Intolleranze alimentari: test e falsi miti

Intolleranze alimentari: test e falsi miti

24 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

L’argomento è uno di quelli più complicati. Non perché lo sia di per sé ma perché «c’è molta confusione al riguardo, una confusione causata spesso dagli stessi professionisti del settore».

Anche questa settimana affrontiamo, insieme al nutrizionista Massimo Ricci intervistato dalla giornalista Sabrina Falanga, un tema legato al mondo dell’alimentazione.

Intolleranze o allergie: facciamo chiarezza

«Di intolleranze ne parlano tutti, ma davvero pochi sanno. Innanzitutto è bene fare una distinzione tra quelle che sono le intolleranze alimentari e le allergie, primo dettaglio sul quale c’è molta confusione. Le allergie sono reazioni che coinvolgono il sistema immunitario e che, se non rispettate, provocano reazioni immediate e spesso violente. È molto pericoloso sottovalutare un’allergia: il rischio è quello dell’anafilassi, la grave reazione allergica a rapida comparsa che può portare alla morte; nelle forme più gravi si parla di “shock anafilattico”. L’anafilassi è causata da una particolare forma di ipersensibilità, l’allergia appunto, verso una sostanza antigenica detta allergene. Le intolleranze, invece, sono reazioni avverse dell’organismo nei confronti di determinati alimenti: le reazioni corporee si dividono tra vari sintomi gastroenterici come bruciore di stomaco, dissenteria, gonfiore addominale; nessuna intolleranza alimentare ha gravi ripercussioni come quella di un’allergia. È importante fare queste distinzioni perché alcune persone pensano di essere allergiche a un alimento e se ne privano, ma senza alcuna vera motivazione».

Dottore, sono intollerante…

Il numero di persone che sostiene di essere intollerante a qualche alimento è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni: si stima che circa il 20 per cento della popolazione italiana sia convinto di soffrire di una o più intolleranze.

«Che ci sia un abuso del termine è indubbio. Ma, soprattutto, viene utilizzato da chi non è nemmeno informato al proposito e che dice di essere intollerante a cibi di varia natura che poi, a ben vedere, sono sempre gli stessi. Chiariamo, quindi, che esistono due tipologie di intolleranze: la prima è l’intolleranza enzimatica, determinata dall’incapacità, per difetti congeniti, di metabolizzare alcune sostanze. L’intolleranza enzimatica più frequente è quella al lattosio, sostanza contenuta nel latte; un altro caso di intolleranza è quella al glutine, definita “celiachia”; esiste poi un altro tipo di intolleranza enzimatica ed è il favismo, anomalia genetica che interessa alcuni enzimi contenuti nei globuli rossi. La seconda tipologia di intolleranza è quella indefinita, che si può spiegare attraverso quelle sensazioni di fastidio fisico che proviamo con determinati alimenti, come difficoltà di digestione o leggere sintomatologie gastroenteriche. È in particolar modo nel secondo caso che sono aumentati i casi di persone convinte di avere intolleranze alimentari, anche a causa di questi famigerati “test per le intolleranze” che hanno preso piede addirittura nelle farmacie e nelle erboristerie…».

Non esistono test validi per le intolleranze

«Solo l’intolleranza a glutine e/o lattosio può essere scientificamente testata: gli altri test non hanno nessuna validità scientifica. Nemmeno quelli effettuati in farmacia. Nel caso si soffrissero disturbi gastrici, è bene evitare innanzitutto di diagnosticarsi da soli qualche particolare intolleranza perché si rischia di fare a meno di alimenti che, poi, ci causerebbero inutili carenze alimentari e nutrizionali; piuttosto che fare test insicuri, è meglio rivolgersi al proprio medico o al quale spiegare i propri sintomi. Generalmente i fastidi gastroenterici si risolvono con piccoli cambiamenti nella dieta quotidiana: a volte, infatti, non è un alimento in sé a fare male quanto l’errata combinazione di cibi che facciamo inconsciamente. Un colloquio con il proprio nutrizionista è sufficiente a risolvere dubbi e problematiche».