“Il preside è gay”: da un insulto una lezione educativa

Lo volevano offendere e denigrare davanti a tutti. Così, hanno scritto sui muri del suo liceo: “Il preside è gay”. La risposta del dirigente scolastico, però, deve aver spiazzato anche loro, gli autori del gesto. Su Facebook, Gianluca Dradi ha fatto sapere che quella scritta non sarà cancellata: “Rimarrà lì come una pietra d’inciampo per l’intelligenza umana”. Siccome è probabile che i graffitari non avranno capito questa frase, il preside ha aggiunto. “Ciò che offende non è la falsa attribuzione di una condizione, ma il fatto che uno studente del mio liceo l’abbia pensata come una offesa”. Per la cronaca, si tratta dell’istituto ‘Alfredo Oriani’ di Ravenna.

Purtroppo, ancora oggi nel 2019, viene utilizzata come offesa la parola ‘gay’. Tra ragazzini e ragazzi. Dare all’altro del ‘frocio’ appare come la cosa peggiore. Stai ‘sminuendo’ la sua virilità agli occhi del mondo (o degli amici, se non altro). Per la maggior parte degli adolescenti, ma purtroppo succede a volte pure tra i grandi, la condizione dell’omosessualità è qualcosa per cui insultare e compatire l’altro. Una malattia. Viene da dire che è la malattia di una società machista. Ogni volta sogniamo che la generazione successiva non lo consideri più offensivo, ma ogni volta restiamo delusi.

Dradi ha parlato senza remore al ‘Resto del Carlino’: “In un primo momento la mia reazione è stata semplicemente un’alzata di spalle. Poi però ha prevalso l’idea di cogliere l’occasione per un piccolo gesto educativo nei confronti del presunto autore. A me non importa chi sia stato. Mi piacerebbe che tra qualche tempo l’autore, ripassando davanti a quel muro, possa ravvedersi e vergognarsi di aver pensato che quell’epiteto fosse un’offesa”. Signor preside, lei lo saprà meglio di noi perché tra gli adolescenti ci passa la maggior parte del suo tempo, ma l’autore non si pentirà mai di ciò che ha scritto. Non rientra nella sua mentalità. Per lui è l’insulto peggiore. Uno a cui piacciono altri uomini è un malato, per lui. Non distingue tra la vita e i gusti sessuali. Anzi, come tutti gli adolescenti, mette il sesso al primo posto dei valori. E quindi anche le scelte sessuali. E non concepisce l’idea che chi è gay veramente non si offende se qualcuno lo definisce ‘frocio’, chi non lo è neanche, se ha l’apertura mentale del preside del liceo. Semplicemente perché non è un’offesa, che sia reale o meno.

“Il bullismo omofobo e non solo è una vera piaga che colpisce gli adolescenti che vivono periodi di fragilità”. Questo semmai è il vero problema, non la scritta al preside o ciò che può voler significare. Ci sono ragazzini che magari sono ancora un po’ confusi sulla propria identità sessuale, o che sono particolarmente timidi e fragili e che possono venire esclusi dagli altri proprio per questo. Non tutti reagiscono con un’alzata di spalle. Qualcuno arriva al suicidio. Ma certo, per chi usa l’epiteto ‘gay’ come un’arma, questo è poco importante. Lui vuole solo colpire, farsi notare, fare il macho. Per poi ritrovarsi, probabilmente, a 40 anni solo e pieno di complessi proprio verso le donne.

di Alessandro Pignatelli

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