Il diario di Anne Frank

Il diario di Anne Frank

24 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

«Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere» scrisse Gustave Flaubert alla sua corrispondente Marie-Sophie Leroyer de Chantepie. Talvolta, sono possibili tutte e tre le cose. Il diario lasciato da Anne Frank è un libro sicuramente da leggere per istruirsi, perché racconta, da un punto di vista peculiare, una delle pagine più buie della storia contemporanea, che è importantissimo conoscere.

Malgrado possa sembrare assurdo, è anche un libro da leggere per divertirsi: Anne amava ridere e la sua vena umoristica, spesso autoironica, traspare in molti tratti. Seppure con l’orribile consapevolezza che le risate di Anne Frank sono state interrotte per sempre a Bergen Belsen, leggere il suo diario vuol dire ritrovare una ragazzina vitale, esuberante, con tutte le contraddizioni di un’adolescente ma soprattutto con un’intelligenza fuori dal comune. E che spesso riesce a strappare al lettore una risata con i suoi affilati ritratti in punta di penna. Infine, proprio come consigliava Flaubert, il diario è un libro da leggere per vivere. Per vivere con maggiore consapevolezza di se stessi, dei diritti fondamentali di cui godiamo e che ci appaiono scontati, come quello di camminare per strada alla luce del sole o di potere frequentare una scuola pubblica. Con ogni lettura del diario trova vita nuova anche Anne Frank, in un certo senso: una parte di lei è stata consegnata all’immortalità.

Anne Frank nacque a Francoforte nel 1929 ma visse buona parte della sua vita in Olanda: essendo di origine ebrea, infatti, dovette fuggire con la sua famiglia dalla dittatura nazista. Nel 1942, al suo tredicesimo compleanno, la ragazzina ricevette in regalo un diario e iniziò a scrivere. Per alcune settimane, Anne descrisse tra le sue pagine una vita quasi normale, seppure segnata dalle discriminazioni nei confronti degli ebrei: le vicende scolastiche, le uscite, le dinamiche familiari. Ma poche settimane dopo la famiglia Frank fu costretta a entrare in clandestinità per evitare la deportazione: si nascose quindi in un alloggio segreto all’interno di una fabbrica di Amsterdam dove aveva lavorato Otto, padre di Anne. Inizia così la parte più corposa, celebre e significativa del diario. Anne, sua sorella e i suoi genitori condivisero l’alloggio con un’altra famiglia di tre persone e, in seguito, si aggiunse un dentista.

Anne, acuta osservatrice e, malgrado la giovanissima età, capace di una profonda introspezione, descrisse con dovizia di particolari la vita quotidiana, le relazioni all’interno della sua famiglia e con i coinquilini, i suoi sentimenti e le emozioni. Nell’arco di breve tempo, i resoconti spensierati della ragazzina lasciano il posto a profonde riflessioni sulla storia, sulla natura umana e sull’esistenza. «È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare – scriveva per esempio – Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore». Considerando l’intelligenza e l’abilità di Anne, viene spontaneo chiedersi quante altre cose avrebbe potuto scrivere o comunque realizzare nella sua vita, se non fosse stata crudelmente interrotta così presto. Questo dimostra che la Shoah, troncando milioni di vite, ha anche strappato all’umanità un potenziale patrimonio artistico, culturale, letterario, in una parola umano: tutto ciò che le vittime avrebbero potuto donare al mondo se non fosse stata tolta loro la vita.