Cartesio e quella strana propensione per l’intelligenza artificiale

Cartesio e quella strana propensione per l’intelligenza artificiale

24 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

“Come noi, quegli uomini saranno formati di un’anima e di un corpo”. Lo dice il filosofo francese René Descartes, meglio noto come Cartesio, in riferimento agli automi del futuro. Prima però, un po’ di storia.

Nato nel 1596, Cartesio ha prodotto numerose opere filosofiche, che lasciano uno strascico molto importante dal punto di vista scientifico.

Nello specifico, analizzeremo L’Uomo di Cartesio, una sezione dell’opera Il mondo o Trattato sulla Luce, del 1633, interrotta a causa della condanna per eresia ai danni di Galileo Galilei.

L’uomo è per Cartesio una macchina, qualcosa che segue un meccanismo ben preciso e definito, che nasce dal progetto divino. L’uomo è per il filosofo francese un insieme di res cogitans e res extensa, di sostanza pensante e sostanza estesa, corpo. Il mix uniforme di corpo e anima trova la sua perfetta sintesi all’interno del cervello, nella cosiddetta ghiandola pineale (quella che oggi conosciamo come epifisi).

L’uomo e l’animale sono macchine, formate da tessuti, nervi, muscoli, che per Cartesio potrebbero essere sostituiti con molle, pistoni e tubi, alla stregua di una vera e propria macchina.

Cartesio, intellettuale multiforme e poliedrico, è molto appassionato di scienza, ma soprattutto di meccanica. Questa passione lo spinge a studiare gli automi, dei marchingegni dotati di movimento da un punto di vista meccanico (non ancora elettronico); insomma, gli antenati dei robot.

Si dice che il filosofo negli ultimi anni della sua vita viaggiasse sempre insieme a un automa meccanico che riproduceva una bambina, senza mai separarsene. Cartesio profetizzò, se vogliamo, l’avvento dell’intelligenza artificiale, di un mondo parallelo al nostro in cui verremo riprodotti, come clonati, artificialmente.

Gli uomini riprodotti saranno i robot, identici a noi, ma ancor più meccanici di noi, dotati anch’essi di corpo e di anima. Già di per se stesso, il corpo dell’uomo è del tutto paragonabile a un sistema meccanico-idraulico. La stessa ghiandola pineale funzionerebbe come una sorta di piccolo automa: la sua mobilità dipenderebbe, infatti, dal calore emanato dal cuore attraverso le arterie.

Un meccanismo del genere sarebbe alla base del coordinamento fra la percezione degli oggetti e il movimento del corpo. Secondo Cartesio, tutto partirebbe da tubicini del sistema idraulico del corpo, che iniziano la loro corsa nel cervello, per poi raggiungere i muscoli del braccio, riuscendo così a farlo muovere. Questo sarebbe tutto il lavoro dietro le quinte che, secondo il filosofo, costituirebbe la base di ogni singolo movimento del corpo umano: dall’afferrare una bottiglia allo scrivere su un foglio.

Una macchina perfetta quella animale e umana, frutto della perfezione di Dio, che Cartesio non dimentica mai- complici, anche, i tempi duri e intolleranti in cui si trova. La morte dell’uomo e di ogni essere vivente è spiegata in termini di cessata attività della macchina. Moriamo perché siamo macchine che, dopo un po’, dopo un periodo di tempo che non possiamo conoscere, smettono di funzionare, si inceppano.

E proprio in questo senso il corpo-macchina di Cartesio smette di funzionare nel 1650, pare per una polmonite molto aggressiva. Altre ipotesi, invece, vedono Cartesio morto per avvelenamento da arsenico.

In ogni caso, la speculazione cartesiana inaugura una stagione materialistico-meccanica in Francia, Inghilterra e a tratti in Germania, che vedrà come protagonista anche La Mettrie e il suo Uomo Macchina (1747), in qualche modo sequel dell’Uomo.

E siamo giunti alla fine di questo nostro viaggio nel tempo, che ci ha portati a collegare l’intelligenza artificiale alla speculazione cartesiana e alla sua passione per gli automi.

“Il corpo umano funziona come una macchina, incomparabilmente meglio ordinata e che ha in sé movimenti più meravigliosi di qualsiasi altra tra quelle che gli uomini possono inventare”…