Ghetti 2019, sono le periferie d’Italia

di Alessandro Pignatelli –

Periferie d’Italia, i nuovi ghetti. Da dove uscire è praticamente impossibile. Spesso abbandonate dalle istituzioni e di ‘proprietà’ della malavita. Sufficiente citare tre esempi per capire: la Magliana di Roma, Quarto Oggiaro a Milano, Scampia a Napoli. In totale, sono 15 milioni gli italiani che abitano le periferie delle città. Dove la vita scorre piano e spesso ci si annoia. Quando non si spaccia o non c’è una sparatoria tra clan rivali.

Le periferie italiane sono povere di infrastrutture e, se ci sono, sono fatiscenti. Molte abitazioni sono occupate abusivamente. Sono zone scelte per smaltire in modo illecito i rifiuti. C’è la violenza, naturalmente, con cui a volte si impara a convivere e altre volte no. C’è quella locale e c’è pure quella d’esportazione. Qui la crisi economica non è passata nel senso che c’è crisi da sempre. Letteratura e musica spesso prendono spunto da questi ghetti ed esprimono rabbia, voglia di rispetto. I romanzi di Walter Siti, i film Jeeg Robot, Come un gatto in tangenziale e Fortunata.

Niente a che vedere con i ghetti ebraici, intendiamoci. Se non per un’analogia: in entrambi si vive come soffocati. E se si esce, si rischia di non tornare più. Tor Bella Monaca a Roma, il quartiere Zen a Palermo. Ma potremmo citarne tanti altri. Mentre le metropoli s’ingrandiscono costruendo paesi dormitorio o abbellendo il centro, le periferie restano periferie e basta. Come fuori da ogni contesto.

La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza e sul degrado di città e periferie ha concluso il suo lavoro, dopo un anno, chiedendo che vengano assegnati 25 miliardi nei prossimi dieci anni proprio per le periferie. Deve diventare obiettivo prioritario, così come le occupazioni abusive di alloggi pubblici e privati. Ma le periferie intanto continuano a essere palazzoni uno in fila all’altro, tutti uguali, indistinguibili da fuori.

Pure Papa Francesco ha chiesto di ripartire dalle periferie, dal basso. Ma intanto, addirittura, a Roma l’Atac taglia alcune linee di bus che raggiungevano le periferie perché troppo pericolose. A Milano, quartiere Baggio, si scende in piazza contro il campo rom. In un mondo già lacerato di suo, pare che nessuno osi toccare le periferie perché non sarebbe facile trasformare l’insicurezza in sicurezza, il degrado in decoro, i disservizi in servizi.

Più di un anno fa, Andrea Causin, presidente della Commissione, disse: “L’Italia ha bisogno di un Piano Marshall delle periferie, è una questione di democrazia”. La Falchera di Torino, la Vucciria di Palermo attendono. “Bisogna riportare le periferie al centro dell’agenda politica”. Ancora Causin, che ha toccato con mano in più di un anno a cosa siamo arrivati. Il problema riguarda pure le costruzioni nate in queste zone negli ultimi 50 anni: “In tutte le grandi città italiane, le scelte architettoniche di pianificazione delle periferie compiute per affrontare l’emergenza abitativa, invece di risolvere il problema, lo hanno aggravato”. Chiedete a quelli che vivono al Corviale a Roma, alle Dighe a Genova o nella zona San Paolo di Bari se non è vero.

Sulle case abusive qualcosa si è fatto recentemente a Roma. Da nord a sud il fenomeno è sentitissimo. Al centro e al sud si arriva al 30-40 per cento di case popolari occupate da abusivi, a Palermo al 100 per cento. “A Milano e a Roma è diventato un vero e proprio racket, in mano a gruppi e organizzazioni criminali italiane e straniere, che dà vita a una sorta di commercio illegale della casa popolare, con gravissimo pregiudizio per le fasce più deboli della popolazione e per gli anziani”.

Ghetti. Ogni tanto la polizia ci entra. Ma fa poco. Più spesso un incendio distrugge una matassa di rifiuti scaricati illegalmente. Alle finestre si assiste inermi alle sparatorie o al regolamento di conti. Le sentinelle della droga, sui tetti, controllano. Ghetti. Non c’è altra parola per definirle.

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