessimo, magicamente, trasportare Karl Marx ai nostri giorni? Cosa penserebbe il filosofo di questo colosso?

Marx di certo non mangerebbe abitualmente panini al McDonald’s, ma andrebbe a studiarne l’attività. Marx è stato un attentissimo osservatore della società dell’Ottocento, un critico del capitalismo e dei nuovi ideali che, all’epoca, facevano da sostrato materiale alla Seconda Rivoluzione Industriale. Gli occhi di Marx vedono l’avvento delle fabbriche, in cui si consumano dinamiche di sfruttamento ai danni di uomini, donne e soprattutto bambini. Vedono masse di uomini alienate, spaesate, ai piedi di una nuova mentalità, quella capitalistica, all’apparenza invincibile.

Marx interpreterebbe il McDonald’s come il trionfo della mentalità e dell’accumulazione capitalistica. Vedrebbe il lavoro dei dipendenti del colosso come estrinsecazione dell’alienazione, concetto di cui parla nei suoi Manoscritti economico-filosofici, del 1844. L’alienazione che prova il dipendente consta di quattro facce, quattro sfumature: il sentimento di straniamento che prova davanti al prodotto, l’alienazione del lavoro rispetto al lavoratore, l’alienazione rispetto alla specie umana e il disorientamento che si prova nei rapporti intersoggettivi. L’alienazione è perdita dei valori umani e trionfo di quelli materiali. I dipendenti del McDonald’s costituirebbero, allora, una massa di lavoratori alienata, disorientata, sfruttata, con salari minimi.

Negli ultimi 36 mesi, gli stipendi dei dipendenti McDonald’s Italia vedono una media di 786 euro al mese per un operatore e circa 585 euro mensili per un cassiere. Marx interpreterebbe questo come una strategia del capitalista, che mira ad accumulare attraverso il pluslavoro. Il lavoro operaio conferisce valore alla merce, che, però, è maggiore rispetto al salario. Si genera così il plusvalore, generato dal pluslavoro: l’operaio, sfruttato, lavora più del dovuto senza percepire stipendio extra. Da questo pluslavoro il capitalista trae vantaggio. Sono queste le tesi che Marx delinea ne Il Capitale, del 1867.

Infine, Marx, dopo aver studiato a fondo l’attività e averla così interpretata, profetizzerebbe la morte del colosso fast food, così come del sistema capitalistico in generale, attraverso la caduta tendenziale del saggio di profitto. La formula, contenuta ne Il Capitale, prevede un sempre minore profitto nelle tasche del capitalista (caduta tendenziale, appunto), dovuto all’aumento progressivo di investimenti da fare per la manutenzione dei macchinari e delle materie prime, a scapito dei salari per i dipendenti.

Siamo quindi giunti alla fine di questo nostro viaggio nel tempo, che ci ha permesso di conoscere parte del pensiero economico marxiano attraverso la nostra amata attualità.

E a Marx, forse, sarebbe piaciuto concludere così: “il lavoratore si sente libero ormai solo nelle funzioni bestiali, nel mangiare, nel bere, nel generare, nell’avere una casa, nella sua cura corporale. Il lavoro e la vita produttiva appaiono all’uomo solo come mezzo per la soddisfazione di un bisogno, del bisogno di conservazione dell’esistenza fisica”.